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Questa sera si recita a soggettodi Elena Siri - 27 marzo 2004 Un'esperienza di teatro totale dove l'azione si sviluppa in ogni spazio disponibile: il palcoscenico, la galleria, la platea, il foyer, il banco di regia. Lo spettacolo pirandelliano messo in scena da Massimo Castri è un magnifico esempio di vitalità del teatro italiano. La trama è nota: un regista deve mettere in scena uno spettacolo a soggetto su un canovaccio che tratta una vicenda di gelosia. Secondo la più autentica ispirazione pirandelliana, la finzione scenica e la realtà sono così correlate che il dramma personale degli attori si intreccia inevitabilmente con la parte a loro imposta dal regista. L'opera, rappresentata per la prima volta nel 1930 a Berlino, svela un nodo cruciale della poetica pirandelliana: il rapporto tra realtà e finzione, tra l'uomo e la maschera, tra la persona e il personaggio. La persona informe è disponibile ad assumere ogni forma che gli venga imposta dall'interno o dall'esterno mentre il personaggio si divincola nella costrizione del gioco delle parti, destinato a ripetere ogni giorno gli stessi gesti e per sempre lo stesso dramma. Ne risulta un altalena tra persona e personaggio che sfocia nella tragica impossibilità dell'uomo di essere definitivamente l'una o l'altro. "Questa sera si recita a soggetto" riporta il grande tema di Pirandello "del teatro nel teatro" in quanto vi compaiono tutti i possibili conflitti tra gli elementi di uno spettacolo: autore, regista, personaggi e spettatori. L'ambizioso regista Hinkfuss guida i suoi attori entro schemi fissi da lui prescritti gloriandosi di essere l'unico vero autore dello spettacolo. Ma gli attori, calatisi nell'intimo dei personaggi, rifiutano di eseguire come marionette i rigidi schemi del regista e sono decisi ad improvvisare davvero fino a scacciare il regista stesso dal palcoscenico. Ne nasce un pastiche teatrale che mescola inscindibilmente gli attori come persone con i personaggi che essi interpretano. Nel prologo che Hinkfuss rivolge al pubblico c'è già tutta l'arte di Pirandello: il significato del teatro, la forza del linguaggio, l'incomunicabilità umana, l'illusione dell'interpretazione dei ruoli nel teatro e nella vita; c'è anche una sottile critica alla figura del regista: il regisseur così supponente e compiacente che proprio in quell'epoca andava imponendosi come figura nel teatro europeo. La formula con cui Pirandello propose questo dramma era per l'epoca assolutamente dirompente, innovativa, originale e quasi scandalosa: tutta l'opera si offre in uno spudorato rapporto aperto tra pubblico e attori. Le polemiche della messa in scena, i dubbi degli interpreti, le scelte registiche: tutto viene offerto al pubblico come parte dello spettacolo, persino il cambio scena a vista senza chiusura di sipario; il regista chiama a gran voce i cambi luce e grida al fonico gli interventi sonori. Innovativo e spudorato nella scelta di svolgere due parti dello spettacolo contemporaneamente in due luoghi diversi: mentre gli attori animano il foyer il regista recita in platea. E' un rincorrersi del teatro nel teatro che porta lo spettatore in un labirinto dove non distingue più l'entrata dall'uscita, l'inizio dalla fine, la finzione dalla realtà. E' un testo magico ed ingannevole come un disegno di Escher. Naturalmente la provocazione e l'originalità di quest'opera, sconvolgente per gli anni trenta, non ha più oggi lo stesso impatto: tutto si è già visto, fatto e sperimentato sul palcoscenico. E allora l'unico modo convincente di proporre questa geniale costruzione drammaturgia è quello filologico. Castri ne presenta appunto una perfetta ricostruzione storica, un grande affresco dell'epoca; non una ricerca filosofica e psicologica di fronte alla quale coinvolgere lo spettatore in un dibattito intellettuale già esaurito ma un affascinante e magica ricostruzione accurata e filologica di ciò che Pirandello scrisse per il pubblico del suo tempo. Ne risulta un opera d'arte universale e straordinaria affidata alla recitazione di attori di indiscusso talento e capacità espressiva come Valeria Moriconi, Vittorio Franceschi, Manuela Mandracchia e tutti gli altri. Un lavoro di altissima classe con scene e costumi di grande efficacia firmati da Maurizio Balò, musiche accurate e suggestive di Arturo Anneghino, suoni d'arte di Franco Visioli. La regia di una perfezione maniacale rende davvero merito al grande Massimo Castri che ancora una volta si rivela maestro di teatro nel mondo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.50 del 26/3/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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