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Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re

di Francesco Natale - 23 gennaio 2004

Il ritorno del ReTre ore e dodici minuti: questa è la ragguardevole durata del film che conclude (e consacra) la trilogia de "Il Signore degli Anelli", fortissimamente voluta da quell'Hobbit mancato di Peter Jackson.

Tre ore e dodici minuti che non concederanno quartiere allo spettatore, grazie ad un climax ritmico ascendente e ad una pressoché perfetta sincronicità narrativa.

Tre ore e dodici minuti che, per la bellezza e la magnificenza dei paesaggi e delle scene di battaglia, per l'eroismo che trasuda dai protagonisti, per la sconvolgente qualità degli effetti speciali e, ahimè, per gli evidenti tagli che la pellicola ha impietosamente subito risulteranno persino...troppo poche!!

Il film si apre, inaspettatamente, con un flashback riguardante la vita passata di Gollum, ai tempi ancora Smeagol.: egli uccide il suo amico Deagol che ha accidentalmente rinvenuto l'Unico Anello durante una sessione di pesca.

Jackson ha giustamente deciso di sottolineare questo particolare aspetto: all'origine del possesso dell'Anello da parte di Smeagol/Gollum, c'è un fatto di sangue, che scatenerà su di lui la terribile maledizione, la quale lo consumerà in corpo e spirito senza mai farlo morire, per più di 500 anni.

Il ritorno del ReQuindi il filo narrativo riprende ove "Le Due Torri" si era interrotto.

Continuano ad intrecciarsi sinergicamente le vicende di Aragorn, l'erede di Elendil destinato a diventare Re, quelle di Gandalf, stregone e consigliere, e, soprattutto, continua il viaggio di Frodo verso la Terra Oscura, Mordor, aiutato dal fedele Sam Gamgee e guidato dall'infido Gollum, bramoso di riavere il suo "tessoro".

Anche se la battaglia al Fosso di Helm è stata gloriosamente vinta e Isengard allagata, anche se al perfido Saruman sono stati troncati gli artigli, la battaglia decisiva deve ancora combattersi a Gondor, la cui capitale Minas Tirith sarà tra breve posta sotto esiziale assedio.

Urge riorganizzarsi e correre in aiuto di Sire Denethor, Sovrintendente di Gondor e Custode del Trono (egli non è Re).

Re Theoden di Rohan organizza una grande adunata per raccogliere tutte le forze residue del suo regno e correre in aiuto degli antichi alleati di Gondor, mentre Gandalf, a cavallo del rapido Ombromanto, corre a Minas Tirith per organizzarne le difese.

Aragorn, il quale avverte di ora in ora l'approssimarsi del proprio destino (la gloria della corona o la morte in battaglia?) dovrà operare scelte difficili per rimpolpare le schiere dell'esercito di difesa, che, per quanto formato di uomini tra i più valenti, risulta numericamente imparagonabile alla brutale entità dell'esercito di

Il ritorno del ReSauron, che annovera, oltre agli infami Orchetti, anche uomini come gli Esterling, i Variag del Khand e i temibili Sudroni con i loro immani Olifanti.

Giunto a Minas Tirith Gandalf si accorge che il Male è da lungi all'opera: Sire Denethor si dimostra orgoglioso e sprezzante.

Egli è addolorato per la morte di suo figlio Boromir e rifiuta di riconoscere Aragorn come legittimo sovrano chiamandolo anzi "(...)Ultimo di una cenciosa dinastia priva da tempi immemorabili di nobiltà e dignità".

Queste, oltre alla smisurata forza d'urto dei suoi eserciti, sono le armi di Sauron: la mistificazione, il sotterfugio , la doppiezza e la capacità di suscitare disperazione intessendo abilmente una rete di menzogne e di inganni cui anche la volontà più forte rischia di cedere (Denethor) o, peggio, di restarne affascinata (Saruman).

Non a caso Tolkien chiama Sauron "L'Ombra dell'Est"...

Infine, l'assedio ha inizio.

Il ritorno del ReDal Cancello Nero esplode l'orda che conquista in breve Osgiliath, antica capitale di Gondor e ora ultimo avamposto di Minas Tirith, mentre dall'oscura cittadella di Minas Morgul (anticamente chiamata Minas Ithil, prima che fosse conquistata dall'Oscuro Sire secoli prima) emergono i temibili Nazgul, gli Spettri dell'Anello, capeggiati dall'empio Re Stregone di Angmar, artefice del ferimento di Frodo a Colle Vento.

