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numero 280
6 marzo 2008
 
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Underworld

di Andrea Fontana - 20 febbraio 2004

underworldIn un futuro imprecisato la terra è teatro di una guerra senza esclusioni di colpi fra la razza dei vampiri e quella dei licantropi. Cent'anni prima la guerra era stata momentaneamente sospesa, in seguito alla sconfitta dei lican (così sono chiamati gli uomini-lupo). Da allora questi vivono sottomessi ai vampiri, tramando segretamente una rivincita.

La trama appare semplice in questa produzione ad alto costo, ma effettivamente è più studiata di quanto ci si aspetti. Se appare scontato l'innamoramento fra la protagonista Selene (interpretata da un'insolita Kate Beckinsale) e il lican Micheal (Scott Speedman), che ovviamente diviene simbolo di una solidarietà fra razze, un incontro fra diversi, speranza per il futuro e inno all'amore, altri elementi appaiono meno prevedibili. Innanzitutto c'è l'idea originale di separare le progenie nemiche in classi sociali, in cui i vampiri rappresentano l'ala aristocratica della società, mentre i licantropi quella proletaria. La distinzione è evidenziata dagli stili di vita, dai luoghi in cui si collocano le due specie: i vampiri vivono in un castello regale, si vestono in maniera elegante e forbita; i lican stanno in sporchi sotterranei, cunicoli che si sondano nella zona sottostante la città.

underworldInteressante sarebbe approfondire ciò che è stato all'origine della guerra, il suo senso. Lo scontro è nato quando Victor, uno dei principi della notte, per paura di un connubio fra razze, uccise la figlia perché innamorata di Lucian, un licantropo che serviva i vampiri. Allora Lucian per vendetta (e disperazione) decise di dichiarare guerra a coloro che gli avevano tolto ciò che lo rendeva più umano: l'amore. L'amore è dunque al centro d'ogni disputa, ma anche l'unico mezzo per risolverla. Il richiamo all'Iliade di Omero e alla causa della guerra di Troia è evidente, ma probabilmente involontario.

underworldIn ogni caso la conclusione sembra suggerire che l'unica soluzione possibile sia l'unione delle due specie, per mezzo di un progetto apparentemente folle cui i lican miravano: creare un essere per metà vampiro per metà lupo mannaro.

I temi che stanno alla base di Underworld sono fin troppo chiari e forse peccano di eccessiva filantropia e artificiosità. Ma i personaggi sono ben sviluppati, la storia regge grazie anche ad uno sviluppo narrativo che approfondisce non solo il presente, ma anche il passato. Ed è apprezzabile il tentativo, comunque originale, di dare una nuova spiegazione all'origine dei vampiri (e dei licantropi), entrambi figli dell'uomo, in questo caso un certo Corvinus, un guerriero medievale che possedeva un gene particolare in grado di difenderlo dalla peste. Aiuta anche la straordinaria scenografia, tanto cupa quanto claustrofoba, che ha trovato in una Budapest irriconoscibile il luogo ideale per lo sviluppo filmico. È manifesto quanto Undeworld debba a Il corvo di Alex Proyas. La fotografia fa da contorno al tutto, con la sua (voluta) tenebrosa oscurità, colori smorti che tendono verso il nero ed il blu scuro.

underworldCerto è che il tema dei vampiri sembra andare molto di moda ultimamente. Il genere aveva trovato nuova linfa nel duo Blade/Blade II, con Wesley Snipes, in cui si dava libero sfogo alla rinnovata visionarietà americana. Ma ha fatto storia anche Intervista con il vampiro, del sottovalutato Neil Jordan, che dava profondità e spessore ad una storia che al cinema ha più di ottant'anni, e che ha avuto come capostipite quel capolavoro espressionista che è Nosferatu di Murnau. Anche nel cinema di animazione, ed in particolare quella giapponese, i vampiri sono stati protagonisti: si parla del recente Blood the last vampire, in cui la condizione vampiresca fa da metafora al male e all'odio che attanaglia l'uomo.

Per concludere Underworld è uno strano tentativo dove si vuole dire tanto (troppo) e per necessità economiche lascia il passo ad una spettacolarità sensazionalistica, che talvolta appare vuota e sterile. Rimane l'amaro in bocca per la consapevolezza di qualcosa che in potenza poteva valere di più, e che invece punta più sulla cornice che sul quadro.

! Andrea Fontana
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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