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Il pianistadi Andrea D'Elia - 30 gennaio 2004
Tutto comincia con lo scoppio di una bomba. Il protagonista, Wladislaw Szpilman (Adrien Brody), benestante ebreo polacco, e talentuoso pianista conosciuto in tutta la capitale, insieme alla sua famiglia, non si preoccupa per l'improvvisa detonazione, anzi, esulta alla notizia sentita alla radio che comunica la dichiarazione di guerra dell'Inghilterra alla Germania, probabile segno della futura fine dell'occupazione. La reazione dei nazisti è quasi immediata: nessun ebreo può tenere in casa più di una certa somma di denaro, camminare sul marciapiede, usare i bagni pubblici, recarsi al bar o sedersi sulle panchine: è l'inizio dell'olocausto.
Tutto questo è rappresentato dall'impeccabile recitazione del protagonista, disperato ed affamato, nascosto tra le rovine, spettatore impotente di fronte agli eventi drammatici come la coraggiosa insurrezione (repressa nel sangue) degli abitanti del ghetto e le spietate esecuzioni anche di vecchi e bambini. A differenza di Spielberg, poco credibile in alcuni momenti del romanzato "Schindler's List", Roman Polanski riesce a far apparire una realtà cruda che rispecchia il momento storico. Attraverso gli occhi di Szpilman, come in un documentario, riusciamo a fare un salto nel passato ed osservare da vicino frammenti dello sterminio programmato. Un ottimo film, vincitore di tre premi Oscar (miglior attore, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale), che sicuramente vale la pena di vedere, visti i temi affrontati e le immagini particolarmente crude e sconvolgenti, ma in nessun modo esagerate che, se pur in maniera traumatica ci insegnano e ci invitano ad una riflessione approfondita.
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Ragionpolitica, periodico on line n.42 del 30/1/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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