RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

21 grammi - Il peso dell'anima

di Francesco Natale - 13 febbraio 2004

21 grammiIl Peso, unità di misura in grado di trasmettere immediatamente concretezza alle cose. Solo ciò che noi siamo in grado di buttare sul piatto di quella strana e spesso mal tarata bilancia che è la vita ha dignità ontologica. Solo quel complesso e artificioso sistema di pesi e contrappesi, in equilibrio costantemente precario, ci consente di simulare una parvenza di esistenza, di non dissolverci in un maelstrom emozionale senza capo né coda, ove ogni aspirazione e ogni speranza cessa di esistere, ove tutto è caos e casualità. Abbiamo la necessità di ricondurre il trascendente, il divino ad una dimensione per noi comprensibile, ad ogni costo tangibile, materiale.

Non siamo più in grado di intelleggere il grande disegno universale come preterumano: se in un passato remotissimo Dio creò l'Uomo a propria immagine e somiglianza, oggi l'uomo gli rende cortesemente la pariglia umanizzandolo Suo malgrado, sezionandolo in una miriade di dati da inserire nel diagramma cartesiano della tangibilità, cercando di comprenderne gli scopi attribuendogli una forma mentis da bottegaio o da dirigista incallito: do ut des. Dio mi ha dato perché io faccia, Dio mi ha tolto perché non ho fatto. Logico. Razionale. Semplice.

Ma questa autopsia metafisica, questa analisi meccanicistica dei rapporti tra Uomo-Dio-Caso, questo ritorno alla convinzione cartesiana tale per cui la ghiandola pineale è casa dell'Anima, è risposta adeguata alla domanda che più di ogni altra tormenta l'Uomo, ovvero: quale è il senso ultimo della vita?

21 grammiQuesto bel film di Alejandro Gonzalez Inarritu, regista messicano già noto per "Amores Perros", propone, attraverso immagini e situazioni estremamente crude e sofferte, una visione del problema sicuramente originale e proiettata verso la rottura della logica materialista. La regia è a tratti nervosa, scattante, quasi da video-clip (anche per il massiccio utilizzo della telecamera a mano) e le situazioni vengono filmate con sfumature di colore diverse a seconda del personaggio di cui si narrano le vicende. La narrazione è estremamente frammentata e ricca di flashback disorientanti. La rottura dell'unità di tempo, spazio e narrazione è pressochè totale. La pellicola presenta una particolare sgranatura che sembra trasmettere sempre la presenza di una non meglio precisata "ulteriore dimensione" oltre a quella reale in cui si muovono i personaggi, ma di questo se ne accorge solo lo spettatore e non i protagonisti. Anche per queste particolari scelte stilistiche il film trasmette costantemente un senso di inquieta aspettativa nei confronti di qualcosa che trascende il reale.

La trama ruota attorno alla vita dei tre protagonisti e ai loro rapporti affettivi. Il bravissimo Benicio del Toro ("Traffic", "The Snatch") interpreta Jack Jordan, ex delinquente periodicamente ospite delle patrie galere, che si riscopre ad un certo momento a percorrere la strada per Damasco. Trova una ragione di vita nella fede e ne applica i precetti con lo zelotismo tipico dei convertiti. Vede in ogni contingenza della vita la Mano di Dio, ed è fermamente convinto di due cose: "Gesù salva" e "Dio dà, Dio toglie". All'inizio la sua sembra una fede non sufficientemente interiorizzata, quasi ingegneristica: se segui con l'adeguato fervore la Legge di Dio, il Signore ti farà felice. Tonda circolarità, cerchio perfetto. Non è un irresponsabile, ma vive nell'eretica convinzione che il Salvatore si sia incarnato per impedire che l'uomo soffra, non per insegnargli a sopportare il dolore intrinseco alla vita.

21 grammiChristina Peck, interpretata in maniera più che convincente da Naomi Watts (protagonista dell'inquietante ed originale "The Ring" di Gore Verbinsky) è una donna con problematici trascorsi da tossicodipendente, la cui unione matrimoniale con Michael, marito devoto e che la ama teneramente, è stata benedetta dalla nascita di due figlie cui lei dedica tutta se stessa. Sean Penn interpreta Paul Rivers, professore universitario ormai in fin di vita, in attesa disperata di un trapianto cardiaco. Vive in costante attesa della morte, dalla quale non sembra esserci scampo. Il suo stato di prostrazione viene ulteriormente acuito dal desiderio di maternità che manifesta sua moglie Mary (Charlotte Gainsbourg), che aspira, generando una nuova vita, a preservare una parte del marito ormai spacciato. Paul avverte questo pur legittimo desiderio della moglie come l'ennesimo rintocco della campana della Grande Mietitrice.

La vita di questi personaggi si muove su binari paralleli, apparentemente destinati a non incontrarsi mai, finché Jack non investe accidentalmente il marito e le figlie di Christine uccidendoli, facendo sì che il cuore di Michael sia trapiantato a Paul. Uno straordinario ed apparentemente casuale effetto farfalla si mette in moto, sconvolgendo le vite dei protagonisti: Christine, debitamente supportata dal massiccio utilizzo di alcol e sostanze psicotrope, rinuncia progressivamente alla vita, cercando disperatamente di negare se stessa quasi per fare dispetto a un non meglio precisato dio che le ha tolto tutto. La sua ira non si scatena all'inizio contro l'uomo che involontariamente le ha strappato i suoi cari, quanto più verso quell'insensibile Grande Architetto che nel perseguire i suoi imperscrutabili piani ha fatto strame della sua famiglia. Nega se stessa per negare Dio.

Paul subisce il trapianto e rinasce a nuova vita. Crede che insieme a quel cuore sia entrata in lui una parte di Michael. Si mette alacremente alla ricerca di notizie sulla famiglia del donatore e incontra così Christine, incontro fatidico e fatale ad un tempo. Jack è distrutto. Contro la volontà della moglie, che ha soprattutto a cuore la stabilità della famiglia e il futuro dei due figli, si costituisce. Ritorna in carcere pieno di contrizione e rimorso per ciò che ha fatto, smanioso di espiare, bruciando interiormente per l'orrore che gli suscitano le proprie azioni. Perde progressivamente la sua fede, in quanto non si capacità di come il suo Gesù abbia consentito che lui uccidesse quegli innocenti.

Tutti gli elementi che all'inizio possono sembrare casuali, sono in realtà le tessere di un complicato mosaico che si compone completamente solo nello struggente ed originale finale, che diviene chiave di volta dell'intera vicenda, lasciandoci un messaggio di speranza: il caso non esiste. L'Anima, che ci ostiniamo a negare o, peggio, a caricare di significati concreti e tangibili, esiste, ma non può essere compresa nella sua interezza dalla logica umana. Non c'è metempsicosi, non c'è la spersonalizzante ripetitività del Samara, il curioso ciclo di morte e rinascita che arriva a teorizzare l'annullamento come perfezione e che sostituisce al Paradiso, inteso cristianamente come sublime pienezza dell'individuo, la bella prospettiva del Nulla Luminoso, il Nirvana, la negazione totale dell'Uomo.

Quei ventuno grammi possiamo considerarli come "il peso di cinque nichelini", oppure "una barretta di cioccolato", ma infine comprendiamo solo che rappresentano qualcosa d'indispensabile, di fondamentale: la capacità di cogliere sempre le possibilità che la vita ci riserva. Anche quando la disperazione ci divora fino al midollo, la speranza è sempre dietro l'angolo. Questa è la differenza che fanno quei ventuno grammi: ci danno, al di là del bieco contingentismo, la capacità di reagire, di amare, di esprimere noi stessi, di vincere le avversità, di avvertire la necessità di una compiutezza che non può essere solo meccanica e materiale. Quei ventuno grammi sono il simbolo di tutto ciò che rende l'individuo artefice della propria vita, non più schiavo di se stesso.

! Francesco Natale
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.44 del 13/2/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata