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La sottile linea rossa

di Andrea Fontana - 27 febbraio 2004

La sottile linea rossaTratto liberamente dal libro omonimo di James Jones, autore anche di Da qui all'eternità, sono narrate le vicende belliche che hanno portato alla conquista di Guadalcanal, isola delle Filippine occupate durante la Seconda Guerra Mondiale dai giapponesi. Le perdite saranno numerose da entrambe le parti, ma la vittoria sarà la chiave decisiva per l'intera guerra.

Il regista Terence Malick è un caso particolare nella storia del cinema statunitense. Dopo aver scritto alcune sceneggiature, esordisce nel 1973 con un film di grande respiro, innovativo per l'uso funzionale della sceneggiatura e della scenografia: La rabbia giovane, storia di una fuga impossibile di due improbabili giovani amanti. Cinque anni dopo ha realizzato I giorni del cielo, con un giovanissimo Richard Gere, dove le capacità registiche e di scrittura trovano nuovamente conferma. Da allora Malick si è chiuso in un silenzio durato vent'anni e spezzato con questo capolavoro, che personalmente considero tra i migliori dieci film della storia del cinema mondiale.

La sottile linea rossaDel romanzo Malick ha mantenuto la struttura narrativa, ma per il resto si è inventato quasi completamente lo sviluppo. Addirittura la parte iniziale, che vede il soldato Witt con un suo compagno nascondersi su un'isola, ospitati dalla popolazione locale, è assolutamente assente nel libro. La compagnia di attori è impressionante: Jim Cavielez, Nick Nolte, John Cusack, Sean Penn, LA Elias Koetas, John C. Reilly, John Savage, John Travolta, George Clooney, Woody Harrelson, Adrien Brody, Ben Chaplin, molti dei quali appaiono per pochi minuti. Il reparto tecnico si dimostra essere indispensabile per il progetto malickiano: alla fotografia c'è John Toll, che esalta i colori vivi della natura ma anche i chiaroscuri sgranati e a tratti sporchi nei momenti bui delle battaglie. La colonna sonora è stata affidata a Hans Zimmer, il quale ha composto un capolavoro postmoderno che si adatta perfettamente alle situazioni, peraltro le musiche sono state integrate con i bellissimi canti melanesiani, che si contrappongono, con la loro ridente e gioiosa musicalità, alla disperazione che Zimmer ha generato. Il reparto scenografico è toccato a Jack Fisk, che ha saputo trovare posti incontaminati dalla bellezza quasi bucolica ma esotica al tempo stesso.

Sarebbe un gravissimo errore considerare La sottile linea rossa un semplice film di guerra (o al massimo sulla guerra), vista la profondità tematica e spirituale con cui il regista si confronta con l'argomento. La dimensione universale rende la situazione storica un'occasione, un pretesto per dire Altro.

La sottile linea rossaNel film le vicende sono raccontate attraverso i pensieri dei protagonisti, che assumono le caratteristiche di un coro, una preghiera che si sviluppa per tutta la pellicola, sottovoce. L'Io collettivo è frammentato in miriadi di pensieri che toccano ogni argomento trascendente e contingente, l'amore, la vita, la morte, Dio, la natura ed il suo significato, il ruolo dell'uomo, il male che lo affligge. È poesia pura, con (giuste) pretese filosofiche, in cui la regia, che raggiunge vertici di assoluta perfezione, si presta come mezzo per esprimere il tutto. Spesso i ricordi dei personaggi s'incarnano in immagini, che s'incastonano fra il presente concreto, rappresentato dalla situazione bellica, ed un livello più astratto, figurato dalle continue riflessioni. E tutto è fuso perfettamente: i colori, la musica (così disperata, potente, solenne), le immagini.

L'attenzione dell'occhio di Malick si sofferma su piccoli particolari, spesso di carattere naturalistico: un uccello morente, un serpente, un albero, un insetto. A ciò è alternata la visione dell'uomo che striscia nell'erba, che piange, che muore. La dicotomia punta a creare una sintesi che non riguarda solo gli aspetti filosofici ma anche quelli tecnici. In questo senso La sottile linea rossa si può considerare un film panteista, per il tentativo di trovare nell'ambiente, nel creato una presenza divina, un segno (o più segni) che testimoni l'infinito che è in ogni cosa, vivente e non.

La sottile linea rossaCome detto, l'occhio di Malick si sofferma spesso sui paesaggi incontaminati, simbolo di una purezza ormai perduta. Rappresenta questi paesaggi prima dell'arrivo dei militari, dove presso le comunità autoctone, semplici e indifese, regnava la felicità; durante la guerra, dove il male finisce per contaminare inevitabilmente anche quei luoghi; e dopo che i soldati si imbarcano nuovamente per dirigersi verso un nuovo massacro, quando una calma irreale s'impossessa di ogni dove. Il contrasto (violento) fra due approcci differenti alla vita, fra il semplice e il (vanamente) complesso, fra il male ed il bene sta alla base di questa rappresentazione. Una sequenza simboleggia tale visione: un plotone nervoso ed impaurito di soldati attraversa la foresta, intanto verso di loro si dirige un individuo che è palesemente del luogo, calmo e indifferente. Gli altri lo guardano stupiti, come fosse inattaccabile dal tempo e dalla Storia.

Al centro della pellicola c'è quello che si può considerare il protagonista, il soldato Witt, interpretato da Cavielez. Egli all'inizio del film, pensando alla madre morente si chiede come sarà la sua morte, sperando di accoglierla come ha fatto lei, con la stessa calma, perché è lì che si nasconde l'immortalità dell'anima. Il suo sguardo finale esprime quella calma che tanto ricercava, circondato dai nemici, li fissa, con pietà, rassegnazione, pace...la pace finalmente. La sottile linea rossa termina con un ultimo pensiero, è Witt che parla:

Oh Anima mia,
fa che io sia in te,
ora.
Guarda attraverso i miei occhi,
guarda le cose che hai creato:
tutto risplende.

Ancora uno sguardo verso il mare, verso il cielo. Poi il buio. È giunta la fine.

! Andrea Fontana
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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