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6 marzo 2008
 
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L'amore è eterno finché dura

di Andrea D'Elia - 6 marzo 2004

L'amore è eterno finché duraIl cinquantenne oculista Gilberto (Carlo Verdone), viene cacciato di casa dalla moglie (Laura Morante), poichè, dopo un'imbarazzantissimo interrogatorio in una caserma dei Carabinieri (una delle sequenze del film più divertenti), viene a sapere che il marito aveva partecipato ad una serata speed-date, una sorta di gioco delle coppie per chi desidera trovare un partner in tre minuti.

La cosa, che la fa irritare è che lui, nella scheda di presentazione che i partecipanti al gioco dovevano compilare, alla voce "stato civile", inserisce la parola "vedovo", parola che in quel caso significava morte dell'amore ma soprattutto del matrimonio.

Laura Morante, se ne va sbattendo la porta e facendo le condoglianze al povero "vedovo", o "veneto", come goffamente il protagonista aveva cercato di convincere di aver scritto.

Il nostro eroe trova rifugio a casa di un amico e collega di lavoro, dove stringerà una profonda e particolare amicizia con la compagna di lui, Carlotta (Stefania Rocca), basata su confidenze e sfoghi personali che mettono in bella mostra tutte le debolezze e le fragilità (ma anche le qualità) dello sfortunato Gilberto, che nel frattempo scopre la moglie innamorata e amante di un amico comune.

Tutto parte da quel momento, infatti, se prima lo sconforto aveva la meglio ora prevale il desiderio di rimettersi in gioco, anche a cinquant'anni. Gli incontri con donne più o meno giovani si susseguono, ma non portano a nulla di concreto e, una volta messe alla luce le debolezze reciproche, fare marcia indietro diventa un imperativo categorico.

Un Verdone malinconico, che con questo ultimo film ci conferma l'abbandono definitivo delle sue commedie un po' coatte (vedi "Gallo cedrone", "Viaggi di nozze"), che hanno caratterizzato una certa parte della sua carriera, per lasciare il posto al vero Carlo Verdone, che, come ci conferma lui stesso in una recente intervista, è un uomo con tante debolezze e tante paure, segnato, nel suo passato, da terribili attacchi di panico che lo hanno accompagnato dall'inizio del suo debutto in televisione, fino ad un certo punto del suo percorso professionale, ma comunque superati ed archiviati.

L'atmosfera agrodolce pervasa di sottile malinconia accompagna le vicende di un uomo in crisi con la famiglia e con se stesso, bisognoso di conferme dal prossimo, ma soprattutto dell'assoluzione del prossimo.

Comunque, il tema affrontato dell'amore così difficile da rendere eterno, è un tema già proposto e riproposto in innumerevoli pellicole degli ultimi tempi, non a caso "L'amore è bello finchè dura", ci fa tornare alla memoria "Ricordati di me", infatti, Laura Morante veste lo stesso ruolo.

Trovare il giusto equilibrio tra malinconia ed ironia non è facile. Il regista ancora una volta (anche se a stento), ci riesce: si ride e in alcune sequenze ci si diverte davvero, ma è un riso amaro soprattutto per il ruolo quasi "fantozziano" del nostro Gilberto.

Tirando le somme lo sforzo è apprezzabile, ma il discorsetto della figlia, e il biglietto della moglie che ci trasmettono il messaggio e la morale del film sono di troppo, meglio sarebbe stato lasciare un filo di speranza, di certo non superfluo, visti gli argomenti ed i temi trattati.

! Andrea D'Elia
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