RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

L'obelisco di Axum. La storia e le vicende della sua restituzione all'Etiopia

di Edoardo Albani - 30 gennaio 2004

Il ritorno della stele di Axum in patria era previsto da tempo. Il trattato di pace tra Italia ed Etiopia, siglato a Parigi il 10 febbraio del 1947, prevedeva infatti per il nostro paese la restituzione, entro 18 mesi, di tutti i beni sottratti all'Etiopia a partire dal 3 ottobre del 1935. Tale impegno veniva ribadito da una nuova intesa firmata ad Addis Abeba il 5 marzo del 1956 che regolava le questioni ancora pendenti tra le due nazioni dopo la fine della guerra. In particolare, l'allegato C, indicava espressamente la stele di Axum come uno degli oggetti da restituire. Un altro accordo bilaterale, nel 1997, chiudeva definitivamente la questione. Il monumento sarebbe tornato in patria, con le scuse dell'Italia e la "benedizione" dell'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e di Francesco Rutelli, a quel tempo Sindaco di Roma. "Alea iacta est", il dado è tratto.

Alcuni giorni fa, il Presidente Berlusconi, nel suo discorso per il decennale di Forza Italia, ha messo in risalto uno dei ruoli dell'attuale esecutivo, ovvero quello di porre rimedio agli errori altrui! Anche per la vicenda della stele di Axum, il governo di centro-destra ha dovuto risolvere un problema che i precedenti "inquilini" di Palazzo Chigi avevano lasciato colpevolmente da parte. Il Consiglio dei ministri del 19 luglio 2002, in rispetto degli accordi passati e per evitare un incidente diplomatico con l'Etiopia, confermava l'impegno del nostro Paese a restituire al più presto il monumento, fugando così ogni dubbio sulla affidabilità dell'Italia a livello internazionale. Il 7 novembre scorso sono iniziate le delicate operazioni di smontaggio della stele. Al termine di questa fase, tra qualche settimana, il monumento, suddiviso in tre parti, verrà trasportato da un aereo italiano fino ad Axum, dov'è già pronta, da circa due anni, una grande fossa per l'alloggiamento della stele. L'annosa questione si è quindi conclusa, non senza qualche malumore all'interno della maggioranza e con le solite, pretestuose polemiche dell'Ulivo circa la condotta tenuta dal Governo nella vicenda.

Va tuttavia rilevato che, in tutti questi anni, il problema della restituzione dell'obelisco all'Etiopia, non ha coinvolto più di tanto l'opinione pubblica italiana. Dietro a questa indifferenza diffusa c'è, a mio avviso, una precisa motivazione di carattere storico. La stele di Axum è indubbiamente legata al ventennio fascista. Portato a Roma nel 1937, per volere di S.E. Benito Mussolini, il monumento, che ad Axum giaceva a terra, spezzato in più tronconi, fu ricomposto, con alcune integrazioni, nella Piazza di Porta Capena, davanti al Ministero delle Colonie, oggi sede della Fao. La sua collocazione nella zona del Circo Massimo non fu quindi casuale, ma rispondeva ad un preciso intento celebrativo. Con la creazione dell'Impero, l'Italia fascista si riconosceva infatti come degna erede della grandezza di Roma. Nel tentativo di emulare i Cesari, il Duce aveva portato nell'Urbe un obelisco, quale segno indelebile delle vittorie del regime. La guerra, com'è noto, ha fatto svanire per sempre l'antico sogno italiano di un primato mediterraneo.

Nella nuova Italia, libera e repubblicana, non c'era posto per le testimonianze di un passato scomodo e sofferto. L'arte di regime è quindi sottoposta, da subito, a damnatio memoriae. Dalla Roma di marmo e travertino voluta da Mussolini, si passa a quella anonima, di cemento, dei "palazzinari". Il degrado e l'oblio colpiscono presto anche il "trofeo" di Axum, ormai "decontestualizzato" e relegato al ruolo di semplice dettaglio esotico in un'area già ricca di testimonianze archeologiche. Per tutti questi anni quindi, la stele axumita è stata generalmente considerata come una sorta di relitto senza padrone, arenatosi in una notte di tempesta sulla spiaggia della storia. Si può quindi affermare che, al di là dell'aspetto giuridico, il ritorno del monumento in Etiopia è stato determinato anche dal silenzio-assenso del popolo italiano e delle sue istituzioni sull'argomento.

Ma allora perché si è atteso tutto questo tempo? Come ha confermato il Duca Amedeo di Aosta, la Farnesina era pronta a riconsegnare la stele già nel 1969. Il Negus Hailé Selassié però, di fronte alle enormi spese di trasporto, decise di lasciare il monumento dov'era, come suo dono personale all'Italia. Circa un anno dopo, nel 1970, il nostro Paese restituiva al sovrano etiope un'altra opera trafugata in epoca fascista, il Leone di Giuda, simbolo dell'Etiopia. In un articolo apparso su La Stampa del 12 agosto 2001, Piero S. Graglia ha sostenuto che la scarsa determinazione mostrata dal Negus nel richiedere la stele axumita, sia da imputare non tanto ai costi di trasporto o alla donazione di un ospedale italiano come riparazione dei danni subiti dall'Etiopia durante la dominazione italiana, quanto alla volontà dello stesso sovrano di non rafforzare due storici rivali interni, che in Axum avevano profonde radici ovvero la Chiesa copta e la nobiltà tigrina. Da qui la decisione di farne dono all'Italia in nome della rinata amicizia tra i due popoli. La soluzione del problema proposta da Hailé Selassié più di trenta anni fa è stata fino ad oggi l'alternativa più credibile alla restituzione della stele.

Il governo etiope ha tuttavia assunto da alcuni anni una posizione intransigente sulla questione che non ha lasciato spazio ad ulteriori proposte o soluzioni. Il ritorno del monumento ad Axum è per l'Etiopia soprattutto una questione di orgoglio nazionale. Nel luglio del 2001, Wolde Michael Chemo, Ministro della Cultura del paese africano e presidente del Comitato per il rientro della stele di Axum ha ribadito, in un'intervista al Corriere della Sera, che "sarebbe una vergogna per il saccheggiatore ed un insulto per il saccheggiato, cioè per l'Italia e per l'Etiopia, se l'obelisco rimanesse a Roma. Quella presenza ricorderebbe ancora i misfatti compiuti qui dal regime fascista di Benito Mussolini. Incentiverebbe l'animosità tra i due popoli. Minerebbe la nozione di perdono ed il desiderio di dimenticare". Durante il vertice Fao, svoltosi a Roma dal 10 al 13 giugno 2002, il premier etiope Mele Zenawi ha invece denunciato il fatto che "per 55 anni l'Etiopia è stata presa in giro dall'Italia". Anche l'Unione Africana si è pronunciata il 9 luglio 2002 a favore della restituzione del prezioso manufatto al Paese di origine.

In Italia, la Sinistra ha fatto proprie, come prevedibile, le istanze africane, in coerenza con quell'innata tendenza a disprezzare tutto ciò che esuli dal suo "dominio culturale" e con la vana convinzione di essere l'unico, credibile baluardo delle masse oppresse contro l'odiosa tirannia delle nazioni occidentali. Nella maggioranza di governo non ci sono state particolari obiezioni alla restituzione del monumento. Anche il partito che nel passato si era mostrato, per ovvie ragioni, più sensibile alla difesa della memoria del "ventennio", ovvero Alleanza Nazionale, ha preferito non creare inutili ostacoli al suo cammino verso la completa legittimazione democratica. La recente apertura di Fini agli immigrati ed il suo viaggio in Israele chiariscono e giustificano tale condotta. Non si possono tuttavia tacere le vivaci proteste di Vittorio Sgarbi, il quale anche da sottosegretario si era detto contrarissimo al ritorno dell'opera in Etiopia, per ragioni non certo ideologiche quanto "sanitarie", legate cioè alla tutela del monumento.

Ora che la stele di Axum si appresta a dare il suo addio all'ampio cielo di Roma, non resta che augurarsi che con essa non vada perduto anche il ricordo di tutti quei fratelli che hanno combattuto e sono morti lontano dalla Patria, nelle gelide pianure della Russia o tra i monti dell'Abissinia. Solo così riusciremo a scorgere, nel vuoto che è rimasto, la scura sagoma di un obelisco, che un tempo abbiamo ricostruito ed ora di nuovo spezzato.

! Edoardo Albani
Gli ultimi commenti
leggi tutti i commenti (12)
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.42 del 30/1/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata