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6 marzo 2008
 
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L'abbazia di Lucedio. Chi ben comincia...

di Sara Franchino - 13 febbraio 2004

LucedioIl patrimonio culturale artistico italiano è talmente vasto che spesso, purtroppo, accade che anche luoghi estremamente significativi vengano dimenticati, rimanendo destinati ad un lungo degrado. Poi, tutto ad un tratto può succedere che questi stessi luoghi vengano riscoperti, che sia riattribuita loro la giusta importanza, che vengano realizzati gli interventi necessari al loro recupero. Talvolta si tratta di valorizzare, altre di tutelare o addirittura "salvare" edifici, strutture, che in qualche caso non evocano un forte significato se non per un una comunità piuttosto ristretta; luoghi che, a torto, non sono abituali mete turistiche e che possono apparire ai più di relativo valore. In verità è proprio dall'esistenza di innumerevoli realtà, spesso poco note, con caratteristiche peculiari, che deriva l'immensa ricchezza artistica italiana. Ed anzi si potrebbe affermare, nonostante suoni come un paradosso, che questa varietà di realtà differenziate manifesta una continuità, sotto un certo aspetto, una unitarietà nazionale.

Mi riferisco a quei «tesori e a quelle gioie inattese», così come le descrisse Hermann Hesse durante il suo primo viaggio in Italia, che sorprendono il visitatore straniero, procurandogli, a detta dello stesso Hesse «un senso di gioia come non l'avevo mai atteso e come forse non mi accadrà più di provare».

LucedioUltimamente, davvero in extremis visto lo stato di deterioramento delle strutture architettoniche, si sta verificando un salvifico episodio di intervento anche nella provincia vercellese. Infatti dopo anni di chiacchiere, di promesse rimandate, il Principato di Lucedio, un complesso di fondamentale significato per la cultura, la storia e la tradizione della bassa piemontese, verrà ristrutturato. I lavori (finanziati per il primo lotto grazie ai fondi dell'"Obiettivo 2" e per il secondo dalla Regione Piemonte unitamente alla Provincia di Vercelli nell'ambito degli interventi per le Olimpiadi del 2006) dovrebbero iniziare proprio in questi giorni. Proseguiranno, secondo le previsioni per un periodo di 2 anni, preservando così da un inesorabile degrado un complesso di mirabile bellezza, i cui spazi potranno venire destinati ad uso pubblico, sia per essere visitati, sia per ospitare convegni, seminari, mostre e manifestazioni le più svariate.

Forse pochi conoscono le Grange vercellesi, le grandi tenute agricole che i monaci organizzarono nel basso medioevo nella zona paludosa compresa tra il Po e il Sesia. Spesso ad insediarvisi furono i cistercensi tenuti ad osservare la regola di fondare i monasteri in zone deserte o in terre vergini bisognose di essere dissodate e messe a coltura. Si tratta di strutture possenti che ancor oggi conservano una loro dimensione epica, dominando una piana di forme geometriche che in ogni stagione dell'anno, a seconda della fase di coltivazione, cambia aspetto fino ad apparire, quando le risaie sono allagate, come una grande distesa di acqua a quadretti.

Lucedio è una di queste strutture, la più antica e probabilmente la più importante. Edificata a partire dal 1123 sui terreni che il Marchese Ranieri di Monferrato donò ai monaci cistercensi provenienti da La Fortè, fu forse la prima azienda agricola della storia a produrre anche per il mercato. Fu lì che nel ‘400, importata dall'Oriente, ebbe origine la coltura del riso in Italia, secondo pratiche che rimasero in uso sino al secondo ‘900, per essere poi soppiantate dalla meccanizzazione che rivoluzionò il lavoro nei campi. La sua storia fu caratterizzata da un'articolata serie di cessioni e passaggi di proprietà. A partire dal 1784 l'abbazia fu infatti secolarizzata da papa Pio VI, che la cedette all'allora duca d'Aosta Vittorio Emanuele. In seguito all'occupazione francese passò poi sotto il controllo di Napoleone per essere di lì a poco concessa, nel 1807, al Principe Camillo Borghese, governatore generale del Piemonte. Gli susseguirono come proprietari il marchese Giovanni di San Giorgio e il Duca Raffaele di Galliera, al quale fu concesso il titolo di principe di Lucedio, per passare infine, nel 1937, sotto il controllo dei conti Cavalli d'Olivola, gli attuali proprietari.

LucedioCostituita da un insieme che integra architetture romaniche a quelle di periodi successivi, evidenzia tutte le specificità di quella che ultimamente viene studiata come "l'architettura delle grange". Dall'aspetto di un'abbazia fortificata, consta di un risalente nucleo centrale che comprende il refettorio e la sala capitolare, un inconsueto campanile duecentesco di forma ottagonale e da Santa Maria, la chiesa del diciottesimo secolo (al cui interno si trovano affreschi in pessime condizioni di conservazione) che venne ad affiancare la più antica chiesa del Popolo. Un luogo che conserva dunque il fascino di un millennio di storia, di primati agricoli-economici e di misteri come le gotiche leggende che circolano, relative a strane nebbie, ed i cunicoli ipogei segreti. Un luogo che tuttavia rischiava lentamente di essere perso per il silenzio e per l'inerzia, basti pensare che le strutture originarie erano state recentemente utilizzate come deposito di macchine agricole - addirittura il portale di una delle chiese è stato sostituito da un orrendo portone di lamiera proprio per permettere l'ingresso di tali mezzi. Un destino che fortunatamente sarà evitato per via di queste opere di intervento che riguarderanno dapprima la messa in sicurezza delle strutture della chiesa, come il ripristino del tetto e dei pluviali ed il consolidamento statico delle strutture portanti, oltre ai primi interventi sugli intonaci affrescati, per proseguire con il ripristino del campanile e la sistemazione delle aree esterne.

Ma sono tanti purtroppo i tesori dispersi sul territorio italiano che, se non tutelati, rischiano di essere irrimediabilmente danneggiati o persi. Eventualità che andrebbero evitate con l'aiuto di tutti quanti, a partire dagli abitanti dei luoghi in cui tali patrimoni si trovano, che possono evidenziare, lamentandoli, eventuali abusi o la semplice trascuranza. Si tratta di difendere la nostra storia, le nostre origini e le straordinarie bellezze che, preservatesi dall'incedere del tempo, ci sono state lasciate in eredità.

! Sara Franchino
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