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numero 280
6 marzo 2008
 
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La sconfitta dei poteri forti

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 6 gennaio 2004

Nel '94 il primo governo Berlusconi cadde perché trovò contro di sé tutti i "poteri forti" italiani. Berlusconi non aveva per sé altra forza che il consenso popolare. Mai la democrazia aveva parlato tanto chiaro come in quelle elezioni, in cui essa aveva conquistato il potere per sorpresa: mai aveva perso così rapidamente il potere acquisito. Era parso chiaro allora che il potere politico era fuori del gioco democratico e che esso rispondeva ad altri.

La crisi della Prima Repubblica innanzi al potere giudiziario aveva indicato la separazione tra democrazia ed istituzioni e tra istituzioni e potere. Fu allora che si creò l'espressione "poteri forti" per indicare il nesso che esisteva tra i poteri economici ed il circuito politico.

La Democrazia Cristiana non aveva rappresentato una vera forza politica popolare, il suo controllo elettorale derivava dall'immagine della Chiesa nel sentimento nazionale: otteneva la convergenza di settori sociali reali, ma non disponeva di una mobilitazione politica propria, di una cultura capace di fondarla.

Il dramma degli anni settanta, il terrorismo rosso, era stato uno scontro tra sinistra e sinistra, anche se le sue vittime furono democristiane: e venne meno con il felice colpo di mano dell'accoppiata Pertini - Craxi, che restituì una qualche immagine nazionale ed istituzionale alla Repubblica italiana.

Celebriamo come liberali italiani i dieci anni di quella avventura della democrazia che furono le elezioni del'94: ma vincere le elezioni di sorpresa non bastava, occorreva una lunga "traversata del deserto".

Ci sarebbe voluta l'esperienza di un governo di sinistra per far comprendere al popolo che la sinistra italiana non era in grado di dare contenuto politico alle istituzioni e di ricostruire un nuovo ethos nazionale.

Tutto il patriottismo della sinistra consistette nell'introdurre l'Italia in Eurolandia, in qualunque condizione, a qualunque rapporto di scambio tra lira ed euro. L'unica legittimità che la sinistra cercava era quella delle istituzioni di Bruxelles: e fu un provvidenziale caso che l'uomo dell'euro in Italia, Romano Prodi, divenisse il Presidente della Commissione europea.

Non è bastato l'euro a legittimare la sinistra in Italia come forza nazionale, ne serve ora il patriottismo dell'euro per garantire alla sinistra un ritorno politico nel tempo in cui l'euro appare non più come un toccasana, ma come un problema.

Contemporaneamente è avvenuto lo svanimento dei "poteri forti": il secondo governo Berlusconi ha avuto la fortuna e la disgrazia di dover gestire questo svanimento, a cominciare da quello della Fiat per giungere a quello delle banche, della Consob, della Banca d'Italia e delle industrie che erano state il fiore all'occhiello della sinistra come la Parmalat.

Le banche che, assieme alla magistratura, erano considerate i poteri che bilanciavano in Italia le debolezze della politica sono diventate esse la debolezza della nazione. E la politica liberaldemocratica del governo Berlusconi, giudicata all'inizio come un colpo d'avventura, si è rivelata invece il pilastro del paese, quello a cui tutti gli altri fanno capo.

Si pensava a una politica malata ed a una società civile sana: e la sinistra si era presentata come il vero partito che riconduceva la democrazia italiana nella casa dell'euro e delle banche: un destino contrario alla vocazione della sinistra ma l'unico che essa aveva potuto produrre.

Il governo Berlusconi appare come la democrazia governante dopo la lunga decadenza democristiana della politica in un clericalismo senza spiritualità.

Il liberalismo non è lo svuotamento dello Stato ma l'esercizio della sua autorità sugli interessi economici per garantire quelle eguaglianza di condizioni che è la sostanza politica del mercato e della democrazia. Liberalismo, democrazia e mercato sono un trinomio inscindibile: ed essi hanno per centro l'autorevolezza di un potere politico che trae da essi la propria legittimità e la base del proprio consenso.

Il governo Berlusconi entra nel suo quarto anno di vita nella certezza di aver compiuto quello che la "discesa in campo" nel '94 aveva promesso: la rifondazione della democrazia italiana. Oggi in cui i poteri forti sono divenuti poteri illegittimi, la democrazia italiana è stata rifondata non sull'antifascismo e la Resistenza ma solo su il suo unico sostegno possibile: la libertà unica legittimità degna di un grande popolo come il nostro.

! Gianni Baget Bozzo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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