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6 marzo 2008
 
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Un furto frutto dell'incuria

di Sara Franchino - 12 marzo 2004

Palazzina di Caccia di StupinigiOramai è passata qualche settimana da quando si è diffusa la triste notizia che parecchi mobili erano stati depredati dalla residenza sabauda di Stupinigi, che proprio in questi giorni ospita la Mostra Mercato dei Biennale di Antiquariato. La reazione immediata è stata per tutti forte. Tutti siamo stati in qualche modo feriti da quel furto che è andato a ledere il nostro patrimonio storico e artistico. Psicologicamente non solo ci siamo sentiti svuotati e irritati per il valore estetico ed economico dei pezzi, ma anche perché è stato rubato un complesso di cose che appartiene a noi tutti come cittadini italiani e del mondo. Oggetti a cui siamo legati, che ci appartengono per storia, origini e tradizioni e che pertanto esulano da ogni valore materiale. Oggetti insostituibili, che non hanno prezzo. E' un po' come se ci avessero rubato l'album di fotografie di famiglia, con l'aggravante non da poco che si tratta di oggetti straordinari di una bellezza rara. Ma questo probabilmente rientra tra i fattori che hanno indotto alla commissione del furto.

Tutto è accaduto nell'arco di una notte. Qualche ora e via. La mattina lo spettacolo desolante ha immediatamente portato i custodi increduli ad una deduzione palese rivelatasi purtroppo la giusta tesi: un colossale furto. Le prove erano inconfutabili: i segni lasciati dai pneumatici dei tir, i frammenti della specchiera del Bonzanigo sparpagliati sul pavimento... Degli oggetti rapiti poi erano rimaste (anzi almeno quelle sono rimaste) solo le orme.

Tuttavia adesso, a furto avvenuto, passato qualche tempo, è come se quei mirabili oggetti fossero svaniti anche dalla memoria della gente, delle persone, rimanendo destinati all'oblio. Dopo un giorno, un giorno e mezzo di sdegno, non se ne è più parlato se non sulle pagine dei giornali locali, che hanno seguito l'evoluzione dell'indagini. D'altronde anche la stampa deve adeguarsi alle regole del mercato, e si sa le notizie interessano per un tempo limitato.

Scrivania trafugata (Prinotto)Ma quel che più sorprende è che dopo le prime reazioni di addolorato stupore nessuno si sia assunto la men che minima responsabilità. Responsabilità che forse andrebbero accertate e sulle quali probabilmente sarebbe bene indagare. Non si capisce infatti come sia possibile che con la massima disinvoltura e tranquillità i ladri siano potuti entrare nella palazzina di caccia torinese, uno dei luoghi più alti del rocaille italiano per portarsi via qualche souvenir. Si sa i furti nella storia dell'arte sono sempre verificati, hanno caratterizzato a volte la vita di opere d'arte aggiungendone quasi un significato aggiunto. Una sorta di peripezia-avventura che va a caratterizzare la storia di questa o quell'opera - solo dopo il loro ritrovamento ovviamente. E forse forse il ladro di oggetti d'arte viene giudicato in modo meno "severo"; ha dalla sua d'essere un ladro raffinato. Basti pensare al ritratto reso in Entrapment, il film in cui due affascinanti ladri di musei interpretati da Sean Connery e Catherine Zeta Jones, ne uscivano come personaggi assolutamente positivi.

In questo caso però la differenza sta nel fatto che gli artefici non hanno meticolosamente architettato un colpo da maestro di quelli che riescono sono negli studi di Hollywood. Questa volta i ladri hanno semplicemente approfittato di uno stato di incuria e trascuratezza che appariva evidente a chiunque entrasse a Stupinigi. Chiunque abbia visitato la palazzina infatti avrà per esempio potuto constatare che, causa la scarsa sorveglianza, era possibile girare tranquillamente negli alloggi, avvicinarsi ai mobili e addirittura toccarli senza che nessuno dicesse nulla. Né erano adeguate le condizioni di conservazione degli straordinari arredi, commissionati appositamente dalla monarchia a grandiosi interpreti dell'arte dei mobili, quali Prinotto e Piffetti. Mobili realizzati con l'intento di stupire, per esprimere e manifestare il potere e la magnificenza della famiglia reale. Mobili di cui proprio per queste ragioni, che li legavano indissolubilmente alle sale in cui erano contenuti, non è possibile quantificare il valore. Monetariamente al furto dei 31 pezzi della reggia viene fatto corrispondere un valore calcolato attorno ai 40 milioni di euro. Una stima questa che corrisponde alla somma di un ipotetica quotazione dei singoli pezzi, ma qual è il danno aggiunto per la Palaziana di Caccia?

Fatto sta che a tutelare questo ingente e insostituibile patrimonio - tra l'altro i 27 mobili rubati sono molto più fragili di quanto non si possa immaginare - non c'era nemmeno un sistema di riscaldamento che mantenesse la temperatura adeguata costante. A quanto pare, e si sapeva , neppure il sistema d'allarme era dei migliori. Non solo. Non c'era nessuna telecamera che inquadrasse gli ambienti interni. Nessuna telecamera che tenesse sott'occhio l'esterno. Praticamente nessuna difesa per il gioiello sabaudo depredato.

Così i ladri sono arrivati, con calma e tranquillità, infastiditi solo dal buio, si sono aggirati tra gli alloggi per selezionare gli oggetti più preziosi. Per entrare non hanno dovuto far altro che eludere dei sicurissimi lucchetti sui cancelli e forzare una porta di legno sul retro. Un gioco da ragazzi. Poi hanno caricato la refurtiva su un tir ed un furgone di dimensioni più contenute e se ne sono andati col malloppo. Arrivederci e grazie!

In molti si sono interrogati su come siano riusciti ad orchestrare un simile colpo. Tuttavia il quesito corretto si pone in altri termini, e cioè perché nessuno abbia per tempo segnalato le condizioni di incuria e trascuratezza in cui versava Stupinigi? I beni culturali sono tutelati e protetti dalla legge, che tra l'altro ha istituito organismi di salvaguardia e controllo come le sopraintendenze. E' allora inevitabile chiedersi dove fossero i conservatori, perché non abbiano fatto prendere provvedimenti visto lo stato assolutamente inadeguato dei sistemi di "controllo-difesa" e conservazione?

Purtroppo a Stupinigi non si è pensato per tempo a far uso delle dovute precauzioni. Adesso ne paghiamo le conseguenze. C'è solo da sperare che prima o poi gli oggetti rubati vengano immessi sul mercato, dove visto il grado di conoscibilità (sono presenti su innumerevole pubblicazioni e cataloghi) potrebbero essere facilmente individuati e ricondotti nella dimora sabauda. Al momento non rimane che sperare nell'efficienza a cui il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri ci ha abituati.

! Sara Franchino
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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