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La Cittadella dell'UtopiaNelle atmosfere sospese della Colonia marina Fara a Chiavari, il senso metafisico della modernitàdi Riccardo Forte - 27 dicembre 2003
Temporanea esperienza di aggregazione sociale, il modello etico della Colonia fornì allo stesso tempo alla generazione dei giovani architetti avanguardisti un'opportunità irripetibile di sperimentazione progettuale, occasione di confronto in una sorta di verifica sul campo di quell'ideologia del progresso e dell'estetica che incarnò in misura esemplare le istanze pedagogiche e le utopie riformatrici dell'architettura moderna. Un monumento futurista
Il 28 ottobre 1935, a poco più di quattro mesi dall'inizio dei lavori, viene portata a termine la Colonia marina, detta Fara, sull'arenile di Chiavari. La nuova costruzione, commissionata dalla Federazione provinciale genovese del P.N.F. per ospitare nei mesi estivi «i bambini delle valli appenniniche bisognosi di cure marine», si inserisce a pieno titolo nella politica sociale di educazione e assistenza all'infanzia tenacemente sostenuta in quegli anni dal Fascismo. Artefice dell'opera è l'ingegnere Camillo Nardi Greco, che aveva esordito professionalmente alla fine degli anni Venti nel capoluogo ligure con alcuni lavori attestati su un linguaggio Déco-novecentista. Agli inizi degli anni Trenta la "svolta" in chiave razionalista, con la costruzione, nel 1933, della Colonia di Savignone-Renesso. È la prima di una serie di opere realizzate nel comprensorio provinciale genovese (Colonie di Rovegno, 1934, Chiavari, 1935, e Savignone-Montemaggio, del 1937) che lo consacreranno agli onori della critica per la risonanza nazionale che ottengono nella propaganda di regime. Espressione tra le più moderne dell'epoca in Italia sul piano della concezione architettonica, la Colonia marina di Chiavari si mostra sorprendentemente all'avanguardia anche per quello che riguarda l'impianto distributivo e i servizi interni, organizzati con criteri funzionali. L'edificio, che raggiunge i 43 metri di altezza, si compone di due corpi differenziati: uno inferiore, a sviluppo orizzontale disposto parallelamente alla battigia, organizzato su due piani, contenente i servizi e i locali ad uso comune («ricreatorio», sala mensa, palestra); e il corpo superiore, una torre "lamellare" di nove piani, otto dei quali destinati a dormitorio, per una capienza complessiva di 400 bambini (una camerata unica con 50 letti per ogni piano) e l'ultimo, con una terrazza panoramica continua coperta da una pensilina, adibito a infermeria. Il principio moderno di corrispondenza tra funzione e forma trova puntuale riscontro nell'applicazione dei più elevati standards dimensionali e tecnici. Le ampie superfici vetrate della torre, realizzate con una finestratura a nastro per ogni piano, permettono un'adeguata insolazione e una ventilazione permanente.
Altrettanto immediati appaiono i riferimenti alle avanguardie internazionali del costruttivismo e dell'espressionismo, come i magazzini Schocken di Erich Mendelsohn a Stoccarda e Chemnitz (1926-28), o, più in generale, i corpi a torre che concludono il progetto di sistemazione dell'Alexander-Platz a Berlino (Hans e Wassili Luckhardt e Alfons Anker, 1932); esempi che l'opera divulgativa di Alberto Sartoris aveva contribuito a diffondere in ambito nazionale. Particolarmente significativa è l'attenzione mostrata dalla pubblicistica dell'epoca. Le principali riviste italiane di architettura danno ampio risalto all'opera di Nardi Greco: nel settembre del 1936, il periodico francese La Technique des Travaux dedica alla Colonia ligure la pagina di copertina. Immediatamente recepibile è la valenza iconica del manufatto, vera e propria architecture parlante dello spirito mediterraneo ed europeo. La conservazione del moderno: strategie per il recupero
A questo destino non ha potuto sottrarsi la Colonia marina di Chiavari. Convertita nell'immediato dopoguerra a temporanea struttura di accoglienza per i profughi giuliano-dalmati, nei decenni successivi il complesso viene lasciato nella più completa incuria, preludio alla condizione attuale di inagibilità.
Sul piano operativo, la necessità di addivenire in tempi rapidi a un completo recupero del manufatto non può prescindere da una più estesa e avanzata politica di salvaguardia dell'ambiente naturale circostante (la Colonia mantiene una posizione strategica nel territorio del Golfo del Tigullio, in un contesto ambientale tuttora integro e di grande pregio), nella stretta interrelazione di pieni e di vuoti che regola la componente primaria del dettato compositivo di progetto. Un indirizzo di programma immediatamente riferibile a quell'estetica totalizzante di objet isolé dans l'environnement - inquietante e metafisica trasposizione mediterranea delle forme pure dell'architettura in un compiuto episodio urbano - che seppe fissare con pregnanza semantica la ricerca sperimentale del Movimento Moderno.
DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI
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Ragionpolitica, periodico on line n.37 del 26/12/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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