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6 marzo 2008
 
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Riforma Moratti: ora è solo informazione

di Pietro De Leo - 5 marzo 2004

Con l'approvazione del Decreto Legislativo del 23 gennaio scorso, si è dato il via all'attuazione della riforma del sistema scolastico. La battaglia politica, a questo punto, si combatte solo sul piano dell'informazione. Il nostro sistema scolastico non poteva più reggersi sull'impianto gentiliano, ora che ci troviamo immersi in un contesto globale che richiede sintesi tra pratica e teoria, tra tradizione e tecnologia. Ma per rendere effettivamente fruibile una rivoluzione copernicana come quella messa in atto dal Governo Berlusconi, bisogna contrapporsi a chi, fin dall'inizio di questo cammino, ha spostato la dialettica nelle piazze e nelle aule stesse. E' stato fatto - e ancora verrà fatto- un gioco sporco, sulla pelle degli studenti e dei genitori, facendo leva sulla militanza politica e sulla cecità culturale di tanti insegnanti. E' stato messo in campo un conservatorismo che non è assolutamente una scelta culturale , ma risponde soltanto all'esigenza partitica di contrastare le riforme di questo Governo.

E, per fortuna, ora si passa alle contromosse. Prima un dossier promosso da Alleanza Nazionale per spiegare ciò che effettivamente la riforma ha apportato, poi il convegno organizzato da Forza Italia lo scorso sabato 28 a Roma. Un convegno promosso non per rispondere alla "guerra dei numeri (di scioperanti)" della sinistra ma solo, e soltanto, per informare. Vedendo la sala gremita (non solo per la presenza di militanti) abbiamo avuto la dimostrazione che c'è una parte del popolo della scuola che decide di non piegarsi pedissequamente all'ondata di calunnie e disinformazione. E decide di ascoltare chi, come il sottosegretario Valentina Aprea, della riforma è stato l'artefice. Per informarsi, acquisire conoscenze ed arrivare a trarre le proprie conclusioni, magari critiche, ma di certo non viziate da un approccio fazioso ed ideologico. E' una riforma, questa, che mette al centro chi nella scuola ci lavora e chi dalla scuola deve ricevere lo slancio per gettarsi, con competenze ed abilità, nel mondo universitario e professionale. In Italia e all'estero. Per questo, sabato, i protagonisti non sono stati tanto i politici di Forza Italia (i quali hanno tenuto ad essere presenti a tutti i livelli: esponenti locali, parlamentari, europarlamentari), quanto il vero "popolo della scuola": studenti, genitori, insegnanti e personale amministrativo. Un popolo che deve essere messo in condizioni di rendersi conto della portata di questo cambiamento.

D'ora in poi non basteranno slogan o spot, ma dovranno trionfare chiarezza ed essenzialità. Saranno le cifre e dati a parlare. Una crescita dell'11% degli investimenti scolastici governativi rispetto agli anni dell'Ulivo (i cui governanti, guarda caso, avevano deciso di dedicare più risorse alla scuola solo in prossimità delle elezioni del 2001). Una maggiore attenzione al personale, notoriamente sottopagato, che grazie alla riforma Moratti si vede riconosciuto un aumento medio di 147 euro. Per agevolarne al massimo la preparazione, sono previsti sia un miglioramento dei corsi di formazione, sia un rimborso delle spese di autoaggiornamento. Il tutto avendo alle spalle un'eredità disastrosa, che vedeva milioni di euro di insolvenza degli anni ulivisti (solo 53,4 milioni per i commissari d'esame d'arretrato).

Altro punto importante, su cui soffermarsi per rispondere a chi imputa a questo Governo la fatiscenza di certi edifici scolastici, è il ripensamento del sistema di finanziamento dell'edilizia scolastica. Nei cinque anni ulivisti vi erano stati destinati circa 1.500 milioni di euro. Con i risultati che abbiamo visto: molte scuole anti-igieniche, instabili, con una totale precarietà della sicurezza di ragazzi e personale. Per il quadriennio 2004/2008 sono stati stanziati più di 4.000 milioni complessivi di euro, per creare tutte le migliori condizioni logistiche ed ambientali di studio.

E a chi dice che "con la Moratti si torna indietro", e a chi continua a gridare alla distruzione del nostro educativo, si può rispondere con il consistente investimento (35 milioni di euro) per agevolare l'insegnamento delle lingue straniere e permettere un importante potenziamento informatico. Lavorare con i computer e capire le potenzialità di Internet non servirà solo a proiettare i ragazzi nel confronto con i loro coetanei-competitors internazionali (di fronte ai quali, finora, in questo ambito siamo stati sempre considerevolmente inferiori), ma anche a facilitare lo studio a studenti disabili e a non far sì che coloro i quali sono costretti a lunghe degenze ospedaliere vengano sottratti all'insegnamento e perdano totalmente contatto con i compagni di classe.

Molto è stato fatto, e molto ci sarà da fare. Ma la cosa più importante, ora, è favorire una presa di coscienza. Solo con le cifre e i dati oggettivi, che sono sì sterili e freddi, ma inequivocabili, si combattono l'odio e la malafede. E si può vanificare l'opera malvagia di chi, con il suo ostruzionismo e con il sabotaggio facile, si permette di giocare con il futuro di una generazione per i propri scopi di parte.

! Pietro De Leo
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