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Ds e no global, l'alleanza (quasi) impossibiledi Pietro De Leo - 12 marzo 2004 L'onorevole Fassino ricorda un po' quelle parodie della letteratura cortese, con buffi cavalieri dalla spada spuntata che indossano un'armatura ammaccata, in groppa a ronzini vecchi e sonnolenti. Ha cercato, lui, di guidare le truppe uliviste in questi tre anni di opposizione. Ma non c'è riuscito: è stato un triennio di tentennamenti, indecisioni, divisioni. Tanto che, ora, hanno dovuto richiamare all'ordine quel leader già sperimentato nel '96 con successo (più che altro per le divisioni interne della parte avversa), poi mandato a Bruxelles per cinque anni a seguito di un complicatissimo contrappeso di giochi di potere. La consacrazione di Fassino a segretario dei Ds nel congresso di Pesaro del novembre 2001 aveva già messo in luce la sua tendenza utopistica a mettere d'accordo un po' tutti. Uno dei suoi obiettivi dichiarati era quello di conquistare il cuore del popolo no-global. Obiettivo che, a distanza di anni, non riesce proprio a centrare. Sarà colpa delle circostanze avverse che, purtroppo, hanno visto due terribili guerre insanguinare lo scenario internazionale. Sarà anche colpa della ragion di Stato di cui, per quanto non lo si voglia fare, qualche volta bisogna anche tener conto e preferire di conseguenza la lotta per la libertà alle grazie dei manipoli di sedicenti "pacifisti" antioccidentali. Però, questo matrimonio, sembra proprio non s'abbia da fare. E se dalla parte del primo inquilino di via Nazionale è sempre un tendere la mano, uno scusare, un tacere alle malefatte (che, in questi tre anni, non sono di certo state poche), dall'altra è un continuo rifiuto, un dettare ultimatum o, ancora peggio, la promessa di schiaffoni "educativi, nel pieno rispetto della vocazione pacifista". Ora che si avvicina un'altra manifestazione "per la pace", il prossimo 20 marzo, si ricomincia con le previsioni su come verrà accolto il segretario Ds. Le contestazioni saranno così feroci, lo fischieranno davvero? Dovrà fare come Rutelli alla Perugia-Assisi di qualche anno fa, che dovette dichiarare tristemente ritirata nell'auto blu? I no-global hanno già messo la soluzione in tavola: potrà venire, ma da spettatore. Cioè dovrà starsene all'angolo della strada, a guardare imperterrito la marcia di chi ama la pace veramente. Il paradosso si è raggiunto, poi, la settimana scorsa al processo per le devastazioni del G8. La difesa di due imputati, membri del movimento no-global, infatti, ha chiesto l'applicazione della norma sul legittimo sospetto. Sì, la famosa legge Cirami, una legge garantista, ma che tanto fece sollevare lo sdegno e il disappunto dell'intero popolo di sinistra, solo perché poteva essere invocata dal premier Berlusconi nel processo Sme. Ciò, infatti avvenne, ma senza alcuna conseguenza, visto che la Cassazione decise di respingere la richiesta della difesa. In quei mesi, l'opinione pubblica italiana si è spaccata dimostrando, purtroppo, un approccio personalistico ai problemi giudiziari che vede al centro di tutto il premier e i procedimenti a suo carico. Chi crede che la legge era legittima a prescindere e che riempie un vuoto nell'ordinamento, l'accettò allora e l'accetta anche quando ad applicarla è chi difende dei (presunti) devastatori. Perché ha fiducia nella giustizia e nel sacrosanto principio del giusto processo. Ma chi allora protestò, chi vide in essa l'avvisaglia di un venir meno dello stato di diritto, ha taciuto nel momento in cui la querelle non riguardava più il Presidente del Consiglio. E oggi sembra sperare in quella norma, nel momento in cui ad invocarla sono potenziali "membri di famiglia". Molti si chiedono dove sia finita la coerenza, quale caratura politica abbiano certi personaggi che parlano di etica e di morale, ma non sanno mantenere una linea politica solida. Essenzialmente potremmo essere d'accordo con il Foglio di Ferrara: anche questa guerra dell'opposizione è finita in barzelletta. Lo stesso è da pensare per una questione fondamentale: il mantenimento delle nostre truppe in Iraq che si sta risolvendo, infatti, in una patetica disputa partitica fatta di spaccature (nel gruppo parlamentare), ripensamenti, e "schiaffoni" promessi.
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Ragionpolitica, periodico on line n.48 del 12/3/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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