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Il restauro del Modernodi Riccardo Forte - 12 marzo 2004
Il dibattito in corso sul futuro destino del mercato comunale del Pesce di Genova, in previsione del suo definitivo trasferimento in una nuova sede appositamente costruita in prossimità dello svincolo elicoidale del quartiere di San Benigno, ha riportato questa struttura agli onori della cronaca. Scampato alla distruzione, alla metà degli anni Sessanta, quando il tracciato della costruenda strada Sopraelevata arriva a lambirne il profilo, mutilandone una parte e isolandolo di fatto, con la netta cesura della strada, dal contesto urbano, il mercato del pesce si pone senza dubbio in ordine alle testimonianze più rimarchevoli dell'architettura razionalista genovese d'anteguerra. La questione legata alla riqualificazione del mercato pone sul tavolo la problematica più generale del restauro del moderno, nella prospettiva di un'avanzata politica di tutela atta a preservare le testimonianze più significative legate all'esperienza delle avanguardie storiche. Spogliata dei contenuti simbolici e politici che l'architettura del Ventennio ha incarnato negli ultimi cinquant'anni, il recupero del patrimonio architettonico moderno apre nuovi terreni di confronto, finalizzati all'individuazione di nuove destinazioni funzionali compatibili con l'identità storica e la qualità artistica e formale di questi "monumenti della contemporaneità".
Agli inizi degli anni Trenta l'architettura moderna muove a Genova i suoi primi passi; dell'orizzonte razionalista locale, la cui produzione si esaurisce nel breve arco di un decennio, si fa principalmente interprete l'amministrazione comunale genovese attraverso il suo ufficio tecnico, dotando la città di moderne infrastrutture e di grandi opere civili (mercati rionali, scuole, impianti sportivi, edifici istituzionali, ecc.). A differenza degli edifici privati, nei quali domina un'architettura ancora essenzialmente attestata su attardati formulari storicisti, proprio alle opere pubbliche (nella fattispecie i mercati), in quanto espressione ufficiale della cultura di regime, è delegato il compito di rappresentare gli indirizzi programmatici della «moderna architettura»: tra le prime opere razionaliste, aveva fatto la sua comparsa, nel 1933, il mercato rionale di Pegli, opera di quello stesso Mario Braccialini che firmerà, alcuni mesi più tardi, in qualità di ingegnere capo del Comune di Genova, il progetto per il mercato di piazza Cavour. La soluzione arrotondata e le pensiline a sbalzo del corpo di testata, così come le finestre a nastro, o le ringhiere allusive all'architettura della nave rimandavano inequivocabilmente per la prima volta, pur nell'evidente semplicità del tema, al codice razionalista più aggiornato. Contemporaneo al Mercato di Pegli è il Mercato del Pesce o Pescheria; costruito in sostituzione del vecchio emporio nel quartiere del Molo - ritenuto ormai inadeguato e indecoroso - in un'area di proprietà del Consorzio Autonomo del Porto, strategicamente contigua agli scali portuali e ai moli pescherecci già raccordati con la rete ferroviaria, l'edificio è il primo autentico esempio "metropolitano" di architettura razionalista concepita ad uso commerciale. Esplicito è il riferimento alle avanguardie: se i "tagli" delle finestre orizzontali alludono all'espressionismo di scuola mendelsohniana, la soluzione vagamente futurista del corpo semicircolare d'ingresso, con la pensilina in forte aggetto, i setti radiali e la grande vetrata a tutt'altezza, sembra direttamente alludere ai coevi modelli compositivi di Fillia e Sartoris.
All'interno del mercato la dotazione dei servizi, semplice e razionale, appare ispirata «alle più moderne concezioni»: la grande aula del pianoterreno è suddivisa in due ampi saloni destinati rispettivamente al mercato all'ingrosso e a quello al minuto. La vendita all'ingrosso dispone di 14 posteggi per le aste e quella al minuto di 23 banchi, il tutto predisposto e rifinito «con la più scrupolosa cura dell'igiene e del decoro». Nel sottostante piano seminterrato trovano posto altri servizi, quali i locali per le visite sanitarie, i vivai e le celle frigorifere, mentre al primo piano, in corrispondenza del volume retrostante rialzato sono allocati gli uffici per il servizio banca, quelli per i rivenditori, e i locali per il laboratorio sperimentale marino della Regia Università. Dall'oblio al recupero: una proposta di riqualificazione
L'edificio, situato nel centro cittadino, occupa tuttavia una posizione strategica contigua al water-front del Porto Antico, nelle immediate vicinanze dell'Acquario di Renzo Piano e del Centro Congressi dei Magazzini del Cotone. Il piano di recupero urbano del porto antico avviato nel 1992 in occasione delle celebrazioni Colombiane, trasla di fatto il baricentro delle funzioni di questa parte di città; l'area a levante del Porto Antico, corrispondente al sestiere del Mandraccio, viene così ad assumere nel medio termine una funzione strategica. La conversione delle aree demaniali, a cui si aggiunge l'attuale ridefinizione della viabilità urbana, costituiscono le premesse indispensabili per il recupero definitivo del comparto urbano. Alla luce di queste considerazioni, il processo di trasformazione post-industriale in atto richiama ad un ripensamento globale delle attuali funzioni. Nel caso specifico l'obsolescenza tecnica e la non idoneità funzionale del mercato pongono nuovi interrogativi sulla sua futura destinazione d'uso.
DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI
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Ragionpolitica, periodico on line n.48 del 12/3/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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