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Scuola: il solito copione delle occupazionidi Francesco Verzillo - 27 febbraio 2004 Ormai è un'abitudine. Esce un decreto, una circolare, il Ministro dell'Istruzione tiene una conferenza, esprime un commento, invia una lettera (tra l'altro, molto garbata) alle famiglie ed è subito bufera. Sfilano cartelloni offensivi, s'insulta il Ministro stesso, si strumentalizzano i minori...vengono occupate le scuole, luoghi pubblici di tutti e non solo di una minoranza rumorosa e populista. E', insomma, il solito copione. C'è però una novità: non protestano più solo studenti delle superiori e università, com'è in uso da tempo (chi scrive, come tanti, ha usato tali strutture magari per studiare....). Ora s'aggiungono i "grandi", ossia quegli adulti che assurgono a paladini dei "poveretti", a novelli Robin Hood, custodi e difensori della nobile funzione educativa. Come agiscono? Attraverso l'insulto, lo sberleffo, la denigrazione. Oltretutto con affermazioni non vere e fuorvianti dalla realtà. Ciò contro cui protestano è la riforma Moratti come essi la pensano, ma non già quello che la Riforma è. A questo punto dovremmo porci una domanda. Il messaggio che percepiscono i bambini, i ragazzi, i giovani, come suona? Non certo come un messaggio per l'educazione al dialogo, improntato al civile confronto democratico. Con l'insulto e la denigrazione i giovani impareranno a disattendere le regole, a non rispettare le leggi, ma, soprattutto, ad essere sbandati e senza solidi punti di riferimento. Prendiamo, a mo' d'esempio, le occupazioni notturne organizzate da alcuni genitori negli istituti scolastici. L'ignaro alunno che si reca a scuola e trova nella lì, nelle aule, i resti di un bivacco notturno, quale idea potrà mai farsi di un'istituzione così importante e tanto facilmente violata? Dove sta la purezza di un luogo dove s'impara - in primis ad essere buoni cittadini - se tale luogo diventa campo di battaglia e di mera propaganda politica? E poi, questi genitori in rivolta, credono veramente di rappresentare la volontà di tutti? All'obiezione secondo cui i bambini non dovrebbero essere coinvolti in queste proteste perché non in grado di capire, spesso ho sentito rispondere: «i bambini, in questo modo, impareranno, che quando qualcosa non va si scende in piazza a protestare». Bene. E' giusto e lecito esprimere un concetto d'educazione alla partecipazione e non alla passiva accettazione di tutto. Permettetemi però, modestamente, di aggiungere una notazione del tutto personale. Mio padre, modesto artigiano ma uomo tenace, onesto e gran lavoratore, mi ha sempre insegnato un concetto opposto: per risolvere un problema non si perde tempo, si studia, si lavora sodo, si ama ciò che si fa ed in tal modo si è utili a se stessi e agli altri. Per questo motivo il sottoscritto, invece di perdere tempo nelle proteste inutili e nelle manifestazioni più o meno folkloristiche, ha cercato col proprio lavoro di docente d'essere vicino alle famiglie, ai ragazzi ed ai loro problemi, "precedendo" la Riforma Moratti, perlomeno nell'interpretazione del ruolo del Tutor, del "Mentore", ossia nel sostenere il cammino dei ragazzi che le famiglie mi hanno affidato. In questo credo. Questo è per me il ruolo educativo della Scuola. Il Ministro e gli esperti della Riforma altro non stanno facendo che - permettetemi - istituzionalizzare questi concetti e farne legge. Si mettono per iscritto le buone pratiche che tanti bravi insegnanti già compiono. Si mettono gli insegnanti nelle condizioni di lavorare meglio e con più efficacia, tanto che ci si augura che la futura classe docente possa assicurare a tutti buoni percorsi a prescindere dalla collocazione geografica o sociale. E concludo con una serie di appelli. Alle famiglie: educate i ragazzi al rispetto delle istituzioni. Agli insegnanti: la scuola è passione e professionalità (che tanti hanno). Non è l'ufficio di collocamento. Ai sindacati: smettete di difendere il privilegio di pochi. Curate il vostro mandato senza entrare nella didattica e nella pedagogia, cose che non vi riguardano. Infine un messaggio agli instancabili contestatori della Riforma Moratti: chi protesta in modo così scorretto e menzognero sventolando vessilli di democrazia e libertà, si ricordi di avere un po' di rispetto per chi in questa Riforma ha creduto e per questa ha lavorato. E soprattutto, abbiano più rispetto per quelle giovani generazioni che essi vorrebbero difendere e rappresentare. Coloro che ritengono d'essere individui giusti, riflettano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.46 del 27/2/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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