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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Libellula di Ferro

LA RINASCITA DI UN SIMBOLO. Il restauro delle edicole liberty del Métro di Parigi, cifra stilistica di una modernità universale.

di Riccardo Forte - 4 dicembre 2003

1900: Parigi è al centro del mondo, e tutto il mondo accorre a visitare la capitale francese impegnata a celebrare la grande esposizione internazionale di arti decorative che si era aperta ufficialmente il 14 aprile di quell'anno. La Belle Époque è al suo apogeo, e in questo clima straordinario e irripetibile di rinnovamento culturale e tensione ideale - le utopistiche certezze nel progresso, il sole dell'avvenire di un socialismo nascente che si affaccia all'alba del nuovo secolo - la metropoli parigina si impone come modello europeo da imitare, vetrina ufficiale della società borghese fin-de-siècle.

In questo mutamento epocale l'arte nuovamente esibita, che fa dell'ideale estetico la propria ragione d'essere, diventa momento di passaggio obbligato, rito laico - l'art pour tous - che si trasfigura in necessità sociale. L'architettura, attraverso lo sviluppo tecnologico dei nuovi materiali (ferro e vetro) e l'affinamento della tecniche di standardizzazione e produzione in serie, ricopre un ruolo di primissimo piano nel processo di rinnovamento delle metropoli europee: a Parigi, protagonista indiscusso della stagione modernista è Hector Guimard (1867-1942), un giovane architetto di Lione che due anni prima era balzato agli onori della cronaca e della critica per la costruzione di una casa ad appartamenti, il Castel Béranger, edificio nel quale aveva saputo coniugare, in un lirismo architettonico di straordinaria efficacia espressiva, la lezione del razionalismo costruttivo di Viollet-Le-Duc e le prime tendenze Art Nouveau di matrice belga.

Parigi, che a differenza delle altre grandi capitali europee non era certo all'avanguardia nei sistemi di trasporto urbani - Londra aveva inaugurato la sua metropolitana molti anni prima, nel 1863, e così Budapest (1896), Glasgow (1897) e Vienna (1898) - decide di recuperare il terreno perduto. Nel 1898 la municipalità cittadina cede alla Compagnie Générale des Transports la concessione per la costruzione di sei linee di metropolitana per una lunghezza complessiva di oltre 70 Km.; l'anno successivo stipula un'apposita convenzione con la Compagnie du Chemin de fer Métropolitain de Paris per la realizzazione degli ingressi delle stazioni. La Società bandisce a tale scopo un concorso, che non darà tuttavia l'esito sperato; i progetti presentati, oscillanti ancora tra tentazioni neoclassiche ed esempi di un eclettismo in stile pittoresco, sono antieconomici e inapplicabili su larga scala. Per questa ragione il banchiere Adrien Bénard, presidente della Società, raffinato estimatore dell'Art Nouveau e dei "capricci" estetici di Guimard, affida all'architetto più in voga del momento il prestigioso incarico: la realizzazione degli ingressi della metropolitana diviene il banco di prova cruciale, occasione nella quale Guimard può finalmente sperimentare e tradurre in realtà i principi fondanti del suo credo modernista. Due anni più tardi, rispondendo sulle pagine de L'Architecture alle veementi critiche dirette contro la sua opera, egli riassumerà in queste parole le linee-guida della sua architettura: «I miei principi si riducono a tre: la logica, l'armonia, e il sentimento. È grazie all'applicazione costante di questi tre principi che ho potuto proseguire i miei lavori. Io ritengo che la Francia debba tenere seriamente nel debito conto le conseguenze di un'evoluzione, e al tempo stesso di un rinnovamento, che si manifesta in ogni cosa e in ogni luogo...».

Grande conoscitore delle possibilità insite nei nuovi materiali, il ferro e la ghisa in particolare, di cui conosce le specifiche caratteristiche di resistenza e di plasmabilità, Guimard cerca, nel fragile equilibrio delle sue leggere, e quasi eteree edicole in ferro e vetro, quella vagheggiata utopia di sintesi tra arte e tecnica, tra struttura e decorazione, che aveva animato lo spirito e il linguaggio compositivo degli architetti della sua generazione. Creature fantastiche e quasi surreali dell'universo urbano, queste sculture "botaniche", vegetazioni artificiali di un architetto visionario che troverà, alcuni decenni più tardi, il favore incondizionato di Dalì, le stazioni di Guimard segnano un momento straordinario e irripetibile di perfetta fusione tra i "sensi dell'arte" e l'adesione alle regole della produzione industriale.

