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Big Fishdi Andrea Fontana - 19 marzo 2004
Big Fish si presenta come la summa della poetica di Tim Burton, regista eccentrico e visionario, indipendente, dal puinto di vista concettuale, nel panorama hollywoodiano. Burton è autore di lavori di grande potenza visiva come il gotico Batman, il geniale Mars Attack, l'horror dalle tinte comiche Il mistero di Sleppy Hollow, il magico Edward mani di forbice. Da sempre ha cercato di dare corpo e struttura fisica alla sua fantasia, ma anche al concetto di Fantasia, inteso poeticamente come mezzo di evasione o come mondo parallelo incluso al modo reale. La sua ricerca spesso ha escluso un'ideologia di fondo, donando spessore esclusivamente all'aspetto superficiale. Non sempre il risultato è stato coerente e all'altezza delle potenzialità del regista, lo dimostra il pessimo Pianeta delle scimmie, giocattolo tutto effetti speciali, tanto sterile quanto spettacolare.
Eppure Big fish non è un capolavoro, né è il capolavoro di Burton, pur avendo, sulla carta, tutti i presupposti per esserlo. Non convince, ed è incredibile, a livello inconscio. Manca di grandezza epica, accontentandosi di un'anonimia che rasenta la piccole produzione. Manca di omogeneità narrativa, a causa della frammentazione e sconnessione temporale. È come se Burton non si fosse impegnato anima e corpo in quello che potenzialmente doveva essere il suo miglior film.
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Ragionpolitica, periodico on line n.49 del 19/3/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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