RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Master & Commander: sfida ai confini del mare

di Andrea Fontana - 16 gennaio 2004

Master & CommanderTratto da una serie di romanzi di Patrick O'Brian, vengono narrate le peripezie del capitano Jack Aubrey, interpretato da un ottimo Russel Crowe, il quale ha il compito di inseguire e distruggere la Acheron, nave nemica appartenente alla flotta napoleonica. L'inseguimento diventa ossessione nel momento in cui il protagonista riconosce nel capitano nemico, che mai si vede se non brevemente nel finale, un perfetto rivale.

Master & Commander è l'ultima fatica del regista australiano Peter Weir, famoso nel panorama cinematografico per la sua capacità di far coesistere nell'immagine filmica intrattenimento e profondità di pensiero. I suoi lavori più famosi sono L'attimo fuggente e The Truman show, quest'ultimo geniale e sarcastico film sull'abominio cinico della società dello spettacolo. La sua filmografia è cosparsa di perle per lo più sconosciute, ma di una cupezza e intelligenza al di sopra della norma, come Fearless o Picnic ad Hanging Rock.

Master & Commander, probabile candidato all'Oscar come miglior film e miglior regia, fonde molti dei temi tipici del regista, ed affronta sagacemente numerosi argomenti di ambiente marinaro.

Innanzitutto il film si svolge completamente in mare, fatta eccezione per la breve parentesi in cui il medico di bordo Stephen Maturin scende dalla nave per esaminare le specie viventi delle Galapagos. Questo ci porta a determinate conclusioni: la storia si estranea (quasi) completamente dalla Storia, è vero che le due navi rappresentano due porzioni extraterritoriali della sovranità inglese e francese, ma la battaglia per la patria passa in secondo piano: Napoleone è lontano, così come la Storia. Ai confini del mare c'è solo rivalità vera e propria, costituita da un rispetto che scaturisce dall'onore. Questa condizione rende il film a-temporale, privo di un Tempo storico in cui collocare personaggi ed eventi. Lo scorrere del tempo scompare e viene sostituito dallo scorrere delle acque marine. Le condizioni metereologiche influenzano decisamente le azioni umane: si alternano tempeste spaventose a periodi di bonaccia. La vita in mare viene descritta minuziosamente, con tutti i suoi pregi e difetti: è palese quanto sia diversa la condizione del capitano (e degli ufficiali in generale) rispetto ai semplici mozzi, i primi vivono e dormono in stanze ben curate, gli altri in condizioni igieniche disastrose. Numerosi sono i sacrifici che il gruppo deve affrontare, da quelli fisici a quelli morali, come nel caso in cui un uomo caduto in mare è stato abbandonato perché rischiava di compromettere la vita dell'intero equipaggio, così come le superstizioni che hanno portato al suicidio un giovane ufficiale, accusato di portare sfortuna.

Master & CommanderPassando ad un livello d'analisi più approfondito ed astratto è evidente il parallelismo fra il mare e la solitudine dei singoli uomini, in particolare del capitano. Già il mare in sé esprime solitudine, forse per la sua maestosa immensità, forse per il dolce, sommesso rumore delle increspature. Il capitano di una nave deve sempre mostrarsi forte e deciso verso i suoi uomini, deve socializzare poco con la ciurma per non rendersi debole e facile preda di possibili ammutinamenti. Il capitano è fondamentalmente solo, il regista ce lo suggerisce con una singola, breve sequenza: quando Aubrey getta una malinconica occhiata verso una donna, durante breve sosta. La solitudine getta il protagonista in una baratro senza fondo: è privo di amore e di amicizia (esclusa quella con il dottore), di conseguenza ha fatto della battaglia la sua unica ragione d'esistere.

Master & CommanderIl rapporto che Aubrey/Crowe ha con il dottore Maturin è assai particolare: è un rapporto dicotomico, dove però gli opposti tendono ad attrarsi. Il loro confronto è la metafora di due mentalità opposte: l'una illuminista, rappresentata dal dottore, amante degli animali e della scienza, l'altra romantica, rappresentata dal capitano, in perenne tensione, alla ricerca della battaglia, del gesto eroico e patriottico. Peraltro la vicenda si svolge in un periodo chiave, momento di trapasso da un pensiero settecentesco (e quindi illuminista) ad uno ottocentesco (dominato dallo Sturm und Drang).

Ma se le capziose interpretazioni non interessassero, bastano le splendide immagini, simili a quadri con richiami a Friedrich e in parte a Turner, a fare di quest'ultimo lavoro del regista australiano un ottimo film. Weir ha colto nel segno perché è riuscito a mantenere in saldo equilibrio contenuto e contenitore, facendo felici pubblico e critica.

! Andrea Fontana
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.40 del 16/1/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata