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Quel che resta degli ex comunistidi Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 16 gennaio 2004 Angelo Panebianco ci offre su Il Corriere della Sera del 15 Gennaio il vademecum dell'elettore pentito della Casa delle libertà. Tornare a Prodi e D'Alema, il cui binomio suscita tempeste al solo convergere dei nomi, garantirebbe la pace sociale. E' singolare dire questo quando abbiamo visto i cobas sostituirsi alla triplice sindacale e considerare pezzi di carta gli accordi stipulati da Pezzotta, Angeletti ed Epifani. Anche questi nomi, tutt'altro che pacifici, visto che pochi mesi fa quella fabbrica di fuochi fuori stagione che è la Cgil bombardava, con la sua componente estremista, le sedi della Cisl. Ma Panebianco crede ancora che ci sia la cinghia di trasmissione tra postcomunisti e sindacati, ora che non c'è più cinghia di trasmissione tra sindacati e lavoratori? In che senso l'elettore pentito di Berlusconi dovrebbe credere al ritorno degli anni '70 e pensare una sinistra che non c'è più? Eppure sulle pagine de Il Corriere, l'altro dioscuro della politologia, Galli Della Loggia aveva pur notato il paradosso dello Stato maggiore postcomunista inginocchiato ai piedi di Panciopardi e di Nanni Moretti e si era interrogato senza rispondere su questa meraviglia. Cari dioscuri del Corriere della Sera, è inutile credere ancora che vi sia una sinistra in riserva della Repubblica, la sinistra è veramente postcomunista nel senso che ha perduto il gusto e il potere del compromesso istituzionale ed è tornata essa alla stagione dei fuochi. Oltre la guerra a Berlusconi, a sinistra non c'è niente di niente, essa può essere "riformista" solo venendo in soccorso al centro destra. La sinistra ha perso l'autonomia politica nella delegittimazione istituzionale. La destra può sopravvivere a Berlusconi, la sinistra no, nemmeno con un governo Maccanico espresso da Carlo Azeglio Ciampi. La sinistra è diventata un buco nero che può esistere solo se la destra si cura di reggere lo Stato. La Casa delle libertà si accapiglia con le vecchie istituzioni della Prima Repubblica: il presidenzialismo attivo, la giustizia pervasiva, la Corte Costituzionale, non con l'opposizione. L'opposizione è diventata il coro della tragedia greca, le coefore lamentanti: che cosa è la sinistra oggi se non il lamento che nasce dalla contemplazione impotente? Panebianco vuol far credere all'elettore di centro destra che legge Il Corriere che la sinistra esiste come forza di governo, quando essa ha già abdicato; e non le rimane che Amato, la pseudoriserva di governo della sinistra che non c'è. Ancora più singolare è convincere l'elettore del centro destra pentito che la sinistra terrebbe a bada i movimenti: questo è veramente prendere le lucciole per lanterne. Si dimentica ad esempio che è stata la Regione Toscana a fungere da Porto Alegre d'Italia e da supporto istituzionale, assieme alla Cgil, dei movimenti. Lula in Brasile ha fatto fuori nelle elezioni il sindaco trotskista di Porto Alegre qui da noi sarebbe onorato quanto Fidel Castro. Pensare che la sinistra limiti i movimenti è dimenticare che i movimenti sono diventati, come ha scritto Galli Della Loggia, la forza legittimante della sinistra. Il Pci non c'è più ed è tornato il massimalismo. E poi un altro argomento per l'elettore del centro desta di votare a sinistra sarebbe che al centro sinistra, "parla il linguaggio dell'establishment" cioè il linguaggio della Banca d'Italia. Un motivo di cambiare voto che fa venire i brividi. Quando si giunge al voto, gli italiani giungono sempre all'ora della verità. Gli argomenti con cui Panebianco invita gli elettori del centro destra a cambiare voto sono tutti argomenti che lo esortano a non cambiarlo. Torneranno i sondaggi, torneranno.
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Ragionpolitica, periodico on line n.40 del 16/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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