La loro arma è il terrore puro: laddove essi arrivano urlando il coraggio abbandona i cuori e la paralisi affligge i corpi: la disperazione promana dai loro neri mantelli ricoprendo ogni cosa.

Il colpo menato risulta terribile: le macchine d'assedio del nemico sfasciano le splendide mura candide di Minas Tirith , mentre la porta della città viene sfondata grazie a Grond, il terribile ariete d'assedio la cui forza viene dai neri incantamenti di Sauron.

Gli Orchi penetrano nelle mura della città e la situazione sembra volgere al peggio quand'ecco che, poco prima dell'alba, squillano i corni di Rohan.

Theoden è alfine giunto!

La carica della cavalleria di Rohan è sicuramente una delle sequenze più spettacolari della storia del cinema.

Essi fanno strame degli Orchetti e si scagliano contro i giganteschi Olifanti. Le perdite sono pesanti, ma il coraggio degli uomini di Rohan dà tempo sufficiente ad Aragorn per arrivare con "inusuali rinforzi" e dare così il colpo di grazia agli assedianti.

Il ritorno del ReLa Battaglia dei Campi del Pelennor è stata vinta e, cosa ancor più importante, il Signore dei Nazgul verrà annientato dal provvido intervento di Merry e di Eowyn, nipote di Re Theoden e sorella di Eomer.

Mentre hanno luogo questi grandi eventi, prosegue il viaggio di Frodo verso Monte Fato. Egli riuscirà, grazie all'insostituibile Sam, a scampare miracolosamente all'assalto dell'orripilante Shelob e a fuggire da una torre infestata di Orchi che, per spartirsi gli oggetti del prigioniero cominciano a scannarsi tra di loro.

Giunge infine al Monte Maledetto, dopo aver superato la desolazione dell'altipiano di Gorgoroth...ma qui egli, cede!

Il Fardello ha preso possesso della sua mente a tal punto che egli non è più in grado di distruggerlo: di fronte agli occhi continua a vedere la ruota infuocata dell'Anello che lo chiama.

Rivendica l'Anello per sé, proprio all'ombra di Barad-Dur, la Torre Oscura, residenza di Sauron il cui Occhio scruta incessantemente la Terra di Mezzo alla ricerca dell'Unico.

Solo l'inaspettato intervento di Gollum, che strapperà a morsi il dito su cui Frodo porta l'Anello, farà sì che quest'ultimo sia definitivamente distrutto, segnando così la fine del regno di Sauron.

E qui si conclude la guerra: l'Alleanza degli Uomini ha trionfato grazie all'intervento della "più insospettabile delle creature", un Mezzuomo.

Aragorn viene consacrato Re da Gandalf e prende in moglie la bella Arwen Undòmiel (e Faramir sposerà la coraggiosa Eowyn, anche se questo il film non lo mostra).

Il ritorno del ReInfine il ritorno a casa: la Contea chiama.

Ma sarà davvero tutto come prima?

Non per Frodo.

Egli è stato "ferito troppo in profondità", è stato troppo vicino a cose che non sono proprie del concreto e semplice mondo di Samvise. E'come svuotato dal compimento della propria gloriosa missione. Forse il suo tempo nella Terra di Mezzo è destinato a concludersi.

Frodo è uno spirito puro, innamorato della bellezza, scevro da ogni desiderio mondano. La grandiosità delle sue gesta e la sua intrinseca nobiltà d'animo gli guadagnano un posto sull'ultima nave cha salpa dai Porti Grigi, verso le Terre Imperiture ove risiedono i Valar, le Potenze del Mondo, ove tutto è pace e letizia, ove l'ansia, la costante ricerca di un "perché", il languore e la lotta, condizioni costanti che affliggono l'animo degli uomini non ordinari, trovano finalmente un luminoso, infinito placarsi.

Anche suo zio Bilbo e gli ultimi signori degli Elfi Elrond, Celeborn e Galadriel se ne dipartono con lui, lasciando per sempre la Terra di Mezzo. La distruzione dell'Unico ha spento definitivamente il potere dei Tre Anelli Elfici, e isole felici come Lorien e Gran Burrone saranno destinate a imbozzachire e svanire.

Inizia così l'Era degli Uomini...

! Francesco Natale
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