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Carrà e la pittura metafisica (1881-1966)Itinerari del ‘900 parte IIdi Francesco Natale - 9 gennaio 2004
Per quanto riguarda Carrà occorre subito chiarire che il suo percorso artistico fu molto vario, complesso e, per alcuni aspetti contraddittorio, anche se la costante definizione plastica dei volumi e la ricerca di una forma ordinata e statica danno una coerenza interna alla sua ricerca. Per comprendere le contraddizioni e la sintesi conclusiva è necessario cogliere alcune tendenze della sua biografia artistica: allievo di Oreste Tallone all'Accademia di Brera, ammiratore di Previati ha salde radici nella tradizione pittorica lombarda. Ma nel suo viaggio a Parigi nel 1889 dimostra grande interesse per gli impressionisti, per i neo-impressionisti di Seurat (pointillistes), per Cezanne. A Londra, invece, studia le statue, i fregi e le metope del Partenone, presso il British Museum, mentre è indifferente nei confronti dei Preraffaeliti, che allora erano molto in voga.
Poi ci fu l'incontro con Martinetti e il Futurismo. Non dimentichiamo che Carrà, insieme a Boccioni, Balla, Russolo e Severini fu tra gli estensori e i firmatari del Manifesto della Pittura Futurista e del Manifesto Tecnico del 1910. In questo momento la distanza tra Carrà e De Chirico è incolmabile. Tra il 1915 e il 1917 avviene il "passo indietro", l'abbandono del Futurismo e la svolta nella direzione della Pittura Metafisica. In che senso?
Ora noi abbiamo le coordinate per meglio intendere l'adesione di Carrà alla pittura metafisica e per cogliere le differenze che lo contraddistinguono da De Chirico. La sua adesione è connotata da due specificità che segnano anche la diversità: la pittura Metafisica di Carrà è più rivolta al trascendente, non coltiva la tematica dell'enigma, dell'assurdo, è meno articolata in sistemi simbolici criptici, ma si nutre anche di storia e di sottile ironia e si muove fiduciosa in un ordine superiore, alla ricerca degli archetipi, delle idee innate ma come esse si sono incarnate nel solco della storia e della tradizione italiana.
Platonismo di Marsilio Ficino. In altre parole Carrà sottolinea il rapporto e la distanza tra gli oggetti e gli elementi nello spazio secondo i presupposti della "proporzione aurea". Una operazione che annovera illustri precedenti, per esempio Poussin. Diverso, rispetto a De Chirico, è quindi il rapporto con lo spazio, la storia, le relazioni dentro lo spazio, dove tutto trova collocazione e senso. Ma è uno spazio senza tempo, per quanto ben definito, sospeso in una dimensione congelata. Di qui la personalissima realizzazione di Carrà nell'ambito della pittura Metafisica. Il contingente ed il mutevole sono anch'essi sospesi, l'evento è percepibile, ma non si verifica, si attende solo il suo accadimento, rimandato "sine die" come in una sorta di "Deserto dei Tartari" pittorico. Queste sono le specificità della Metafisica di Carrà che lo porteranno gradualmente ad allontanarsi dai manichini, dai solidi geometrici, dalla simbologia di De Chirico, per privilegiare come tema esclusivo il paesaggio, quello marino della Liguria e della Versilia oppure quello collinare della Garfagnana.
Opere Periodo Futurista: "I funerali dell'anarchico Galli" -1911- Periodo Metafisico: "La musa metafisica" -1917- "Il pino sul mare" -1921- Periodo Naturalista: "San Giacomo di Varallo" -1924- "L'attesa" -1926-
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Ragionpolitica, periodico on line n.39 del 9/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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