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6 marzo 2008
 
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Antonio van Dyck, raffinatissimo pittore europeo

di Sara Franchino - 26 febbraio 2004

Antonio van Dyck: Vertumno e Pomona«Grande per la Fiandra era la fama di Pietro Paolo Rubens, quando in Anversa nella sua scuola sollevossi un giovinetto portato da così nobile generosità di costumi e da così bello spirito nella pittura che ben diede segno di illustrarla e accrescerle splendore in quella dignità di eccellenza alla quale il maestro l'aveva innalzata. Fu questi Antonio Van Dyck». Così scrive il Bellori del raffinato pittore capace di coniugare l'attenzione dei particolari fiamminga alla classicità italiana. Nei suoi viaggi in Italia, effettuati nel periodo compreso tra il 1621 e il 1627, infatti Van Dyck ebbe modo di rapportarsi con i grandi maestri del nostro rinascimento e con l'emozionalità e il sentimentalismo tipici della controriforma..

In continuo movimento tra i principali centri italiani, Genova, Roma, Venezia, Palermo e Torino, chiamato a ritrarre nobili e sovrani, nelle sue opre è evidente l'assimilazione e la commistione di caratteristiche che appartengono a due mentalità, due approcci differenti e che fanno di Van Dyck un pittore internazionale. Un artista europeo, non solo per fama o per grandezza, ma proprio per la sua formazione che gli permetterà di coniugare, riassumendoli e rielaborandoli elementi che si rifanno a due gusti fra loro ancora lontani. Un risultato reso possibile dalla recettività e dalla grande capacità d'osservazione del maestro il quale, nei dipinti che ha l'occasione di vedere e studiare, riesce sempre ad individuare gli elementi stilistici più pregnanti, significativi e innovativi. Aspetti questi che si possono facilmente cogliere nel complesso della produzione vandickyana e sui quali si incentra la mostra allestita a Milano negli ambienti di Palazzo Reale, intitolata appunto "Van Dyck. Riflessi italiani", organizzata a seguito del ritrovamento dello splendido Compianto di Cristo, inevitabile fulcro dell'esposizione, da poco ritornato a far parte del patrimonio artistico nazionale grazie ad un'operazione congiunta tra il Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico dell'Arma dei Carabinieri e la Sopraintendenza.

Antonio van Dyck: Elena Grimaldi CattaneoNella Sala delle Cariatidi fino al venti di giugno si potranno quindi vedere una quarantina di opere, 36 per l'esattezza, tra cui capolavori assoluti, alcuni dei quali non sono mai stati esposti in Italia prima d'ora, che in gran parte il pittore di Anversa eseguì durante il suo soggiorno italiano. Ritratti, ma non solo; anche quei soggetti religiosi e mitologici spesso adombrati dal grande prestigio ottenuto in vita dall'artista come ritrattista e dalla esemplare produzione sacra di Rubens. Così si possono ammirare il sobrio ed austero ritratto di "Elena Grimaldi Cattaneo" conservato alla National Gallery of Art di Washington, raffigurata con un prezioso abito rigorosamente nero in una posa estremamente naturale mentre un piccolo servo di colore le regge l'ombrellino rosso; l'aulico e allo stesso tempo spontaneo "Fanciullo di casa Doria Genova" della National Gallery of Ireland di Dublino rappresentato mentre gioca con un cagnolino; come lo spirituale e sofferto "Francesco Orerio in adorazione del Crocifisso alla presenza dei santi Francesco e Bernardo" che si trova nella chiesa di San Michele a Rapallo, nel quale i due santi e il committente, in un profondo dolore reso evidente dai gesti e dagli sguardi, assistono alla tragedia della crocifissione. E ancora "Vertumno e Ponoma", i due personaggi di cui è raccontato il mito nelle Metamorfosi di Ovidio, o "Gorge Gage con due uomini", dipinti questi ultimi nei quali si ravvisano palesi influenze di Tiziano, forse l'artista italiano che maggiormente condizionò Van Dyck.

In "Veruno e Panama" è infatti esplicito il riferimento alla struttura compositiva della Danae del Vecellio reinterpretata secondo la personalità del pittore fiammingo - non a caso soprannominato "cavalieresco" - che ne smorza gli eccessi sensuali rendendola più intellettuale e delicata. Idem nel ritratto di Gage, in cui la posizione sciolta della figura, che in un atteggiamento di estrema naturalezza si volta per parlare con i suoi interlocutori, prende spunto da alcuni ritratti del maestro veneto quali "Il ritratto di Paolo III e i suoi nipoti" o quello di "Jacopo Strada".

Ma ancor più tangibile l'impronta tizianesca si riscontra nel cromatismo che indiscutibilmente si rifà al tonalismo veneto. Basti notare l'attenzione prestata da Van Dyck all'accostamento dei colori, alla sovrapposizione di differenti toni fino a creare una straordinaria alternanza di trasparenze e velature. Fu una suggestione forte quella che Vecellio esercitò sul pittore fiammingo, notata già dai contemporanei. Tant'è che sempre Giovan Pietro Bollori nelle sue "Vite" racconta: «Partitosi dalla patria si fermò prima in Venezia, tutto rivolto al colorito di Tiziano e di Paolo Veronese [...]. Copiò e disegnò le migliori storie, ma il suo maggior trattenimento furono le teste e i ritratti, imprimendo gran numero di carte e di tele, e così intinse il suo pennello nei buoni colori veneziani».

Tuttavia, sono forti le differenze proprio a livello caratteriale e culturale fra questi due grandi artisti. Van Dyck è uomo incredibilmente raffinato, dalle maniere signorili e dai buoni costumi con un carattere probabilmente più ritroso e discreto rispetto a quello del Vecellio. Anche se acutamente interessato allo psicologismo dei personaggi, Van Dyck ne mostra emozioni e sentimenti in modo meno sensuale e plateale. Le sue figure, anche quando sono rappresentate in atteggiamenti d'una certa dolcezza (si pensi ai tanti dipinti di dame con i bambini), mantengono sempre una compostezza formale, una sobrietà e un eleganza nel portamento che è propria del rango dei soggetti raffigurati. Non vedremo mai un ricciolo fuori posto o un merletto se non perfettamente inamidato, così per le vesti che ci paiono sempre appena indossate. Solo in alcune scene religiose sembra che Van Dyck possa superare questo atteggiamento perfezionistico lasciandosi ad apostrofi, seppur nella loro compostezza, più drammatici.

! Sara Franchino

DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI

  1. Antonio van Dyck: Vertumno e Pomona - olio su tela; 141 x 197 - Genova, Galleria di Palazzo Bianco
  2. Antonio van Dyck: Elena Grimaldi Cattaneo - olio su tela - National Gallery of Art (Washington)
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