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Il massimalismo no global

di Pietro De Leo - 19 febbraio 2004

Non diteci, per favore, di stare tranquilli. Non diteci che sono solo ragazzi i quali amano fare politica a modo loro e che, infondo, una certa ragione ce l'hanno. Perché le notizie che in questi giorni ci arrivano dal mondo dei centri sociali non possono far altro che accrescere la convinzione di chi vede questi fautori del neo-massimalismo come un serio pericolo per l'ordine pubblico. Pensavamo di averne abbastanza, dopo il ritorno alla normalità della situazione romana (con Nunzio D'Erme di nuovo fra i banchi del consiglio comunale), invece no, eccoli di nuovo. A fare cronaca.

Pochi quotidiani hanno parlato di un manuale in voga nelle scorse settimane in due centri sociali milanesi, in cui appariva la lista completa della "presenza razzista e fascista nella città di Milano". Persone, locali e altri luoghi da colpire, per realizzare la causa. Regola fondamentale dell'antifascismo è, secondo gli autori del macabro libretto, "la negazione dell'agibilità fisica e politica". Cioè colpire e colpire. Non politicamente, questo è secondario, ma fisicamente. Un linguaggio da anni '70, espressioni spaventevoli di un mondo che pensavamo di avere sconfitto ma che, evidentemente, rivive nell'esaltazione di chi si sente legittimato a tutto.

La degenerazione di questi gruppi che pretendono di entrare con la forza nel dibattito politico non si ferma, però, a Milano. Passa anche per Genova in cui dei disordini del G8, oggi, si vivono le conseguenze nelle aule di tribunale. Il Comune, che per le devastazioni della città ha dovuto far fronte a circa quindici miliardi di lire di danni, si è costituito parte civile. E subito è scattata la controffensiva da parte del gruppo di Rifondazione che si è avvalso di una fedelissima claque di individui presi direttamente dai centri sociali. Grida, insulti, il solito siparietto anti-istituzionale che oramai è diventato davvero stucchevole. Non è possibile parlare di dialettica politica, per una forza che sembra proprio non avere minima idea di cosa significhi la democrazia.

Questo non è un punto di partenza, ma un arrivo, e alla base di tutto c'è chi ha cercato di legittimarli politicamente e ne ha dato il rinforzo per le tendenze massimaliste. Tendenze che, a quanto dimostra il manuale distribuito a Milano, sono destinate ad evolvere. Non hanno un'identità culturale e, sinceramente, non hanno una vera coscienza politica. Il loro primo scopo è contraddire l'assetto istituzionale, sempre e ovunque. E si oppongono a chi cerca di evitare i loro scempi. Sono pronti a scagliarsi contro chiunque ne metta i discussione l'aureola di forza pensante e, soprattutto, provi a dire basta all'impunità. A questo punto, però, non basta più lanciare grida d'allarme. Serve un controllo effettivo. Per questo, come non appoggiare gli sforzi di chi, come alcuni esponenti della CdL (in particolare Filippo Ascierto di An), ha colto appieno il problema e sta promuovendo un maggiore monitoraggio dei centri sociali da parte delle forze dell'ordine?

Oramai, il cosiddetto "popolo di Seattle Italiano" dalle mille utopie e dalle mille farneticazioni politiche, non esiste più. Ora è molto di più, è un pericolo. E visto che, molti di loro, fanno il bello e cattivo tempo nelle scuole e nelle università, è un pericolo che definire grave non è di certo un'esagerazione.

! Pietro De Leo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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