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Giorgio Morandidi Francesco Natale - 20 febbraio 2004
Arte difficile, quindi, la sua; senza possibilità di essere inquadrata entro categorie definite, proprio per la originale solitudine della sua ricerca, per la difficoltà nell "storicizzarlo". Morandi non è "naturalista", nè compiutamente "metafisico". Ha dipinto per tutta la vita pochi ritratti, poi rifiutati, pochi paesaggi, molte nature morte he si ripetono nel titolo disadorno con qualche variazione illuminante. Nell'inconscio e nella memoria collettiva il nome di Morandi è associato a bottiglie sbiadite, di forma incerta, a colori spenti privi di brillantezza, a tele piatte che riscuotono l'entusiasmo degli intenditori. Eppure dietro l'apparente piattezza e ripetitività si cela una vera e propria rivoluzione dell'arte moderna, non solo italiana, ma anche europea. Non a caso Morandi è stato accostato a Piet Mondrian e a Vermeer. Il punto di partenza è la concezione dello spazio, così come viene proposto, nelle sue forme varie, della pittura metafisica. Ma mentre De Chirico e Carrà recuperano la cosiddetta "tradizione italiana" che parte da Giotto e arriva a Piero della Francesca, in opposizione ai presupposti ed agli esiti del Futurismo, Morandi riprende il discorso avviato da Cezanne, anticipa Modigliani e rompe definitivamente con la tradizione e la prospettiva classica, semplicemente ignorandola.
Questo è il punto. Cezanne ha rotto un equilibrio che attraversa la pittura romantica e pervade ancora l'Impressionismo. Lo spazio non è un dato incontrovertibile. Lo spazio è solo illusione, realtà apparente o, meglio, solo uno dei termini. L'altro polo è la coscienza, la soggettività. Illusorio è il tentativo di riprodurre uno spazio a misura e su misura dell'uomo. Quello che tramonta con Morandi è la forma di un antropocentrismo come misura della realtà. Anche se la presenza umana è recuperata in un altro senso: sono l'occhio dell'uomo e la sua coscienza i principi ordinatori della realtà.
Tra queste, una, del 1937 presenta aspetti interessanti, non solo per l'affollamento di bottiglie, caraffe, vasi posti orizzontalmente e verticalmente, simili a strutture architettoniche, ma perchè il quadro sembra l'opera di un fotografo maldestro che nel riprodurre la scena non ha posto bene a fuoco l'insieme, si è avvicinato troppo e ai lati ha tagliato gli oggetti. Le bottiglie, poi, non hanno contorni netti, ma appaiono tremolanti, sfatte. Sembrerebbero riproporre una sorta di naturalismo, di recupero della materialità, ma proprio i contorni sfatti, i colori opachi indicano una tensione interiore intrisa di inquietudine. Insomma Morandi, lontano da un facile simbolismo e da un narcisistico intimismo, indica la strada nuova dell'arte e segna la definitiva discriminante con l'arte del passato.
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Ragionpolitica, periodico on line n.45 del 20/2/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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