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Autori e attori, uomini non personaggidi Sara Franchino - 9 gennaio 2004 «Mi piace Miller...Mi piace la sua ironia, il suo girovagare fra sogni, intuizioni e memorie».Così Giorgio Albertazzi, dietro le quinte a spettacolo ultimato, sintetizza le ragioni che lo hanno indotto ad interpretare "Il Mondo di Mr Peters", la commedia di Arthur Miller con cui è attualmente in tournee. Motivi semplici e diretti di un uomo sempre pronto a portare in scena un testo purché alla lettura gli abbia trasmesso qualcosa. E' infatti l‘attore stesso a spiegare: «Quando recito ci sono io e c'è l'autore. In questo non sono un attore tradizionale; diffido sempre da chi dice di calarsi nei panni di un personaggio. I personaggi non esistono». Un approccio del tutto simile a quello dello stesso Miller che intervistato da Olga Carlisle e Rose Styron affermò «...Questa è l'arte più comunicativa che l'uomo conosca; voglio dire, ciò che si presuma voglia fare l'attore è comunicare...». Comunicare dunque. Non solo se stessi, le proprie emozioni, debolezze o turbe senza altro scopo che mettersi in mostra adattando a proprio comodo -quasi a sentirsi così più protetti - vaneggiati panni di ipotetici personaggi; ma al contrario comunicare attraverso se stessi, ciò che si è colto di un testo. Perché è il testo ad avere un valore in sé, non l'attore che ne è un comunicatore, un tramite e che, paradossalmente, solo accettando questo ruolo subalterno riesce ad imporsi con la propria personalità, manifestando e mettendo in luce anche se stesso. Ecco allora che si rigiunge al lapidario «Esisto io e l'autore» di un Albertazzi convinto dell'illusorietà del personaggio. Ed in effetti, a pensarci bene, cosa sono i personaggi se non terze figure senza volto, per mezzo delle quali un attore può muoversi su un palco senza scoprirsi troppo? Quasi come una soluzione per celarsi in panni tutti nominali e quasi sempre artificiosamente reinventati senza la necessità d'assumersi troppi rischi, perché così facendo anche sbagliando non si danneggia né l'autore (la colpa in questi casi è sempre di una cattiva interpretazione) né tanto meno se stessi. Ma c'è qualcuno che questa posizione di comodo non l'accetta..Si espone allora apertamente, a volto scoperto, convinto che il teatro sia qualcosa di più forte, di più sanguigno, che rappresenti un modo per comunicare i drammi e le gioie dell'umanità. Così in una ritrovata visione classica, avanza in prima linea, senza timore alcuno, senza risparmiarsi in alcunché e soprattutto senza ipocrisie. Il personaggio è lui stesso. Inevitabilmente accentuerà determinati aspetti e caratteri della sceneggiatura, quelli che in qualche modo gli sono vicini, in cui si ritrova, apponendoci un marchio, un quid suo proprio che, nell'interpretare quella parte, lo differenzia dagli altri attori. Si tratta di uno scambio reciproco, tra chi inventa una storia tratteggiando vicende, personaggi e ambienti e chi modestamente interpreta quanto letto. Quanto letto e compreso come individuo però, non come una marionetta ricoperta dei vestiti altrui. Perché è una comunicazione che coinvolge uomini, esseri umani. C'è un autore, ci sono degli attori e degli spettatori. Tutti stanno sullo stesso piano. E così facendo, mettendosi a livello del pubblico si da a quest'ultimo la possibilità di immedesimarsi a tal punto nella situazione rappresentata, da vivere sensazioni ed emozioni come se fossero le proprie, tornando a casa appagato, scarico. Un'occasione, una possibilità offerta agli spettatori, che ha una forte valenza catartica, così come già sapientemente considerata dai greci. Per ritornare nuovamente al mondo di Mr Peters, l'impressione per la platea è quella di trovarsi sbalzati nella forma mentis di un anziano, tra le ombre della sua memoria, in un nostalgico alternarsi di passato e presente. Una attualità guardata con distacco, forse quasi con freddezza, e un remoto lontano, capace però di rievocare ancora e magri suscitare ex novo grandi emozioni. Quegli stessi stati d'animo che volenti o nolenti forgiano il nostro carattere, la nostra persona determinando le nostre scelte ed i nostri comportamenti. Mr Peters ha ormai vissuto un lunga esistenza. «Sono più vecchio di chiunque abbia mai conosciuto - racconta - Tutti i miei cari sono morti. Mezza dozzina di gatti, pappagallini...tutti spariti. Tutti i piloti con cui ho mai volato. Probabilmente tutte le donne con cui sono stato a letto tranne mia moglie» ed ora fa i conti su quanto realizzato in una società mutata, "stravolta" da generazioni nuove e caratterizzate da differenti input, che in qualche modo ha difficoltà a comprendere. Non si tratta di una critica alla realtà attuale, di una forma di distruttivo nichilismo nei confronti del presente e del nuovo che avanza, ma dei pensieri di un uomo che consapevole si prepara a morire, con i suoi disagi, le sue turbe, i sui ricordi e sentimenti, le proprie ciniche sicurezze e soprattutto le proprie incertezze. Perché dirà: «A volte mi domando: non mi avranno imbalsamato e non me ne sarò accorto? O forse la morte è bene educata e bisogna aprirle la porta e farla entrare, prego! S'accomodi, altrimenti resta ad aspettare fuori sotto il portico». Questi i pensieri del Peters milleriano, in parte condivisi dal suo interprete Giorgio Albertazzi che senza reticenze è pronto ad esporre la propria visione della vita. «La vita - sostiene - è un viaggio bellissimo, una grande avventura. La giovinezza credo sia l'epoca più illusoria, di maggiori sofferenze. Si è giovani all'incirca sino a 29 anni. Poi si diventa adulti e si rimane tali fino a che non si è vecchi» Quanto alla vecchia lo stesso attore precisa: «Si è vecchi quando si ha bisogno di aiuto. Ci sono anche persone anziane che muoiono senza aver mai conosciuto la vecchiaia». Ma all'infuori di noi stessi i contesti cambiano. Mutano e progrediscono in un inarrestabile avanzare dei tempi. Meglio il prima o meglio il poi? Da ottimista rispondo senza esitazioni che il futuro sarà sempre inevitabilmente migliore.
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Ragionpolitica, periodico on line n.39 del 9/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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