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A scuola di storiadi Pietro De Leo - 27 febbraio 2004 Una delle tante peculiarità del nostro Paese è il riaffiorare periodico e inevitabile dei problemi irrisolti. L'equilibrio, o meglio, il non equilibrio dell'insegnamento della storia nelle nostre scuole, è uno di questi. Il nucleo non è, come ci vogliono far credere certi commentatori di sinistra, semplicemente nella contesa tra fazioni politiche. Ma è in gioco la base della formazione generazionale. Una gran parte della nostra classe docente deriva dal sessantotto. E' un dato storico incontrovertibile. Se non vi ha partecipato attivamente, ne ha acquisito la matrice culturale ed ideologica. Ciò che ne scaturisce è un avvicinamento assolutistico dei ragazzi alla storia, che si traduce il più delle volte in un'adesione acritica a due autorità dottrinali: l'insegnante stesso, che nel suo agire è spinto dall'ideologia, e quella del libro di testo, in molti casi fazioso o incompleto. Quando si mettono in discussione espressioni come "sedicenti brigate rosse" (molto in voga nei libri di testo) o ci si oppone al silenzio sul massacro delle foibe, non lo si fa al fine d'imporre una "storia di destra", piuttosto si vuole far sì che lo studente abbia modo di costruirsi una coscienza e una propria cultura, basata su una libera scelta, e abbia il modo di farsi un'idea critica del divenire storico. Integrando, leggendo documenti, attingendo a nuove interpretazioni. Quando, nel 1998, uscì Il libro nero del comunismo, molti professori dell'ala progressista lo accolsero con gran disappunto. Lo sminuirono riducendolo ad una banale operazione elettorale, forti del fatto che Berlusconi, allora leader dell'opposizione, ne fece arrivare molte copie omaggio ai partecipanti ad un meeting di Alleanza Nazionale. Ebbene quel libro, scritto da un team di storici alcuni dei quali ex comunisti (veramente) pentiti, rappresenta un'affidabile ricostruzione storica su quella che fu (assieme agli altri totalitarismi) il male più grande del secolo scorso. Un volume ricco di cifre, fotografie, documenti, ma che ha sempre visto le porte chiuse nella maggior parte delle biblioteche scolastiche. Lo stesso è stato per molti anni con la produzione di Renzo De Felice e lo è ancora per "Arcipelago Gulag" di Solzenicyn, un'opera che, assieme a "Se questo è un uomo" di Primo Levi, potrebbe dare un quadro più completo dello sterminio politico-razziale del secolo scorso. Se ci sono opere storiche tenute sottocoperta, ce ne sono altre per molto tempo idolatrate che si rivelano, invece, clamorosamente viziate dall'ideologia. "Il secolo breve" di Hobswam è una di queste. Il corposo volume, che tratta di settantacinque anni di storia (1914-1989) che hanno fatto epoca, è stato la bibbia della classe docente della sinistra nostrana. Sempre consigliato agli studenti per ricerche ed approfondimenti. Il libro, però, non si sofferma abbastanza sui crimini comunisti come dovrebbe fare per un'imponente opera storica. L'adesione dell'autore al comunismo, più volte rivendicata (mi viene in mente un'intervista al New York Times del 1994), spiega tutto. Formare i giovani all'insegna del pluralismo interpretativo è importante anche ora che si fatica a fare chiarezza su un altro periodo chiave: gli anni di piombo. Una forte corrente perdonista e, soprattutto (come ben documentato dal Domenicale di sabato 21 febbraio), la forte produzione letteraria di quelli che furono (e che sono, in qualche caso, ancora oggi) "compagni che sbagliano" tende a far prevalere una tendenza apologetica. Molti ex terroristi rendono pubblico il loro pentimento, si confessano, scrivono libri. Cosa giusta e legittima. Ma che questo non faccia perdere la concezione storica della gravità del fenomeno e il valore del sacrificio di molte vittime. Il pericolo si avverte ancora di più in una giovane generazione (come quella attuale) che si abbandona spesso a generalizzazioni e al massimalismo facile e che, mai come ora, ha bisogno di insegnanti che siano guide equilibrate e consapevoli, non predicatori votati ad alimentare l'odio di parte attraverso la strumentalizzazione della cultura.
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Ragionpolitica, periodico on line n.46 del 27/2/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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