Nonostante i tempi molto ristretti (l'apertura al pubblico della prima linea della Metropolitana, nel tratto compreso tra la porte Maillot et la porte de Vincennes, avrebbe dovuto ufficialmente avere luogo nel mese di aprile del 1900, ma sarà posticipata al 19 luglio), Guimard sviluppa per gli ingressi esterni del Métro tre tipologie differenti di copertura (balaustrata, edicola a tre e quattro piedritti), studiando nel contempo variazioni formali (edicola Gare de Lyon) e soluzioni autonome per le stazioni principali in place de l'Étoile e in place de la Bastille. Se i motivi decorativi, nelle balaustrate esterne, si riassumono essenzialmente negli scudi che rievocano le corazze di testuggine e nei grandi candelabri a stelo di hortiana memoria che avviluppano i bulbi delle lampade e la cornice dell'insegna, è tuttavia nelle edicole che Guimard raggiunge l'acme compositivo, specie per quello che riguarda la versione a tre piedritti. La piccola struttura metallica, rivestita da pannelli in lava d'Auvergne smaltata, con decori ad arabesco lineare su sfondo arancione, esibisce una originalissima copertura trasparente in ferro e vetro a falde inclinate verso l'interno che ricorda, per usare le parole di un cronista dell'epoca, «la libellula che dispiega le sue ali leggere...».

Nonostante il sostegno incondizionato della pubblicistica specializzata e del milieu culturale più aggiornato, il peso di una opinione pubblica in larga parte sfavorevole, che trova voce nei più autorevoli quotidiani dell'epoca, condizionerà fortemente le scelte "politiche" della Compagnia. Oggetto di feroci ironie e di sprezzanti stroncature - «queste creature mostruose, scheletri d'ittiosauro dalle linee tortuose e dalle tonalità malsane, sembrano uscite dalle profondità dell'Apocalisse», tuonerà uno scandalizzato recensore - le provocatorie invenzioni di Guimard debbono cedere il campo ad una "restaurazione" in puro stile neo-eclettico. Nel 1904 i suoi disegni per la stazione dell'Opéra sono rifiutati per lasciare spazio a una più tradizionale balaustrata in pietra dalle fattezze neoclassiche, opera dell'architetto Cassien Bernard: preludio alla definitiva rescissione del contratto tra Guimard e la Compagnia della Metropolitana.

Un penoso destino attende gli ingressi del Métro: nel 1927 vengono demoliti i padiglioni dell'Etoile, nel 1962 viene distrutta la stazione della Bastille, mentre già da alcuni decenni era stata portata avanti in maniera sistematica l'opera di smantellamento della quasi totalità delle edicole.

Con lo spirito febbrile che accompagna i grandi avvenimenti, Parigi ha celebrato nel 2000 il centenario dell'inaugurazione della sua Metropolitana. Una ricchissima serie di manifestazioni e di eventi, culminati nella data clou del 19 luglio, ha restituito in una prospettiva inedita il senso e il significato più profondo di un'opera esemplare, che identifica nello "style métro" il simbolo universalmente riconosciuto del panorama e dell'atmosfera parigine d'inizio secolo.

Dopo decenni di oblio e di incuria, espressione di quella ideologica damnatio memoriæ che individuava nelle raffinate fluenze art nouveau i segni deteriori della "decadenza borghese", la municipalità di Parigi, in collaborazione con l'Ufficio Tecnico della RATP (l'azienda di trasporti parigina) si è fatta carico di una minuziosa opera di restauro che ha restituito alle ottantasette entrées superstiti di Guimard - vincolate, alla fine degli anni Settanta, come monumenti storici d'interesse nazionale - la loro primigenia bellezza. Un tributo doveroso che celebra, nella simbolica ricostruzione à l'idéntique della libellule in place du Châtelet, l'opera geniale e feconda di un grande maestro, eretico apostolo di una modernità dissacrante e senza tempo.

! Riccardo Forte

DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI

  1. Stazione della metropolitana in place de la Bastille in una cartolina dell'epoca (Hector Guimard arch.).
  2. Stazione della metropolitana di Porte Dauphine (la "libellula"), edicola d'ingresso. Questo è l'unico esemplare originale esistente di edicola coperta a tre piedritti.
  3. Edicola di Porte Dauphine: dettaglio.
  4. Balaustrata d'ingresso alla stazione Monceau. Nello scudo, elemento standardizzato che funge da modulo regolatore dimensionale, è leggibile la lettera M (iniziale di Métro).
  5. Dettaglio della targa d'ingresso in una stazione.
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Ragionpolitica, periodico on line n.34 del 4/12/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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