|
|||||||
|
|
Underworlddi Andrea Fontana - 20 febbraio 2004
La trama appare semplice in questa produzione ad alto costo, ma effettivamente è più studiata di quanto ci si aspetti. Se appare scontato l'innamoramento fra la protagonista Selene (interpretata da un'insolita Kate Beckinsale) e il lican Micheal (Scott Speedman), che ovviamente diviene simbolo di una solidarietà fra razze, un incontro fra diversi, speranza per il futuro e inno all'amore, altri elementi appaiono meno prevedibili. Innanzitutto c'è l'idea originale di separare le progenie nemiche in classi sociali, in cui i vampiri rappresentano l'ala aristocratica della società, mentre i licantropi quella proletaria. La distinzione è evidenziata dagli stili di vita, dai luoghi in cui si collocano le due specie: i vampiri vivono in un castello regale, si vestono in maniera elegante e forbita; i lican stanno in sporchi sotterranei, cunicoli che si sondano nella zona sottostante la città.
I temi che stanno alla base di Underworld sono fin troppo chiari e forse peccano di eccessiva filantropia e artificiosità. Ma i personaggi sono ben sviluppati, la storia regge grazie anche ad uno sviluppo narrativo che approfondisce non solo il presente, ma anche il passato. Ed è apprezzabile il tentativo, comunque originale, di dare una nuova spiegazione all'origine dei vampiri (e dei licantropi), entrambi figli dell'uomo, in questo caso un certo Corvinus, un guerriero medievale che possedeva un gene particolare in grado di difenderlo dalla peste. Aiuta anche la straordinaria scenografia, tanto cupa quanto claustrofoba, che ha trovato in una Budapest irriconoscibile il luogo ideale per lo sviluppo filmico. È manifesto quanto Undeworld debba a Il corvo di Alex Proyas. La fotografia fa da contorno al tutto, con la sua (voluta) tenebrosa oscurità, colori smorti che tendono verso il nero ed il blu scuro.
Per concludere Underworld è uno strano tentativo dove si vuole dire tanto (troppo) e per necessità economiche lascia il passo ad una spettacolarità sensazionalistica, che talvolta appare vuota e sterile. Rimane l'amaro in bocca per la consapevolezza di qualcosa che in potenza poteva valere di più, e che invece punta più sulla cornice che sul quadro.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.45 del 20/2/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||