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La spesa per la sanità: un problema fondamentale per la Lombardia e per l'Italiadi Gianluca Negro e Carlo Saffioti - 30 gennaio 2004 Nel nostro paese il dibattito sulla sanità rischia spesso di fermarsi sul problema della spesa, senza tener conto di alcuni fattori essenziali. Tra i paesi industrializzati siamo quello che spende meno in sanità, proporzionalmente al PIL. La spesa sanitaria rispetto al PIL, in Italia, è al 6,4% contro il 9,5% della Francia e il 10,6% della Germania (Dati OCSE 2002). I disavanzi nella spesa pubblica non sono provocati tanto dalla spesa sanitaria quanto da quella pensionistica, la cui incidenza si ripercuote anche sui conti della sanità. In Italia, infatti, la composizione della spesa sociale (sempre proporzionalmente al PIL) vede il 65% dedicato alle pensioni contro un 22% per la sanità. In Francia il rapporto è 44 a 26, e in Germania 44 a 30 (Fonte OCSE 1998). Non possiamo quindi porci la riduzione della spesa come un obiettivo in sé. Il nostro scopo è la qualità di un sistema sanitario che metta al centro la persona e il suo diritto di scelta per la salute e il benessere. Se un sistema inefficiente è sempre troppo costoso, un sistema efficiente genera nuova domanda e richiede nuovi investimenti. Mi pare quindi giusto che la spesa sanitaria in Italia venga finalmente adeguata al livello degli altri paesi europei avanzati. Questo non significa evidentemente trascurare l'equilibrio dei conti, condizione necessaria per far funzionare il sistema e per rimanere all'interno del Patto di stabilità. Il buon utilizzo delle (scarse) risorse a disposizione, evitando sprechi inappropriati, permette al cittadino di avere migliori risposte laddove ci sono i bisogni veri: la Lombardia per prima si assume la responsabilità di stare alle regole, di onorare i patti, spendendo nel miglior modo possibile le risorse che ha e trovando nuove risorse per garantire il mantenimento e l'incremento del livello e della qualità dei suoi servizi sanitari. Dobbiamo purtroppo constatare che questo impegno di coltivare l'eccellenza senza far esplodere la spesa spesso non è favorito, ma ostacolato. Innanzitutto la Lombardia continua a essere penalizzata nella ripartizione del Fondo sanitario nazionale (1315 € per cittadino, nel 2003, contro i 1438 della Liguria, i 1391 dell'Emilia Romagna e i 1366 della Toscana. Se il nostro finanziamento fosse pari a quello della Liguria, ad esempio, disporremmo di 1123 milioni in più). La Lombardia è la regione che spende meno in assoluto rispetto al PIL (4,8%). Le altre regioni, paragonabili con la nostra a livello socioeconomico, sono messe tutte meglio (Emilia Romagna: 5,4%; Toscana: 6%; Liguria: 6,7%. Per non parlare di alcune regioni del sud, ad esempio la Campania: 9,6%). I nostri conti sono in equilibrio, perché ai fondi che provengono dallo Stato si aggiungono risorse regionali e la compartecipazione dei cittadini. Vorremmo ricordare che la Lombardia spende per ogni cittadino una cifra (2.430.723 di vecchie lire) inferiore alla media nazionale (pari a 2.471.378 £.), nettamente al di sotto di regioni quali Emilia (2.559.848 £., 88.470 in più della Lombardia) e Toscana (2.521.678 £., 50.300 in più), Marche (2.616.495 £., 145.117 in più) o Umbria (2.510.204 £., 38.826 in più). Infine una breve considerazione sulle polemiche seguite all'introduzione del ticket. La compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini fu introdotta nel 1992 (da un governo di pentapartito) ed è rimasta in vigore, sotto diversi ministri e maggioranze di centro-sinistra, fino al 2001, quando fu abolito demagogicamente in seguito ad un‘iniziativa parlamentare di Rifondazione Comunista. Il ticket sulle prestazioni non urgenti di Pronto Soccorso fu introdotto nel 1988 dal Ministro Bindi. Attualmente il ticket sui farmaci è in vigore in 11 Regioni italiane (che pure hanno diversi modelli organizzativi) e quello sul Pronto Soccorso in tutte. A seguito dell'abolizione dei ticket la spesa farmaceutica ha avuto un'impennata in Lombardia come in tutta Italia, dai 2583 miliardi di lire del 2000 ai 3369 nel 2001 (+31,3%). Nel 2002 c'è stato un rallentamento, ma non un'inversione di questa tendenza (+6,2% da gennaio a ottobre). Oggi la spesa farmaceutica lombarda rappresenta oltre il 15% della spesa sanitaria (nel 2000 era del 12,3%), mentre la legge nazionale impone la soglia del 13%, pena la perdita del finanziamento statale. La Lombardia ha quindi introdotto ticket sui farmaci e sulle prestazioni inappropriate di pronto soccorso, studiando tutte le necessarie esenzioni e riduzioni, anche attraverso un intenso lavoro di confronto con le rappresentanze sindacali e sociali. Ricordiamo infine che le riduzioni ed esenzioni previste dalla Lombardia sono molto più numerose di quelle del ticket in vigore fino al 2000. Il ticket è infatti ridotto per i malati cronici e gli invalidi civili e del lavoro (con invalidità superiore ai 2/3), mentre ne sono esenti i titolari di pensioni sociali e minime, gli ex deportati, i pazienti in terapia del dolore e gli infortunati sul lavoro. Domandiamo: perché quello che è stato accettato dai sindacati e dai partiti della sinistra fino al 2001 è diventato scandaloso quando è stato proposto dalla Regione Lombardia? Gianluca Negro e Carlo Saffioti |
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Ragionpolitica, periodico on line n.42 del 30/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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