RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Un uomo per tutte le stagioni

di Francesco Natale - 6 febbraio 2004

Un uomo per tutte le stagioniQuesto splendido film (vincitore di 6 Oscar!) di Fred Zinneman, ispirato all'opera teatrale di Robert Bolt (che cura lo screenplay) pone una cruciale problematica: che cosa realmente siamo? O meglio che cosa fa di noi stessi..."noi stessi"?

Al di là della nostra quotidiana esperienza di vita fatta di lavoro, amicizie, affetti, successi e fallimenti, esperienza, in quanto mondana, soggetta al mutare delle maree del tempo, c'è un qualcosa che non saremmo mai disposti a fare, anche di fronte alle più sfrenate possibilità di arricchimento, successo, potere? Riusciremmo a dire "NO!" qualora sentissimo che la parte più profonda e (speriamo) nobile di noi stessi sarebbe irrimediabilmente deflorata dal nostro svenderci? Abbiamo veramente dentro di noi un qualcosa di immutabile, preterumano, geneticamente non programmato per adattarsi e sopravvivere sempre e comunque? E, soprattutto, se così non fosse, se fossimo veramente in grado di essere indefinitamente modellabili alle esigenze dettate dal nostro ego, alle pressioni che subiamo dall'esterno (per quanto forti possano essere), alla nostra ingordigia o pavidità, potremmo ancora dire di avere una nostra identità?

Quel vero Uomo e vero Santo che fu Thomas More ci avrebbe a questo punto parlato di quel bene supremo che sopra ogni altro l'uomo deve conservare con la massima cura: l'Anima Immortale...ma noi viviamo nel progredito ventunesimo secolo, siamo alfieri della secolarizzazione e riteniamo questi argomenti fanfaluche da canonico di campagna...o forse...no?

Un uomo per tutte le stagioniInghilterra 1528. Il Cardinale Wolsey (interpretato da un immenso Orson Welles) riveste la carica di Lord Cancelliere in nome di Sua Maestà Enrico VIII.

Siamo alla vigilia di quell'infame Supremacy Act col quale il Re si autoproclamerà capo della Chiesa di Inghilterra, ponendo in essere quella frattura tra mondo Anglicano e mondo Cattolico che ancora oggi, a distanza di quasi cinque secoli, rappresenta la più drammatica cesura intrinseca all'Occidente.

L'esigenza di avere un erede maschio, che la moglie Caterina non sembra volergli generare, e l'essersi incapricciato di Anne Boleyn, dama di compagnia della moglie, spingono il Re a richiedere l'annullamento del matrimonio. Il Papa, anche per le pressioni su di lui esercitate dal cattolicissimo Imperatore Carlo V, zio di Caterina, non glielo concede. E'la rottura.

Questo Re, artefice di una politica spregiudicata e machiavellica, dedito alla lussuria, alla crapula, alla caccia nonchè buon musicista, obbliga i vescovi a giurargli fedeltà in qualità di nuovo capo della chiesa. Solo l'arcivescovo Fisher gli si opporrà e sarà decapitato come traditore. Nobili e prelati comprendono l'antifona e si piegano al giuramento.

Nel contempo, anche per le abili manovre ordite a suo danno dal verminoso Cromwell, Wolsey cade in disgrazia. Si esige la nomina di un nuovo Cancelliere. Ma chi scegliere?

Il Re pone la sua incondizionata fiducia su Sir Thomas More (interpretato dall'eccezionale Paul Scofield), membro del Consiglio, avvocato, uomo dalla limpida reputazione, fedelissimo alla Corona e adamantino nel suo essere Cattolico.

Un uomo per tutte le stagioniThomas è amico personale di Enrico VIII, e il Re ricambia questa amicizia che considera assai preziosa. Egli vede in Thomas un uomo giusto e onesto, privo di quella smania carrieristica che affligge tutti i membri della Corte. Lo reputa giustamente uomo di intelletto eccelso, pensatore profondo e acuto. Ma, forse, non è in grado di valutarne fino in fondo l'onestà e la profondissima Fede.

Quando Thomas viene interrogato dal Re sulla legittimità o meno della sua nuova unione, il Lord Cancelliere si batte abilmente sul campo della dialettica, la cui arte ha imparato nelle aule dei tribunali, in modo da risultare sì elusivo, ma inattaccabile sul piano della logica. Il Re è chiaramente insoddisfatto, ma non può nulla. Mente a Thomas, dicendogli che lo lascerà fuori da questa faccenda e richiedendo poi un secondo giuramento che verte proprio sulla legittimità del matrimonio con Ann Boleyn.

Thomas rinuncia, tra lo sconcerto generale, alla carica di Lord Cancelliere, perdendo così fama, gloria e ricchezze. Si ritira nella sua modesta casa di campagna e spera che il suo bassissimo profilo ed il suo "silenzio pubblico" lo tengano lontano dagli artigli del Re.

Ma, come dice giustamente il perfido Cromwell, "Il suo è un silenzio che assorda, tanto rimbomba per tutta l'Inghilterra".

Cromwell, coadiuvato dallo scialbo Richard Rich, sedicente amico di Sir More, architetta una serie di infamanti accuse per corruzione volte a spedire Thomas nella Torre di Londra ove si spera egli scenda a più miti consigli o, perlomeno, muoia senza troppo scalpore.

Un uomo per tutte le stagioniIn effetti l'antagonista morale di Moore risulta proprio essere, più che il Re, Richard Rich, il quale sembra essere provvisto di tutte le virtù di Thomas rovesciate. E' una banderuola al vento, pavido, sprovvisto della minima traccia di volontà e moralità, stinto come un acquerello di poco prezzo, smanioso di entrare nelle grazie di qualche potente solo per potere oziare come un parassita: non è propriamente perfido, ma solo perchè non ha neppure i numeri per fare il tagliagole. Thomas si difende abilmente e le pretestuose accuse cadono.

Ma la fine è ormai vicina: grazie a mendaci testimonianze egli viene accusato di tradimento e tradotto nella Torre. Potrebbe ancora pagarsi il biglietto di uscita svendendo la propria anima e giurando, ma non lo fa.

Ora non possiede più nulla, tranne la vita: offre anche questa, con il consueto coraggio, in nome della propria Fede.

Affronta il processo farsa alla fine del quale, sapendo di non avere più nulla da perdere, rompe il suo lungo silenzio e condanna apertamente l'operato del Re. Trova ancora un brandello di quel suo tipico "sense of humour" per dileggiare Richard Rich, laido delatore artefice del suo tragico destino, che sfoggia orgogliosamente il medaglione di Governatore del Galles: "Iddio disse che non vale la pena dannarsi l'anima per il mondo intero...ma per il solo Galles, poi...".

Viene condannato alla decapitazione. Ringrazierà il boia che "gli aprirà le porte dei Cieli".

! Francesco Natale
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.43 del 6/2/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata