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Master & Commander: sfida ai confini del maredi Andrea Fontana - 16 gennaio 2004
Master & Commander è l'ultima fatica del regista australiano Peter Weir, famoso nel panorama cinematografico per la sua capacità di far coesistere nell'immagine filmica intrattenimento e profondità di pensiero. I suoi lavori più famosi sono L'attimo fuggente e The Truman show, quest'ultimo geniale e sarcastico film sull'abominio cinico della società dello spettacolo. La sua filmografia è cosparsa di perle per lo più sconosciute, ma di una cupezza e intelligenza al di sopra della norma, come Fearless o Picnic ad Hanging Rock. Master & Commander, probabile candidato all'Oscar come miglior film e miglior regia, fonde molti dei temi tipici del regista, ed affronta sagacemente numerosi argomenti di ambiente marinaro. Innanzitutto il film si svolge completamente in mare, fatta eccezione per la breve parentesi in cui il medico di bordo Stephen Maturin scende dalla nave per esaminare le specie viventi delle Galapagos. Questo ci porta a determinate conclusioni: la storia si estranea (quasi) completamente dalla Storia, è vero che le due navi rappresentano due porzioni extraterritoriali della sovranità inglese e francese, ma la battaglia per la patria passa in secondo piano: Napoleone è lontano, così come la Storia. Ai confini del mare c'è solo rivalità vera e propria, costituita da un rispetto che scaturisce dall'onore. Questa condizione rende il film a-temporale, privo di un Tempo storico in cui collocare personaggi ed eventi. Lo scorrere del tempo scompare e viene sostituito dallo scorrere delle acque marine. Le condizioni metereologiche influenzano decisamente le azioni umane: si alternano tempeste spaventose a periodi di bonaccia. La vita in mare viene descritta minuziosamente, con tutti i suoi pregi e difetti: è palese quanto sia diversa la condizione del capitano (e degli ufficiali in generale) rispetto ai semplici mozzi, i primi vivono e dormono in stanze ben curate, gli altri in condizioni igieniche disastrose. Numerosi sono i sacrifici che il gruppo deve affrontare, da quelli fisici a quelli morali, come nel caso in cui un uomo caduto in mare è stato abbandonato perché rischiava di compromettere la vita dell'intero equipaggio, così come le superstizioni che hanno portato al suicidio un giovane ufficiale, accusato di portare sfortuna.
Ma se le capziose interpretazioni non interessassero, bastano le splendide immagini, simili a quadri con richiami a Friedrich e in parte a Turner, a fare di quest'ultimo lavoro del regista australiano un ottimo film. Weir ha colto nel segno perché è riuscito a mantenere in saldo equilibrio contenuto e contenitore, facendo felici pubblico e critica.
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Ragionpolitica, periodico on line n.40 del 16/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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