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La nuova scuola primaria

di Riccardo Meynardi - 16 gennaio 2004

Ai sensi della cosiddetta Riforma Moratti è stato delineato un decreto legislativo per definire le norme generali relative alla scuola primaria. Questo permetterà di attuare fondamentali cambiamenti che, in quanto tali, non sono visti di buon occhio da un gruppetto d'insegnanti e genitori. Cerchiamo di analizzarli, articolo per articolo.

Nell'articolo 5, ad esempio, sono citate le finalità della scuola primaria: naturalmente, fra queste, c'è l'acquisizione delle conoscenze e delle abilità fondamentali per gettare le basi dell'apprendimento, com'è sempre stato. In più vi si trovano l'alfabetizzazione nella lingua inglese e nell'informatica che ormai, in una società (in una civiltà, forse, bisognerebbe dire) come la nostra, sono diventate anch'esse basi altrettanto fondamentali e solide per la costruzione di un buon edificio culturale e comunicativo. Ecco, la comunicazione è importante: per non restare soli, per inserire un'individualità in mezzo alle altre. In questo modo si vuole fornire ai ragazzi questi strumenti comunicativi il prima possibile, dal primo anno di scuola, perché possano farne tesoro e perché, in futuro, possano incontrarne altri.

L'articolo 6, invece, parla delle iscrizioni dei bambini alla prima classe. Qui si ribadisce che il diritto-dovere incomincia al compimento dei sei anni per i bambini nati entro il trentun agosto precedente all'inizio dell'anno e s'inserisce il nuovo istituto dell'iscrizione anticipata. Quest'ultimo prevede la possibilità, ed è bene sottolineare il termine possibilità, per i genitori d'iscrivere il proprio figlio anche a cinque anni, a patto che compia i sei entro il trenta aprile del primo anno.

Con l'articolo 7 si arriva a parlare di un argomento piuttosto dibattuto e che qualche illuminato oppositore della Riforma sta cercando disperatamente di far passare per soppressione del cosiddetto "tempo pieno". L'orario sarà di 891 ore annuali ed obbligatorie, più 99 ore facoltative ed i cui insegnamenti saranno opzionali. Si avrà un totale di 990 che, diviso per le 33 settimane di un anno scolastico, fanno 30 ore settimanali. In queste, però, non è compreso il tempo dedicato alla mensa che, da istituto ad istituto, può oscillare tra le 5 e le 10 ore per settimana; si arriva, dunque, ad un totale di 40. Siccome la matematica non è una scienza opinabile, si arriva, con le adeguate operazioni, ad un risultato di 8 ore giornaliere, altrimenti dette "tempo pieno". La facoltà per i genitori di scegliere se il proprio figlio frequenterà o meno le 99 ore supplementari, non significa quindi abolire il tempo pieno, come qualche faccia tosta vuol farci credere. Piuttosto significa dare la possibilità, a chi ha il tempo di permetterselo, di trascorrere i pomeriggi con i figli e di poter farli partecipare ad eventuali attività extra-scolastiche. Per i genitori che lavorano la possibilità del tempo pieno rimane, senza contare le attività di dopo scuola organizzate dagli istituti.

Tra le altre cose, questa disposizione dell'orario corrisponde esattamente alla formulazione utilizzata, per l'allora scuola elementare, nella modifica dell'ordinamento del 1990, che faceva rientrare le ore di assistenza alla mensa tra le attività obbligatorie dei docenti.

Della figura dell'insegnante tutor (termine riduttivo, senza dubbio) si parla nello stesso articolo 7, al comma 5. Qui sono ben specificate le sue funzioni: mantenere un costante rapporto con le famiglie e con il territorio, orientamento per la scelta delle attività da svolgere nelle ore facoltative, coordinamento delle attività didattiche, etc. Bene, questo insegnante non piove dal cielo, concedetemi il sarcasmo verso chi vuol far passare questa figura come "docente di serie B". L'insegnante tutor non è una figura mitologica, ma un insegnante formato nelle stesse scuole degli altri. Pensate un po'!

Si tratta di dare i predetti compiti di coordinamento agli stessi insegnanti (quindi che hanno affrontato uno specifico iter formativo) che dovranno, quindi, lavorare un po' di più. Forse da qui arrivano le critiche al compito di tutoraggio.

Per garantire un'adeguata continuità nei primi tre anni della scuola primaria, in un periodo, cioè, in cui i bambini hanno bisogno di certezze e stabilità per meglio procedere nell'apprendimento, si è deciso di scrivere il comma 6 dell'articolo 7: l'insegnante con i compiti di tutoraggio deve svolgere le sue diciotto ore d'insegnamento settimanale nella stessa classe, per i primi tre anni della scuola primaria. Questo potrebbe, ad un occhio superficiale (ma molto superficiale!), sembrare un ritorno al maestro unico. Peccato che rimangano altre dodici ore in cui faranno lezione altri insegnanti. Scrivo peccato perché sono in molti i sostenitori del solo maestro, che dà più costanza nelle spiegazioni, evitando le contraddizioni che capitano spesso fra colleghi con differenti modi d'insegnare e di vedere le cose.

Come specifica l'articolo 4, comma 2 la scuola primaria è articolata in cinque anni, scomposti in un primo anno, di raccordo con la scuola dell'infanzia e teso al raggiungimento delle strumentalità di base, e da due successivi bienni al termine dei quali è stato abolito quello strumento di tortura dell'esame di stato: il passaggio alla scuola secondaria avviene a seguito di valutazione positiva del secondo periodo didattico biennale (art. 4, comma 4). La scelta dei bienni è dovuta al bisogno di soddisfare l'esigenza di continuità degli alunni. Infatti, secondo l'articolo 8, i docenti dovranno seguire una classe fino al termine del periodo didattico (comma 3).

Niente male, no? Continuità, comunicazione, insegnanti che seguono il percorso degli alunni, possibilità di scelta delle attività opzionali e d'iscrizione anticipata: basi d'apprendimento ampliate dall'inglese e dall'informatica e molte possibilità in più date alle famiglie ed agli alunni, ecco come cambierà la scuola. Per caso, qualcuno è infastidito dal fatto che, finalmente, c'è una riforma che migliorerà veramente l'istruzione, una riforma che altri, prima, non erano riusciti a delineare?

! Riccardo Meynardi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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