RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Irak, più uomini o una tattica diversa?

di Alessandro Palmesino - 12 dicembre 2003

Quanti soldati americani ci sono in Irak? Sulla carta, 133mila: in realtà, 28mila. E' stato Edward Luttwak a sottolinearlo recentemente: gli Stati Uniti non hanno bisogno di altri uomini in Irak, ce ne sono già fin troppi. E' il loro impiego che va cambiato, passando da una destinazione pensata soprattutto per l'offensiva e gli scontri campali, ad una nuova, che abbia come obiettivo primario il mantenimento della sicurezza.

Secondo Luttwak, dei 133mila "GI" assegnati all'Irak, soltanto 56mila fanno parte di unità di fanteria leggera, operative sul territorio: tutti gli altri sono impegnati in attività logistiche o tecniche, molto spesso indispensabili, altre volte un po' meno. E' il caso, ad esempio, degli imponenti reparti di artiglieria della 4° divisione di fanteria, che tengono migliaia di uomini dietro a pezzi antiaerei e bocche da fuoco campali del tutto superflue nello scenario attuale. Naturalmente, anche i 56mila hanno diritto a momenti di riposo: quindi, sempre secondo l'analisi di Edward Luttwak, a sorvegliare i punti critici del paese mediorientale, in questo momento non ci sono più di 28mila soldati Usa. Il consulente strategico fa un paragone piuttosto inquietante: nella sola New York City ci sono quasi 40mila poliziotti, di cui almeno 10mila di pattuglia sulle strade. I 28mila soldati americani in Irak devono mantenere una guardia ben più alta dei "cops" newyorchesi, di fronte ad una popolazione di cui non parlano la lingua, che conoscono relativamente poco e che vive in uno stato di semi-anarchia, in cui le rivalità tribali e religiose, ancor prima dell'odio anti-occidentale, causano delitti e scontri a fuoco.

I capi militari americani, del resto, sin dall'inizio avevano fatto riferimento alla necessità di "diverse centinaia di migliaia di uomini" per assicurare la pace in Irak: problemi politici, strategici e di bilancio impediscono la realizzazione di questa prospettiva. Quale soluzione? A parte i pochi reparti occidentali non americani specializzati in compiti di sicurezza (tra cui spiccano i nostri carabinieri), Bush, il vice segretario della difesa Wolfowitz ed altri hanno proposto un "rimedio supremo": aumentare rapidamente i ranghi della polizia irachena, mossa che probabilmente riporterebbe un certo ordine nella vita civile dei cittadini di quel paese, ma che difficilmente potrebbe rivelarsi di qualche utilità nella prevenzione di attacchi terroristici anti-occidentali. E, suggerisce Luttwak cupamente, "gli uomini di Saddam e i terroristi islamici saranno ben presto capaci di operare in maniera ancora più efficace con le divise ed i mezzi della polizia irachena".

Una risposta, da leggere tra le righe di quanto afferma Luttwak, potrebbe correre sul doppio binario dell'impegno multinazionale nella gestione della sicurezza, come facciamo già noi con i carabinieri, ma anche - e soprattutto, per i citati nodi strategici, politici ed economici che non permetteranno mai agli Usa di "vietnamizzare" l'Irak con 500mila soldati - un impiego diverso e più duttile delle forze americane in quel paese. Meno cannoni, meno elicotteri d'attacco, meno carri armati, e più soldati sulle strade.

! Alessandro Palmesino
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.35 del 12/12/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata