RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Giorgio Morandi

di Francesco Natale - 20 febbraio 2004

Giorgio MorandiPersonalità artistica alquanto singolare quella di Giorgio Morandi, la cui vita è trascorsa circondata da un alone di solitudine e di isolamento voluti, nella provincialissima città di Bologna dei primi decenni del secolo. Certo si sposta, va a Firenze ed Arezzo, studia la pittura toscana da Giotto a Masaccio, a Paolo Uccello a Piero della Francesca, prende il diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1918, attraverso una rivista bolognese, "La Raccolta", conosce la pittura metafisica e in questo stesso anno si sperimenta in opere che, se pure in maniera e misura originale, al genere si ispirano. Nel 1919 conosce Carrà e De Chirico, entra in contatto con l'ambiente di "Valori Plastici", con Leo Longanesi e "Il Selvaggio", partecipa alle mostre collettive organizzate a Milano fra il 1926-1929 da "Novecento" senza aderire apertamente al movimento. E' in contatto, insomma, con la realtà culturale ed artistica del proprio tempo, ma si riserva sempre un angolo di ricerca e di riflessione personale che non consentono di iscriverlo a questo o quest'altro movimento.

Arte difficile, quindi, la sua; senza possibilità di essere inquadrata entro categorie definite, proprio per la originale solitudine della sua ricerca, per la difficoltà nell "storicizzarlo". Morandi non è "naturalista", nè compiutamente "metafisico". Ha dipinto per tutta la vita pochi ritratti, poi rifiutati, pochi paesaggi, molte nature morte he si ripetono nel titolo disadorno con qualche variazione illuminante.

Nell'inconscio e nella memoria collettiva il nome di Morandi è associato a bottiglie sbiadite, di forma incerta, a colori spenti privi di brillantezza, a tele piatte che riscuotono l'entusiasmo degli intenditori. Eppure dietro l'apparente piattezza e ripetitività si cela una vera e propria rivoluzione dell'arte moderna, non solo italiana, ma anche europea. Non a caso Morandi è stato accostato a Piet Mondrian e a Vermeer.

Il punto di partenza è la concezione dello spazio, così come viene proposto, nelle sue forme varie, della pittura metafisica. Ma mentre De Chirico e Carrà recuperano la cosiddetta "tradizione italiana" che parte da Giotto e arriva a Piero della Francesca, in opposizione ai presupposti ed agli esiti del Futurismo, Morandi riprende il discorso avviato da Cezanne, anticipa Modigliani e rompe definitivamente con la tradizione e la prospettiva classica, semplicemente ignorandola.

natura mortaPer lui la modernità non coincide con il recupero dell'antico, se pur filtrato attraverso la rivisitazione di una sensibilità diversa. E l'adesione temporanea alla pittura metafisica non significa evasione o polemica, ma un ambito di ricerca in cui definire il rapporto tra oggetto e soggetto, tra spazio e coscienza. Qui interviene la lezione di Cezanne, il maestro riconosciuto della modernità. Non si tratta di saldare una tradizione millenaria che parte da Platone e ispirata agli archetipi, con l'evoluzione dell'arte la quale "con versi nuovi dovrebbe ripetere concetti antichi" (A. Chenier). Si tratta, semplicemente, di prendere atto che la classicità, anche nelle forme del "revival" rinascimentale ha esaurito la funzione di proporre modelli di perfezione universale ed eterna, modelli da reinterpretare e da riproporre in veste nuova. Non si tratta di rinnovare semplicemente il linguaggio figurativo, ma di attingere ad una antropologia diversa.

Questo è il punto. Cezanne ha rotto un equilibrio che attraversa la pittura romantica e pervade ancora l'Impressionismo. Lo spazio non è un dato incontrovertibile. Lo spazio è solo illusione, realtà apparente o, meglio, solo uno dei termini. L'altro polo è la coscienza, la soggettività.

Illusorio è il tentativo di riprodurre uno spazio a misura e su misura dell'uomo. Quello che tramonta con Morandi è la forma di un antropocentrismo come misura della realtà. Anche se la presenza umana è recuperata in un altro senso: sono l'occhio dell'uomo e la sua coscienza i principi ordinatori della realtà.

Natura morta metafisicaMornadi, comunque, inizia la sua ricerca partendo dalla pittura metafisica. Due opere in particolare sottolineano i passaggi evolutivi: "Grande natura morta metafisica" e "Natura morta con scatola". Nella prima troviamo il consueto manichino, una bottiglia bianca, un parallelepipedo, una forma cilindrica allungata. Esiste un preciso rapporto relazionale tra gli oggetti ed i piani, tra volume colore, propspettiva. E' ancora nella tradizione, più vicino a De Chirico che a Carrà. Nella seconda, invece, compaiono numerosi elementi di novità; il quadro sembra lineare ed essenziale: vi compaiono, tra forme diverse, una pallina, un vecchio fermaporte, un regolo. Sullo sfondo e a sinistra la pallina ed il fermaporte sono rimarcati dalla loro ombra. Sfugge quyalsisi significato simbolico. La scatola appare come forma geometrica che racchiude uno spazio asettico, privo di aria, quasi lunare, in cui gli oggetti galleggiano senza peso. Ma nonostante l'impianto accurato e l'evidente profondità, le leggi della prospettiva sono violate e superate. Siamo già sulla strada che porterà alle celebri "nature morte" degli anni '30-'40.

Tra queste, una, del 1937 presenta aspetti interessanti, non solo per l'affollamento di bottiglie, caraffe, vasi posti orizzontalmente e verticalmente, simili a strutture architettoniche, ma perchè il quadro sembra l'opera di un fotografo maldestro che nel riprodurre la scena non ha posto bene a fuoco l'insieme, si è avvicinato troppo e ai lati ha tagliato gli oggetti. Le bottiglie, poi, non hanno contorni netti, ma appaiono tremolanti, sfatte. Sembrerebbero riproporre una sorta di naturalismo, di recupero della materialità, ma proprio i contorni sfatti, i colori opachi indicano una tensione interiore intrisa di inquietudine.

Insomma Morandi, lontano da un facile simbolismo e da un narcisistico intimismo, indica la strada nuova dell'arte e segna la definitiva discriminante con l'arte del passato.

! Francesco Natale
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.45 del 20/2/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata