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6 marzo 2008
 
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Riflessioni sull'obesità

di Waldemar Ingdahl - 20 febbraio 2004

In tutti i paesi in occasione delle festività il maggior divertimento è il mangiare. In effetti è giusto festeggiare con un buon pranzo. Nella nostra storia, non molte generazioni fa, non era cosa scontata che si potesse mangiare in abbondanza. La penuria, piuttosto che l'abbondanza, è stata la norma quotidiana per l'umanità. Ma oggigiorno, grazie alla migliore produzione agricola e all'apertura sociale, un maggior numero di persone può mangiare a sufficienza. Secondo le cifre dell'ONU il numero di persone che patisce penuria di cibo è sceso da 920 milioni del 1980 a 799 milioni nell'anno 2000, ciò malgrado che la popolazione mondiale sia aumentata di 1,6 miliardi. Più persone vivono più a lungo, e conducono una vita più salutare.

Vi è però un rovescio della medaglia. Sempre più nazioni riscontrano che il grasso e l'obesità cominciano a diventare un problema per la popolazione. Circa 1,7 miliardi di persone hanno attualmente problemi di sovrappeso. L'organizzazione mondiale della salute pubblica (WHO), nell'anno 2000 ha definito questo fenomeno come una vera e propria epidemia e come la maggiore causa delle malattie cardiovascolari (che causano nel mondo più numero di decessi dell'AIDS, della malaria e delle guerre). L'obesità è colpevole anche delle cifre in aumento del diabete, di diverse forme di cancro e di altre malattie connesse alla sovrabbondanza del vivere.

Oggigiorno, in molti paesi europei, circa un uomo su due e una donna su tre hanno problemi di sovvrapeso e una persona su dieci soffre di vera e propria obesità (un raddoppiamento delle cifre dall'inizio degli anni 80).

Particolarmente seria è la situazione riguardo ai bambini: si calcola che in Europa circa il 20% dei bambini tra i 6 ed i 17 anni siano di peso eccessivo. I bambini italiani hanno il primato in questa categoria.

In effetti non è colpa del cibo se diventiamo sempre più grassi. La colpa è piuttosto dell'evoluzione e delle capacità del genere umano. Il nostro corpo si è formato per una vita di iponutrizione e di pesante lavoro fisico, non per la sovrabbondanza e la sedentarietà. I nostri corpi sono ben strutturati ad accumulare energia durante corti periodi di abbondanza, per avere una riserva durante i lunghi periodi di penuria. Ma se i tempi magri non vengono mai, il corpo umano ha difficoltà a consumare energia e ciò causa l'aumento della circonferenza vita. I nostri pranzi sono ancora composti di cibo di festa dell'antica società agricola, ma senza il duro lavoro fisico di quei tempi. Non c'è da sorprendersi quindi se si accumula adipe!

In molte nazioni è sorta la richiesta che qualcuno faccia qualcosa. Negli Stati Uniti vi sono stati casi di denuncia contro ditte che si dice producano cibo grasso. Qui in Europa sono state avanzate richieste di infliggere "tasse sul grasso" e che lo stato debba costringere l'industria alimentare a produrre cibo più salutare. Si dice che sia particolarmente importante che le scuole si impegnino a cambiare le abitudini alimentari dei bambini, poiché tali abitudini sono più difficili da cambiare nella vita adulta. Si afferma che lo stato dovrebbe intervenire nel campo per garantire ai cittadini un buon livello di qualità di vita e diminuire i costi per l'assistenza sanitaria.

In un certo senso si dovrebbe essere piuttosto cauti nel pubblicare allarmi di catastrofe: spesso si confonde troppo facilmente l'obesità cronica con il sovrappeso. Le "tasse sul grasso" colpirebbero più duramente i più poveri fra cui si riscontra il maggior numero di casi di sovrappeso, in quanto cibo non salutare e cattive abitudini alimentari non dipendono in primo luogo dal prezzo. Abbiamo bisogno di nutrimento ma con giuste proporzioni e quantità. Non è sempre il cibo grasso ad avere la colpa, anche se questo in modo troppo semplicistico ne è stato fatto a capo espiatorio. Il problema deve venire affrontato con maggiore serietà.

In Svezia, malgrado il divieto alla pubblicità rivolta ai bambini e l'intervenzionismo dello stato, i bambini ed i giovani sono altrettanto grassi come quelli di altri paesi comparabili. Se i bambini sono grassi dipende certo più dalla natura e dalla mamma che da McDonald's e da uno stato non intervenzionista.

In effetti il dibattito sull'obesità apre la strada agli indirizzi sanitari del futuro, che si orientano sempre più verso la profilassi di una certa condizione salutare. Come pazienti dobbiamo assumerci più partecipazione a come vogliamo formare i nostri corpi attraverso le mete raggiunte dalla medicina, dalla biotecnica e dalla dietetica. Già attualmente possiamo constatare che chi è ricco nella nostra società spesso è più magro e cosciente della propria salute, poiché la tendenza è di assumersi una maggiore responsabilità per il proprio corpo. Fortunatamente spesso tali abitudini si diffondono allorché i mezzi per raggiungerle diventano meno costosi e più facilmente ottenibili.

Il rischio del paternalismo è che la gente si abitui all'idea che qualcun'altro si prenda le responsabilità. Ciò causerebbe nuove fratture nella società fra chi sa adattarsi alla nuova mentalità ed ai nuovi orientamenti sanitari e chi ristagna invece nel vecchio modello paternalistico della sanità pubblica.

In conclusione non si sfugge al fatto che la responsabilità grava su noi stessi come individui, nelle nostre scelte alimentari, di attività fisica o nell'uso di nuovi preparati farmaceutici. Dobbiamo quindi renderci conto che le gioie dei pranzi festivi comportano sia buone che cattive conseguenze per la nostra salute e che noi stessi dobbiamo scegliere il nostro stile di vita.

Waldemar Ingdahl

Waldemar Ingdahl è direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia)

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