|
|||||||
|
|
L'arte tra ideologia e sociologiadi Francesco Natale - 12 dicembre 2003 Chiariamo subito che l'Arte Vera si sottrae, comunque, ad una interpretazione meramente ideologica o sociologica. C'è in essa qualcosa di più e di altro, che sfugge agli schemi della ideologia e della sociologia, qualcosa che esse non sanno e non possono cogliere. Se l'ideologia e la sociologia si prospettano come punti di vista settoriali senza volere esaurire in se stesse il valore ed il significato dell'arte, niente da eccepire. Il problema si presenta quando entrambe o una delle due si pongono come criterio ultimo e definitivo della validità artistica di un'opera o di un autore. Per questa strada entrambe conducono alla morte dell'Arte, perchè essa, di per sè, non è suscettibile di essere appaltata da una o l'altra organizzazione politica e sociale, nè può essere sottomessa ad esse, perchè rischia di soffocare e di vanificarsi nella sua natura. Noi possiamo, per esempio, considerare Manzoni come un intellettuale borghese, ma questo non interferisce per nulla nella valutazione artistica della sua opera più nota: "I Promessi Sposi". D'altro canto possiamo definire l' "Espressionismo" o il "Surrealismo" come movimenti di sinistra: ma questa eventuale appartenenza non implica e non esaurisce il giudizio di valore sulle opere e gli autori che a tali movimenti si sono ispirati; possono essere belle o brutte, significative o insignificanti, a prescindere dal marchio D.O.C. Un artista o un movimento poi, possono essere perfettamente funzionali alle esigenze di una ideologia, ma questo non implica necessariamente un giudizio negativo: se prevalgono le ragioni propagandistiche e strumentali, cioè "esterne", ci troveremo di fronte ad una espressione artisticamente modesta, retorica ed enfatica. Se, al contrario, alla base c'è un forte sentimento della realtà a cui si vuole dare concretezza artistica, mediante un linguaggio originale e adeguato allora il discoro cambia, a prescindere dal contenuto. Occorre, cioè, svincolarsi dai lacci del dogmatismo aprioristico e interessato proprio dell'ideologia, nonchè dalla tirannia totalizzante delle scienze sociologiche. Insomma è Arte ogni incarnazione della Bellezza e ogni espressione compiuta dell'Umano. Di più: l'Arte può essere anche strumento conoscitivo della realtà, con un approccio più immediato, veritiero e profetico che non le scienze moderne e le varie ideologie. Per questo essa possiede una propria autonomia e la capacità di durare nel tempo che può essere definita come il principio di Universalità. Se togliamo il Sentimento, come motore dell'arte, l'Autonomia come condizione essenziale perchè essa nasca e possa vivere, l' Universalità come connotazione fondamentale della Bellezza allora l'Arte, quella vera, è davvero morta. Certo il sentimento non è da intendersi solo nella comune accezione psicologica ed affettiva, quanto piuttosto come il mezzo con cui si entra in contatto con il contenuto vario e mosso del nostro animo. Infatti questo contenuto in continua evoluzione e movimento non lo si può conoscere mediante i normali strumenti razionali ma lo si può "sentire". Certo l'idea e il concetto della Bellezza sono mutati nel corso della storia, per cui ai nostri occhi, oggi, può apparire bello ciò che in passato non sarebbe stato accettabile: ogni epoca infatti ha i suoi valori e suoi modelli di riferimento. Ma anche nell'uomo della strada, nell'essere più comune è sempre presente una scintilla che lo induce a dire: "Questo è bello, non lo capisco ma è bello!". Il problema, oggi, riguarda la necessità di introdurre dei nuovi criteri di orientamento per distinguere l'autenticità dell'arte dalla sua mistificazione. Abbiamo detto che è arte ogni manifestzione compiuta dell'Umano. Ma come disrtinguere le manifestazioni compiute da quelle incompiute? Innanzitutto occorre ripartire da un indagine filosofica sull'uomo, rifondare una nuova estetica sulla base di un nuovo umanesimo, che non si lasci intimidire dal dominio della scienza, della tecnologia, dei processi produttivi. L'arte può essere assolutamente "inutile", divertimento dello Spirito, impegno e ricerca disinteressati. L'arte è, comunque Bellezza. Non ci riferiamo al concetto classico di Armonia e di Equilibrio; questo concetto si è frammentato, col tempo si è riempito di pensiero e di idee. Non è più la pura contemplazione o la perfetta imitazione della natura. L'artista, oggi, è anche filosofo che emerge da complesse elaborazioni di pensiero. Ma l'opera che crea è sempre, comunque, la sintesi compiuta di un contenuto che si è incarnato in una forma adeguata. La forma è senz'altro il possesso di una tecnica ben assimilata (non esiste l'arte "naive"), ma soprattutto la capacità geniale di dare corpo alle idee ed alle pulsioni interiori. Questa capacità è proprio ciò che distingue l'artista dalla persona comune. L'Arte è pertanto forma e bellezza, quella bellezza che è capace di trapanare il tunnel del tempo, di smantellare le costruzioni arbitrarie e oppressive per parlare agli occhi e al cuore dell'uomo di oggi con la freschezza di un'alba estiva.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||