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La sfida dell'alta tecnologia

di Francesco Tomasinelli - 26 febbraio 2004

Qualche mese fa, precisamente il 12 dicembre 2003, si è tenuta una sfida del tutto anomala e piuttosto curiosa. La vettura F1 Ferrari FA2003, condotta dal campione Michael Schumacher, ha sfidato il nuovo velivolo da combattimento europeo Typhoon, pilotato da Maurizio Cheli, in una gara di accelerazione su pista su breve distanza. La rossa è uscita vincitrice solo sui 600 metri; sul traguardo dei 900 metri la battaglia è stata più intensa e ha visto un minimo vantaggio del velivolo (favorito dalla pista bagnata), che ha invece staccato la vettura sui 1200 mt.

Sembra una manifestazione fine a se stessa ma ha un grande valore per l'industria italiana. Ci ricorda infatti che il paese è in grado di offrire un prodotto tecnologico di qualità in due dei settori di punta: automobilismo ed aeronautica. E la prova ha anche puntato i riflettori sull'ottimo ma costosissimo Eurofighter Typhoon (circa 50 milioni di euro al pezzo) che sta raggiungendo i primi reparti italiani proprio in questi giorni. Si tratta di un progetto molto sofisticato destinato a fornire alle nazioni europee partecipanti (Germania, Italia, Inghilterra, Spagna) un prodotto di punta, un vero caccia per la superiorità aerea.

Nato ufficialmente nel lontano 1983 e studiato per affrontare e vincere contro la sconfinata Aviazione Frontale Sovietica di allora e degli anni a venire, il Typhoon ha avuto, come tutti i progetti multinazionali, una gestazione lunga e travagliata. Alla fine, però, il progetto ha dato vita a quello che dovrebbe essere il più avanzato ed efficace velivolo della sua categoria, secondo solo all'F-22, figlio di un simile programma americano destinato a produrre il meglio senza compromessi. I primi Typhoon dell'Aeronautica Militare Italiana, e così quelli degli altri partner del progetto, vengono consegnati adesso ai reparti con l'operatività prevista, nel nostro caso, a partire dal 2006 presso il Quarto Stormo di base a Grosseto. Sono previsti 620 velivoli in totale (121 in Italia), cui si aggiungono gli esemplari austriaci e greci selezionati di recente. Sembra probabile anche un successo a Singapore.

Potremo chiederci se sia davvero necessario l'acquisto di mezzi così sofisticati e costosi. L'Italia ha bisogno di un velivolo da combattimento affidabile. Gli F-16 appena ricevuti possono bastare nel breve-medio termine, ma la scelta del nostro e degli altri paesi costruttori va valutata anche alla luce dei benefici che un programma così ambizioso comporta. Per esempio migliaia di posti di lavoro in industrie specializzate: esiste infatti un totale coinvolgimento di grandi aziende come Alenia e Fiat Avio. E' opportuno, inoltre, tenere conto del know-how, del grande bagaglio tecnologico accumulato e, ovviamente, del prestigio internazionale, oltre che dei proventi delle commesse per l'esportazione, da condividere tra i partner del progetto. A nessuno fa piacere lasciare il monopolio dell'hi-tech militare a Stati Uniti e Russia. Ormai tutti i paesi più ricchi vogliono mezzi di qualità, in grado, se proprio necessario, di vincere contro i possibili avversari a costi bassissimi (ovvero senza subire perdite, o quasi). La fornitura a Singapore citata sopra si inserisce in quest'ottica e significherebbe molto per tutta l'industria aerospaziale europea: battere gli americani sul loro terreno e assicurarsi un contratto da centinaia di milioni di euro per produrre i velivoli, i ricambi e fornire personale e addestramento. (Qui il sito ufficiale dell'Eurofighter Typhoon: www.eurofighter.com)

! Francesco Tomasinelli
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Ragionpolitica, periodico on line n.46 del 27/2/2004
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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