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Althusser: la fede senza speranza

di Fabrizio Gualco - 4 dicembre 2003

Professore all'Ecole Normale Supérieure fino al 1980, discepolo di Gaston Bachelard e Jean Guitton, autore di libri come Per Marx, Leggere il capitale, Lenin e la filosofia: dotato di straordinarie capacità retoriche e scritturali, Louis Althusser, insieme a Sartre, Merlau Ponty, Foucault, Deleuze diventa un guru della filosofia francese degli anni 60 e 70.

Da molti considerato il teorico marxista più puro del pianeta, da altri guardato ed ascoltato con timore reverenziale, Althusser è un intellettuale che nasce cattolico e si converte al marxismo, traghettando se stesso dall'idea di universalità a quella di internazionalismo. Althusser è una sorta di mistico capovolto, un Paolo di Tarso au contraire, che nel suo appartamento del XVI arrondissement sistema, sullo scaffale più alto della libreria, le opere complete di Lenin accanto a quelle di Teresa d'Avila.

Non a caso Jean Guitton, filosofo cattolico che intrattiene con Althusser un rapporto divergente sul piano teorico ma convergente su quello della stima e dell'affetto, gli dedica una delle sue lettere aperte, nella quale ad un certo punto si legge: «le nostre vite, in questo secolo, si sono accavallate. E dopo essere stato il "discepolo preferito", sei poi diventato il mio opposto. Recito a me stesso La Nuit di de Musset, in cui il poeta si vede accanto un "bimbo vestito di nero" che gli assomiglia come un fratello. Ma tu, tu sei diventato un fratello nemico» (cfr. J. Guitton, Lettere aperte, Mondadori, Milano 1995).

Con le sue teorie Althusser persegue l'ideale della purezza concettuale e intellettuale: uno degli scopi che egli si prefigge è infatti quello di enucleare la specificità di Marx attraverso il tentativo di proporre una interpretazione marxista della realtà finalmente libera da qualsiasi forma di imprimatur storicistico (Hegel) o fenomenologica (Husserl). Althusser rifiuta l'esistenza di punti fissi attraverso cui fondare la deduzione della verità delle cose: la sua intenzione è quella di portare a livello razionale - vuole rendere "pensabile", per così dire - una visione delle cose che esula sia dalla domanda di un fine ultimo, sia dalla ricerca di principi fondanti. Egli propende insomma per un materialismo "aleatorio", la cui suggestione Althusser ritrova nella lettura delle opere di Epicuro, Spinoza, Machiavelli e lo stesso Marx, che «si limita a registrare sequenze aleatorie di eventi, ad analizzare comportamenti e combinazioni delle cose stesse, portandole alla vita razionale del linguaggio e rinunciando alla pretesa di far coincidere pensiero e realtà» (Cfr. l'articolo di A. Cavazzini, Il pensiero nudo di Althusser, Il Manifesto, 09-12-2001).

Bernard Henry Lévy, che ha conosciuto di persona Althusser, si è interrogato sulla reale influenza che esercitò sull'ambiente e sulle persone inserite nell'orbita della sua circostanza. Secondo Lévy la ragione essenziale è che Althusser fu per il suo tempo una sorta di sintesi fra padre e figlio: se infatti è vero che ogni epoca presenta in termini generali criteri di normalità e modelli di follia, «ebbene, Althusser era un po' questo. La sua follia era quella del suo tempo. Aveva la stessa struttura. La stessa equivocità fondamentale. Era la stessa mescolanza, se si vuole, di pessimismo e impazienza. Impensabile e desiderabile. Era la rivoluzione impossibile e urgente. Era lo strutturalismo dell'intelligenza e il messianesimo della volontà. L'addio alle illusioni di un umanesimo che rende ottusi e al tempo stesso un ultimo tentativo di pensare il ribaltamento. Althusser, o la punta ultima della volontà di purezza» (cfr. B. Henri Lévy, Le avventure della libertà, Mondadori, Milano 1992). Il successo riscosso, infatti, non lenisce i suoi tormenti, tali da rappresentare l'Alfa e l'Omega di un itinerario esistenziale vissuto con difficoltà tali da non poter essere augurate a nessuno. La scelta di immettere energie spirituali all'interno di una visione totalmente materiale lo conduce ad oscillare fra stati di depressione e momenti di euforia, a palleggiarsi fra abulia ed iperattivismo, a vivere sine requie le sue opere ed i suoi giorni. Del resto, nelle prime pagine della sua autobiografia, pubblicata in Italia con il titolo L'Avvenire dura a lungo (Guanda 1992), compare una frase breve, concisa, per certi versi ben più incisiva, decisiva ed eloquente di un intero saggio filosofico: «E' il mio destino quello di pensare di placare un'ansia andando incontro a infinite altre» Anche in questo, Althusser, è padre e figlio del suo tempo.

Fabrizio Gualco

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Ragionpolitica, periodico on line n.34 del 4/12/2003
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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