|
|||||||
|
|
Appunti per una storia dell'architettura moderna in Romaniadi Sorin Vasilescu - 27 marzo 2004 «Al di là delle forme, della materia e del tempo, dissipato nella luce, gioca a volte un ritmo difficile da afferrare, più sentito che inteso, che è forse l'essenza della nostra vita». (G. M. Cantacuzino, 1939)
Il processo normale e naturale di divenire, piuttosto che di evoluzione, dell'architettura dei Paesi Romeni è un processo che ha seguito in grande misura le stesse tappe stilistiche dell'Europa: l'antichità greco-romana, lo stile bizantino, romanico, gotico, quello rinascimentale e barocco, ma sopratutto quello post-bizantino. Se la Romania fosse soltanto "un posto e non un paese", come diceva Mircea Marghescu, allora il discorso sulla modernità non avrebbe alcuna motivazione. In quanto un posto, dove si incontrano l'Est, l'Ovest ed il Sud, è una realtà fisica, non una ideale, adattato ed adattabile a qualunque paese che si trova obbligatoriamente al "bivio delle principali vie e di fronte a tutte le vicissitudini ed a tutti i flagelli."
Le mutazioni prodottesi nel mondo moderno con l'apparizione su scala industriale di nuovi materiali quali cemento, ferro e vetro darà avvento ad un cambiamento maggiore nel linguaggio architettonico che si esprimerà per un certo tempo in forme storicistiche, perché poi cominci ad esprimersi in forme architettoniche astilistiche, nel senso classico della parola stile, generando l'apparizione di un nuovo universo formale-funzionale che si definisce moderno. Questo moderno che ha centocinquanta anni di vita ha avuto una incredibile avventura nello spazio romeno, spazio molto particolare e non un posto di disputa accaparratrice tra Est, Ovest e Sud.
Possiamo considerare la seconda parte del XIX Secolo, accanto alle tendenze estetiche verso il modernismo, come una tappa della costruzione urbana in cui nelle città patriarcali cambia il rapporto costruzione-spazio verde, a beneficio dello spazio costruito. Il passaggio dalle strutture urbane di tipo tradizionale a quelle di tipo moderno è stato indissolubilmente connesso al rapido processo di industrializzazione, senza però rinunciare totalmente agli ideali di abitazione specifici romeni: spazialità intima in perfetta sintonia con la natura attraverso un permanente legame tra interno ed esterno, una felice commisurazione e proporzione degli spazi interni ed esterni. Si può dunque parlare dell'adempimento a livello urbano di alcune peculiarità nazionali che condurranno alla «definizione della specificità di ogni abitazione in parte, per conferire, in base alla continuità delle pregevoli tradizioni all'architettura romena una sua propria impronta». (Gustav Gusti, L'architettura in Romania, Editrice Meridiane, Bucarest 1965). Tra tradizionalismo e modernismo. L'architettura prebellica.
La realtà è però totalmente diversa: possiamo osservare il fatto che la maniera in cui la generazione di Mincu, rivolta verso il Modernismo grazie ad un vero pathos nazionale, ha fatto il passaggio dall'eclettismo al nuovo stile romeno, rappresenta una via propria che anticipa di quasi un decennio le esperienze simili dell'Occidente europeo. Lo stile apparso alla fine del XIX Secolo in Romania può essere considerato, in gran misura, una variante carica di personalità autentica dell'Art Nouveau. Gli sforzi di europeizzazione operati dalla società romena si sono espressi vigorosamente nell'arte di costruire, in cui sono apparsi, per la prima volta, molto distintamente i segni di un nuovo stile. Si può parlare praticamente dell'apparizione di una proto art nouveau prima dell'apparizione a Bruxelles delle prime opere di Horta e Hankar. Con una eccezionale intuizione, l'architetto Ion Mincu ha colto i prodromi della rivoluzionaria Art Nouveau che avrebbe "tagliato il cordone ombelicale" che legava organicamente con lo storicismo ridondante, realizzando così il passaggio da sovrastruttura a struttura. L'uso dei citati, non delle imitazioni, con carattere folcloristico romeno, è una delle principali novità dello stile che avrà la sua ovvia evoluzione, spengleriana, partendo da Mincu, toccando la maturità e concludendosi con le vittorie e le sconfitte inerenti nate sul suo cammino sempre minacciato dal pericolo delle esagerazioni presenti nella matrice stilistica stessa del neoromeno. Nonostante tutti i difetti inerenti a qualunque stile che si è voluto novatore, il neoromeno ha portato un'aria fresca, originale e vigorosa ed ha compreso la base ideologico-architettonica per i momenti che dovevano susseguirsi nel divenire dell'architettura romena.
In Romania, il momento del modernismo che ha coinciso con l'apice economico-finanziaria del paese che aveva un reddito nazionale, negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale, maggiore rispetto a quello del Belgio, ha generato un notevole adeguamento alla modernità dell'intera società e cultura nazionale; questa operazione non fu però fatta senza rimpianti e fu accettata come un male necessario, spesso in contraddizione con lo spirito romeno e a volte generando echi xenofobi o addirittura antisemiti. Nel periodo interbellico, in vari settori della cultura romena si sono manifestate forme conflittuali su piano teorico tra tradizionalismo e modernismo. Questi "conflitti" erano simili a quelli europei, ma si avvicinavano di più a quelli dell'Italia, essendo tuttavia anche il frutto di "tensioni internazionali". Gli eccessi generati dai mancati adempimenti dovuti al rigido dogmatismo del razionalista stile moderno internazionale condurranno alla ricerca di una nuova forma del moderno attraverso l'uso di una sintassi e di un vocabolario a volte arcaicizzanti, a volte neoclassici. Non si è trattato soltanto di un semplice rifiuto dello stile moderno, ma forse della ricerca di una nuova variante del moderno, non nello spirito del neoclassico ma in quello della classicità. A questa esperienza degli anni '30 e '40 si aggiungeranno le drammatiche conseguenze dell'ultima Guerra Mondiale, vera catastrofe su tutti i piani ed in tutte le direzioni. Sorin Vasilescu |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.50 del 26/3/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||