|
|||||||
|
|
Una mostra che racconta la Storiadi Sara Franchino - 19 marzo 2004
Proprio questo è il dipinto scelto ad emblema della mostra allestita a Palazzo Reale a Milano dal titolo affascinante (che esplicitamente si rifà a Calderon de la Barca) "Il Gran Teatro del Mondo. L'Anima e il Volto del Settecento". Una grande esposizione che raccoglie circa 300 opere, nata dall'intenzione di dare uno sguardo, disincantato e una volta tanto non prevenuto, al diciottesimo secolo. Un periodo storico di ostentazioni, ambiguità e grandi contraddizioni, nel quale tuttavia si gettano le basi della società contemporanea e soprattutto nel quale le persone vengono riscoperte come protagoniste. Come Goldoni ha superato la semplificazione della Commedia dell'arte nelle sue commedie (facendo vivere personaggi a tutto tondo), così nella pittura di grandi artisti italiani e stranieri si permea l'apparenza per descrivere più approfonditamente la complessità della realtà introspettiva e sociale dei singoli soggetti umani. «Ho verificato durante l'organizzazione della mostra - scrive nel saggio di apertura del catalogo il curatore Flavio Caroli - una verità di cui ero consapevole solo in parte. Il settecento è il secolo più misconosciuto e meno amato non solo dalla Storia dell'Arte, ma dalla Storia Moderna. Sospetti di superficialità, di cipria, di birignao rococò. (...) Ebbene: non finirò mai di stupirmi di fronte al fatto che, sotto le "marezzature", esattamente a metà secolo, e nell'arco di soli cinque anni, si verificano due immensi terremoti che produrranno uno dei maremoti più terrificanti dell'intera storia dell'umanità». Il riferimento è alla pubblicazione del primo volume dell'Enciclopedia e al trattato di Burke "Indagine filosofica sull'origine delle nostre idee del Sublime e del Bello", testo antesignano che preannuncia il Romanticismo e si proietta in esso.
Pure con occhi velatamente malinconici ci guarda la giovane donna immortalata di tre quarti da Pier Leone Grezzi (tra l'altro paradossale caricaturista) nel "Ritratto di una principessa della famiglia Altieri". Una figura dai tratti nobili e delicati, discreta e dolce, ma caratterizzata da uno sguardo intensissimo. Una figura estremamente semplice eppure incredibilmente penetrante. Ma il settecento è anche il secolo delle grandi disparità di classe, dei ricchi e dei poveri, di quelle esasperazioni sociali che avrebbero condotto alla rivendicazione di diritti minimi anche attraverso fasi rivoluzionarie e con cruenti spargimenti di sangue. Così da un lato Francesco Fontebasso viene chiamato a raffigurare un giovane fanciullo dagli abiti sontuosi, che ben si confanno ad un membro di un rango elevato. Appartenenza ulteriormente sottolineata dalla collana con cui il bambino imbronciato gioca annoiato in un momento di scarso divertimento. Mentre, dall'altro, Giacomo Ceruti raffigura un coetaneo più disagiato, il "Portarolo seduto con cesta a tracolla, uova e pollame". Sempre di un bambino si tratta. Ma in questo caso i vestiti sono sporchi e sdruciti. Gli occhi, affondati su di un volto reso triste dalla fatica del lavoro e degli stenti, ci osservano seri e sconsolati quasi ad affermare l'ingiustizia di quella condizione di vita. Una condizione di vita estremamente diffusa che riguarda la stragrande maggioranza della popolazione, della gente che, ottenuta dignità espressiva, fa ora il proprio ingresso nel racconto della Storia. Persone che diventano protagoniste di una narrazione che non è più solo di superficie. Che non racconta più solo di sereni e felici aristocratici, ma che è fatta anche di miseria e sudore. Ecco allora il realismo di vecchi, bambini, servi e lavoratori.
Una mostra allestita secondo una disposizione teatrale, scandita in tre sezioni - "Personaggi in ordine di apparizione", "Prima della Rivoluzione. Il romanzo della pittura" e "Comincia la grande turbolenza"- che ci permette, attraverso incredibili dipinti, di accostarci ad un secolo di storia, ripercorrendolo nei suoi aspetti più reconditi fino a farci presagire, con lo smarrimento e il terrore del "Gertrude, Amleto e il fantasma del Padre di Amleto" di Fussli, quello che sarebbe accaduto dopo.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||