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Foibe: quando la storia viene insabbiata

di Davide Zoppi - 13 febbraio 2004

Questo mio breve saggio nasce dalla necessità di raccontare una verità che per sessant'anni è stata sottaciuta, quasi del tutto eliminata dalla memoria di noi italiani, per mezzo di quelle che lo storico Courtois chiama "amnesie-amnistie". Una storia di cui pochi fino ad ora hanno avuto consapevolezza, a causa di clamorose "dimenticanze" delle TV, dei giornali e soprattutto dei libri di storia. Una storia accompagnata dal silenzio, dall'ignoranza e da una politica che ha sempre tentato di insabbiare i casi eclatanti dei massacri che mi accingo a raccontare. Al contrario, infatti, di quanto disse Gian Battista Vico, una storia fatta di silenzi, falsificazioni e mistificazioni non è certo maestra di vita.

Cercando su un vocabolario o enciclopedia il termine "foiba", la maggior parte di essi, scrive questa definizione: "Dal friulano foibe, che è il latino fovea, "fossa". In geografia fisica, uno dei tipi di dolina; in particolare, nella regione istriana sono indicati con il nome di foiba le grandi conche chiuse derivate da doline fuse assieme, al fondo delle quali si apre un inghiottitoio più o meno profondo". Stop. Niente di più. Il loro nome, invece, è soprattutto legato all'uso crudele che ne fecero i partigiani comunisti jugoslavi del maresciallo Tito, che tra il 1943 e il 1945 vi massacrarono migliaia di italiani. Ma partiamo con ordine.

Alla fine dell'aprile 1945, i nazisti si dovettero arrendere dal combattere in Venezia Giulia e l'Italia, con sofferenze strazianti, uscì da una guerra disastrosa, ma con la speranza di un futuro di pace. Per tutto il territorio orientale italiano invece, non fu così. Su quelle terre si avventò la furia e le mire annessionistiche delle truppe comuniste di Tito. Così iniziò una feroce oppressione e pulizia etnica degli italiani tramite le foibe e i campi di concentramento jugoslavi. Le vittime dei titini erano condotte, dopo atroci sevizie e violenze, nei pressi della foiba; molte erano spogliate e stuprate; qui gli aguzzini, non soddisfatti dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e le caviglie con filo di ferro stretto con delle pinze e successivamente legati uno ad uno, generalmente fino a farne una fila di dieci, per essere sospinti nel baratro davanti ai loro occhi. I massacratori sparavano una scarica di mitra al primo, che faceva rovinosamente cadere nella foiba tutti gli altri. Sul fondo, chi non trovava la morte dopo un volo di decine, a volte centinaia di metri, continuava ad agonizzare tra gli spasmi e le urla procurate dalle ferite e dalle lacerazioni causate dagli spuntoni di roccia durante la caduta. Le foibe più note per questi usi barbari sono quelle di Basovizza, Monrupino e Opicina. La tecnica di eliminazione delle foibe era già stata utilizzata dalle truppe titine dopo l'8 settembre 1943. Ma dopo la primavera 1945 questa tecnica di tortura era applicata in tutta quella regione.

Le vittime di tutti questi orrori erano italiani di ogni estrazione sociale: dai civili ai militari, dai Carabinieri ai Finanzieri, gli agenti di Polizia, fascisti e antifascisti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale e anticomunisti slavi e croati. Furono infoibati tutti coloro che si opponevano alla furia e all'avanzata del comunismo. L'accostamento italiano/fascista ha procurato una mattanza. Secondo alcune ricerche, le vittime delle foibe furono all'incirca 10.000, alle quali vanno aggiunti i migliaia di deportati nei campi di concentramento jugoslavi, molti dei quali non fecero più ritorno. Inoltre vanno anche enumerati i ben 350.000 italiani che fuggirono, tramite un grande esodo, da quelle zone insanguinate, cercando di trovare un riparo e il sogno della salvezza.

In tutta questa tragica vicenda e nell'invasione jugoslava di Trieste hanno gravissime responsabilità il Partito Comunista Italiano e Togliatti in persona, il quale si rallegrava dell'occupazione della regione da parte delle truppe del maresciallo Tito. Tutta questa storia è di ieri, storia a noi contemporanea ad altre tragedie e massacri di cui giustamente si ricorda tutto, si onorano le vittime e si condannano i carnefici. Ma queste purtroppo, sono persone morte due volte: a causa della morte che hanno trovato, ma soprattutto per la sorda dimenticanza ed emarginazione che hanno nei libri di storia. Per questo, per mantenere viva la memoria di questi fatti tragici, è assolutamente encomiabile l'iniziativa del Comune di Rapallo (GE), come quelle di tutti gli altri Comuni italiani che hanno intitolato una via o una piazza ai martiri delle foibe, affinché anche queste iniziative svolgano un'opera di ripristino della verità storica. Ma purtroppo certa gente ancora oggi non capisce o forse vuole solo dimenticare per paura e per calcolo politico. Per avere il "bollino di qualità", la "patente di democratico", per definirci uomini liberi non possiamo dirci soltanto antifascisti, bensì antitotalitari, condannando in modo fermo e deciso anche gli orrori dei regimi comunisti sparsi per il mondo. E questo è un punto che molti, forse troppi, non hanno compreso perché stretti nelle loro gabbie ideologiche, non hanno ancora potuto respirare ed apprezzare il sapore e il gusto della Libertà.

Davide Zoppi

Con questo testo Davide Zoppi ha vinto la terza edizione del concorso, organizzato dalla Regione Liguria, avente a tema "Il sacrificio degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli"

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