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Gli USA e le web-campagne elettorali

di Pietro De Leo - 13 febbraio 2004

Seguire le elezioni primarie del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti è una buona occasione per rendersi conto come sta cambiando il modo di fare campagna elettorale. Per cogliere fino in fondo il fenomeno non bisogna guardarlo con gli occhi italiani, ma occorre calarci nella realtà prettamente statunitense. La campagna elettorale americana è la sconfitta della politica soporifera basata su una piatta retorica, è un continuo one-man show, in cui l'utilizzo di messaggi sintetici, brevi ed efficaci si concilia con l'identificazione del candidato. Il tutto, chiaramente, richiede una disponibilità economica da tycoon e mai come ora i mezzi di comunicazione vengono sfruttati al massimo per raggiungere ogni singolo elettore. Internet, in questo, gioca un ruolo fondamentale, pari forse a quello della televisione. E i risultati di certo non mancano, visto che il web è il modo più veloce ed affidabile per tenersi informati; così i siti internet dei candidati sono quotidianamente aggiornati, ricchi di informazione, novità, fotografie e video con il discorso cavallo di battaglia della campagna elettorale.

Howard Dean è stato colui che ha saputo al meglio sfruttare il web, e la rimonta di Kerry, partita dall'Iowa, la dobbiamo a ben altri motivi, soprattutto di ordine ideologico e finanziario. Dean ha creato una rete di informazione che comprende un sito centrale, deanforamerica.com, e diversi "siti satellite", cioè nati e concepiti per cercare di catturare il singolo voto. I principali autori sono i giovani studenti, che dalle loro stanze dei campus universitari, armati di portatili e webcam, hanno creato un sistema di community in cui si possono fare nuove conoscenze, portare on line i propri amici sostenitori di Dean per fare nuove conoscenze scrivendo e discutendo di politica ed attualità. Così vengon fuori altri gruppi di discussione, con il risultato che la propaganda si allarga a macchia d'olio. Il concedere a chiunque la possibilità di dire la propria è simbolo di attenzione al singolo cittadino, ai suoi problemi, alle sue aspettative, e non c'è ora sito di un candidato presidenziale che non abbia la sua sezione "blog", uno spazio, cioè, per scrivere articoli e mandare il proprio messaggio al candidato.

La novità importante di questa campagna elettorale sono i cosiddetti "House Party", le feste private a tema organizzate per cercare nuovi adepti e nuovi elettori. Si è creata una rete nazionale di queste feste ed incontri mondani, tanto che una parte dello staff di tutti i candidati alle primarie (sempre a disposizione per e-mail e per telefono) si occupa della pianificazione a distanza, suggerendo a chi volesse organizzarne una a casa propria su quali gadgets puntare, come fare gli inviti e come pubblicizzare l'evento negli organi di stampa locali. Quello dell'House Party è un modo molto intelligente per unire il divertimento all'impegno, creando una buona occasione mondana per trasmettere un messaggio, e per sentirsi parte attiva di un grande progetto politico; non sorprende quindi che questa pratica abbia superato persino i confini degli Stati Uniti, come nel caso dei "John Kerry house party" andato di scena addirittura a Berlino e ad Hannover.

Internet è anche l'unica risorsa possibile per chi, fra i candidati, fin dall'inizio non ha goduto dell'attenzione dei media, come Dennis J.Kucinic. E' il più sinistrorso dei candidati, pacifista, no-global, soavemente feroce oppositore di Bush e soprattutto della sua politica per combattere il terrorismo. Ha cercato di costruirsi l'immagine sessantottina di uomo puro, che non conosce l'odio e vuole bene ai bambini. Sul suo sito ostenta la lettera che una bambina gli ha spedito per in invitarlo al suo decimo compleanno, e non perde l'occasione per farsi fotografare a colloquio con gruppi di teen-agers. Per rafforzare la sua immagine di icona vivente dell'amore propone un house party in occasione del giorno di San Valentino (con tanto di festoni a forma di cuore con impresso il suo nome), e suggerisce di pubblicizzarlo su Indymedia, il sito web dei no-global di tutto il mondo.

In Italia parlare di una campagna elettorale telematica con grande coinvolgimento di giovani ed appassionati del pc sembra fuori luogo. Da noi un sito internet politico è visto come una pura formalità, il semplice alibi per non essere tacciati di antichità. I cosiddetti "siti-vetrina", la morte della creatività e del piacere di scrivere, da noi sono l'abitudine. Non si riesce a cogliere l'occasione per sfruttare appieno un mezzo che è un modo in più per ascoltare, raccogliere sensazioni e rendersi conto di problemi. L'elettore è spinto di più a comunicare via e-mail che missiva cartacea, vista la velocità e la fruibilità. Si contano, comunque, delle eccezioni. Il sito di Forza Italia è sempre al passo con l'attualità, costantemente aggiornato e con degli spunti di riflessione per il week end: quale libri leggere, che film andare a vedere, e articoli di giornale interessanti. Un'accelerazione c'è stata in occasione del decennale del partito: sono stati messi on-line i manifesti elettorali che hanno attraversato dieci anni di lavoro sulla scena politica, è scaricabile il discorso con cui il Presidente Berlusconi annunciò la nascita del partito. Tutto questo ha riscosso l'ennesima derisione critica, l'accusa di copiare gli Americani. Ma è forse un peccato dare al cittadino un modo in più per conoscere i propri programmi, del materiale in più per informarsi e per formare la propria coscienza politica?

! Pietro De Leo
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