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numero 280
6 marzo 2008
 
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Big Fish

di Andrea Fontana - 19 marzo 2004

Big FishEdward Bloom è un personaggio singolare. Tutta la sua vita è stata un'avventura continua, un percorso ricco di momenti magici ed incredibili. Quando arriva il momento della fine, il figlio di Edward decide di farsi raccontare la verità, o per lo meno la spiegazione del motivo per cui il padre ha così deformato la realtà del suo passato.

Big Fish si presenta come la summa della poetica di Tim Burton, regista eccentrico e visionario, indipendente, dal puinto di vista concettuale, nel panorama hollywoodiano. Burton è autore di lavori di grande potenza visiva come il gotico Batman, il geniale Mars Attack, l'horror dalle tinte comiche Il mistero di Sleppy Hollow, il magico Edward mani di forbice. Da sempre ha cercato di dare corpo e struttura fisica alla sua fantasia, ma anche al concetto di Fantasia, inteso poeticamente come mezzo di evasione o come mondo parallelo incluso al modo reale. La sua ricerca spesso ha escluso un'ideologia di fondo, donando spessore esclusivamente all'aspetto superficiale. Non sempre il risultato è stato coerente e all'altezza delle potenzialità del regista, lo dimostra il pessimo Pianeta delle scimmie, giocattolo tutto effetti speciali, tanto sterile quanto spettacolare.

Big FishBig fish è il riassunto metaforico e metafilmico di una vita spesa verso questo obiettivo. Lo stesso Edward Bloom è l'alter ego di Burton, entrambi sono raccontatori, entrambi mirano a sottolineare l'importanza della labilità che intercorre fra realtà e fantasia. La figura di Edward/Burton è emblema rappresentativo della fantasia; la figura del figlio si eleva ad assioma di difesa della realtà pragmatica ed uniforme. Uno scontro che assume i toni di una lotta etico-morale, ovvero: è giusto, moralmente parlando, deformare la realtà e trasformarla in "altro"? E quando questa deformazione diviene menzogna?

Big FishBig fish si apprezza per la delicatezza dello stile registico, che si trova perfettamente a proprio agio con il tema trattato. Lo si apprezza per l'uso funzionale della fotografia e del colore, spesso teso e dilatato sino all'inverosimile, particolarmente durante le storie narrate da Edward. Lo si apprezza per l'ottima interpretazione degli attori, tra cui spiccano un perfetto Danny De Vito e un grande Steve Buscemi; per i continui e, in certi casi, per nulla espliciti e diretti riferimenti agli elementi raccontati nel film; ci sono echi letterarî evidenti: il gigante ricorda in tutto e per tutto il GGG di Rohald Dahl. Ma soprattutto lo si apprezza per la potenza visionaria con cui il tutto è espresso.

Eppure Big fish non è un capolavoro, né è il capolavoro di Burton, pur avendo, sulla carta, tutti i presupposti per esserlo. Non convince, ed è incredibile, a livello inconscio. Manca di grandezza epica, accontentandosi di un'anonimia che rasenta la piccole produzione. Manca di omogeneità narrativa, a causa della frammentazione e sconnessione temporale. È come se Burton non si fosse impegnato anima e corpo in quello che potenzialmente doveva essere il suo miglior film.

! Andrea Fontana
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  • grande - di ciaplu - 5 dicembre 2005 14:05
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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