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numero 280
6 marzo 2008
 
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Percorsi trasversali: Bowman, Willard e il Cristo scorsesiano

di Andrea Fontana - 20 dicembre 2003

Rispettivamente usciti nel '68, nel '79 e nell'88, 2001:Odissea nello spazio di S. Kubrick, Apocalypse now di F. F. Coppola e L'ultima tentazione di Cristo di M. Scorsese sono tre esempi di capolavori che hanno segnato la storia del cinema. Sono tre lavori così distanti fra loro, che sembrerebbe assurdo, e addirittura offensivo, porre un parallelo che in qualche modo li congiunga tutti. Eppure questi tre film hanno più in comune di quanto possa sembrare, come se contenessero un'universalità che li rende assoluti, che li estranea da tutto il resto (del cinema). Mi soffermerò in particolare sui punti di contatto che presentano i tre percorsi svolti dai tre protagonisti: David Bowman, il capitano Willard e Gesù di Nazareth.

In termini temporali è L'ultima tentazione di Cristo che precede le altre due pellicole, in quanto si svolge in un periodo storico ben determinato, e difatti tratta della vita del Messia. Ma la riproduzione non è fedele ai vangeli, è bensì tratta da un romanzo di Nikos Kazantzakis, dal titolo L'ultima tentazione, appunto. Martin Scorsese compie un capolavoro di tecnica registica e di contenuto, riassumendo in due ore e mezza i travagli, interiori e non, i dubbi, le paure di un uomo che cerca disperatamente la conferma del proprio ruolo. Quello di Cristo è un percorso interiore che lo porta alla consapevolezza del proprio Io divino, del proprio dovere, consapevolezza a cui giunge con enormi sofferenze. È un cammino minato in ogni sua parte, la tentazione si insinua ovunque, ma è proprio questa difficoltà a far sì che il percorso cristologico sia speciale, sia sufficientemente grandioso da elevarsi a dogma ed assioma per l'intera umanità. E' il male, incarnato da Satana, che tenta in continuazione Gesù, un male che prende le forme peccaminose della quotidianità umana; infatti è il desiderio di Cristo di vivere una vita "normale", con la propria famiglia e figli, che lo fa cadere nella trappola, è la semplicità della mondanità terrena, della felicità familiare che spinge Gesù nell'ultima tentazione, ed è proprio questa che, paradossalmente, lo aiuta a "capire", che lo sospinge verso la sospirata meta.

Un percorso tormentato verso un traguardo, dunque, è la colonna portante di questo film come delle altre due pellicole in questione. Apocalypse now è il racconto del viaggio del cap. Willard, incaricato di risalire un fiume e uccidere il col. Kurtz ribellatosi all'esercito, durante la guerra in Vietnam. Anche qui il tragitto risulta essere cosparso di trappole mortali, che a poco a poco decimeranno i compagni del capitano. Anche qui la componente metaforica la fa da padrone, il "cammino" di Willard è un'escursione alla ricerca dell'Ego disperso e frammentato dalla situazione storica, dal male simbiotico all'uomo, dalla follia imperante sul mondo. In una scena inserita nella versione ultima, Apocalypse now redux, Willard, rispondendo alla richiesta di motivazione del viaggio, dice "Forse voialtri trovereste voi stessi in una fabbrica dell'Ohio". Si palesa la causa del viaggio: trovare sé stessi, discendere nella parte più profonda del proprio animo per dare un senso all'esistenza individuale, ma soprattutto all'esistenza in generale. Ed ecco che alla meta del viaggio appare Kurtz, incarnazione del male dell'uomo, ma anche della sua parte più cosciente e razionale, nella sua ossessiva metodologia di pensiero. La guerra in Vietnam è un pretesto per parlare di altro, la guerra è l'elemento iniziatore della follia, elemento che contribuisce all'eliminazione di ogni inibizione morale. Non è un caso che Kurtz si faccia uccidere da Willard, che la scena dell'assassinio sia mostrata alternata a quella del sacrificio violento di una bestia, peraltro il sistema utilizzato è il medesimo. L'omicidio di Kurtz assume i connotati di una vera e propria espiazione del male, o meglio, usando le parole dello stesso Kurtz, dell'orrore.

2001: Odissea nello spazio è il viaggio per eccellenza; "Non ci sono stati altri viaggi" cita la locandina del film. In senso cronologico si colloca come il più vecchio delle tre pellicole, ma in termini storico/temporali contiene i due precedenti, in quanto ha il suo incipit nell'alba dell'uomo, e si conclude in un futuro che va ben oltre al periodo del conflitto vietnamita. L'intera trama gira attorno ad un misterioso monolito, che compare dinanzi alle scimmie umanoidi, donando loro l'Intelligenza, e quindi il concetto strumentale di violenza (male dell'uomo?), poi sulla Luna ed infine nei pressi di Giove. Nella fase finale del film, e del percorso, l'astronauta Bowman si ritrova a dover affrontare un viaggio che lo porterà ad assistere alla propria fine, ad un progressivo invecchiamento che lo condurrà verso la morte, e dunque verso un nuovo inizio. Nel momento finale della sua esistenza, di fronte a lui, nuovamente il monolito. 2001: Odissea nello spazio è un film sull'evoluzione, e su tutti gli effetti che questa comporta. È naturale, quindi, associare il viaggio dei protagonisti del film, comprese le scimmie, all'incedere dell'evoluzione della specie. L'evoluzione è il viaggio verso la perfezione. Il feto finale che osserva indifferente il mondo è la dimostrazione di ciò. Ma anche questo cammino, come i due precedentemente descritti, non è privo di insidie: una di queste, sembra suggerirci Kubrick, è la violenza, la volontà consapevole di distruzione altrui che è insita e necessariamente simbiotica al nostro essere. Violenza, o male/Kurtz/ Satana, che si palesa in maniera definitiva nell'uccisione da parte di una scimmia di una sua simile, per l'acquisizione di un territorio. Oppure nell'omicidio dei membri dell'equipaggio spaziale da parte Hal 9000, il computer "perfetto", paradossalmente emblema del progresso umano. Tale viaggio porterà infine ad un'ulteriore fase dell'evoluzione, nel momento epico in cui fine coincide con inizio, dove il feto Bowman si farà simbolo del futuro, e rappresentante del passato.

Risulta infine chiaro come i tre capolavori siano effettivamente la rappresentazione di un medesimo concetto, affrontato in maniera differente, ed egualmente geniale, dai tre registi in questione. Tutti hanno trasposto il concetto di vita, che è pur sempre un viaggio, su un livello più astratto e generalizzato, in modo tale da rendere assoluta la materia trattata ed il cinema, il loro lavoro è un tentativo di esemplificazione del fatto che tutto è la riduzione di un movimento incedente, un procedere per tentativi verso una meta che bisogna fare propria, che si deve assorbire per poter fare nuovamente un ulteriore passo in avanti.

! Andrea Fontana
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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