RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Appunti per una storia dell'architettura moderna in Romania

di Sorin Vasilescu - 27 marzo 2004

«Al di là delle forme, della materia e del tempo, dissipato nella luce, gioca a volte un ritmo difficile da afferrare, più sentito che inteso, che è forse l'essenza della nostra vita». (G. M. Cantacuzino, 1939)

Architettura modernaL'architettura romena, espressione viva della nostra latinità, è sensibilmente differente sia dai prodotti simili dei paesi neo-latini, circoscritti al mondo occidentale e cattolico, sia da quelli dei vicini slavi e magiari. L'architettura romena, rappresentata per la prima volta sulla Colonna di Traiano a Roma, vero atto di nascita del popolo romeno, è una delle testimonianze della straordinaria continuità. Benchè durante tutta la nostra storia si sia affermato, con piena legittimità ed orgoglio, che de la Ram ne tragem (le nostre origini sono a Roma), il mondo romeno ha guardato verso Bisanzio e verso l'ortodossia, verso l'Impero Romano d'Oriente sopravvissuto un millennio a quello Occidentale. Questa particolare romanità, denominata dallo storico romeno Nicolae Iorga "Byzance après Byzance", sarà l'elemento fondamentale della nostra intera cultura e civiltà, dell'intero processo di divenire dell'architettura romena.

Il processo normale e naturale di divenire, piuttosto che di evoluzione, dell'architettura dei Paesi Romeni è un processo che ha seguito in grande misura le stesse tappe stilistiche dell'Europa: l'antichità greco-romana, lo stile bizantino, romanico, gotico, quello rinascimentale e barocco, ma sopratutto quello post-bizantino. Se la Romania fosse soltanto "un posto e non un paese", come diceva Mircea Marghescu, allora il discorso sulla modernità non avrebbe alcuna motivazione. In quanto un posto, dove si incontrano l'Est, l'Ovest ed il Sud, è una realtà fisica, non una ideale, adattato ed adattabile a qualunque paese che si trova obbligatoriamente al "bivio delle principali vie e di fronte a tutte le vicissitudini ed a tutti i flagelli."

Architettura modernaLa differenza tra un posto ed uno spazio architettonico (cioè lo spazio esistente tra l'oggetto-creazione e creatore oppure tra varie presenze naturali ed artificiali e colui che guarda) è simile alla differenza inspiegabile tra morto e vivo, tra cosa e creatura. Il posto è cosa, lo spazio (diventato, attraverso la creazione, spazio architettonico) è però vivo, è creatura. Essendo creatura, ha un passato genealogico (da qui il significato della tradizione) ed un presente che si confonde senza però identificarsi totalmente con la contemporaneità.

Le mutazioni prodottesi nel mondo moderno con l'apparizione su scala industriale di nuovi materiali quali cemento, ferro e vetro darà avvento ad un cambiamento maggiore nel linguaggio architettonico che si esprimerà per un certo tempo in forme storicistiche, perché poi cominci ad esprimersi in forme architettoniche astilistiche, nel senso classico della parola stile, generando l'apparizione di un nuovo universo formale-funzionale che si definisce moderno. Questo moderno che ha centocinquanta anni di vita ha avuto una incredibile avventura nello spazio romeno, spazio molto particolare e non un posto di disputa accaparratrice tra Est, Ovest e Sud.

Architettura modernaDopo aver definito in chiave ortodosso-latina la maniera romena di concepire l'architettura, con risultati che si rapportano tanto a noi quanto a scala universale, modesti, considerevoli e a volte eccezionali, l'architettura romena ha oltrepassato la soglia del XIX Secolo con discordanze normali, o meglio, con sfasamenti. La maniera in cui è stata fatta questa sintonizzazione con la modernità è una prova concludente del fatto che in condizioni propizie, grazie ad una cultura millenaria, sono stati ricuperati gli sfasamenti temporali e siamo riusciti ad entrare nella modernità dalla porta principale, partecipando con integrità e a volte con successo ai mutamenti dell'arte moderna. Dopo la Rivoluzione Francese la cultura romena ha abbandonato rapidamente i modelli bizantini, orientandosi decisamente verso i modelli occidentali, mentre per ciò che riguarda l'architettura si può parlare di un fenomeno di ridefinizione dei criteri estetici, componistici e linguistici che diventeranno elementi decisivi per l'architettura moderna.

Possiamo considerare la seconda parte del XIX Secolo, accanto alle tendenze estetiche verso il modernismo, come una tappa della costruzione urbana in cui nelle città patriarcali cambia il rapporto costruzione-spazio verde, a beneficio dello spazio costruito. Il passaggio dalle strutture urbane di tipo tradizionale a quelle di tipo moderno è stato indissolubilmente connesso al rapido processo di industrializzazione, senza però rinunciare totalmente agli ideali di abitazione specifici romeni: spazialità intima in perfetta sintonia con la natura attraverso un permanente legame tra interno ed esterno, una felice commisurazione e proporzione degli spazi interni ed esterni. Si può dunque parlare dell'adempimento a livello urbano di alcune peculiarità nazionali che condurranno alla «definizione della specificità di ogni abitazione in parte, per conferire, in base alla continuità delle pregevoli tradizioni all'architettura romena una sua propria impronta». (Gustav Gusti, L'architettura in Romania, Editrice Meridiane, Bucarest 1965).

Tra tradizionalismo e modernismo. L'architettura prebellica.

Architettura modernaLa modernizzazione della Romania è avvenuta grazie ad un complesso di ragioni, tra cui le più importanti sono i legami con l'Occidente ed in particolare quelli culturali ed affettivi con la Francia. Il fatto che nelle scuole francesi di architettura si siano formati oppure abbiano continuato gli studi gran parte degli architetti romeni, sarebbe stato un motivo più che sufficiente per l'apparizione di una variante romena del modernismo simile più o meno a quella delle fonti.

La realtà è però totalmente diversa: possiamo osservare il fatto che la maniera in cui la generazione di Mincu, rivolta verso il Modernismo grazie ad un vero pathos nazionale, ha fatto il passaggio dall'eclettismo al nuovo stile romeno, rappresenta una via propria che anticipa di quasi un decennio le esperienze simili dell'Occidente europeo. Lo stile apparso alla fine del XIX Secolo in Romania può essere considerato, in gran misura, una variante carica di personalità autentica dell'Art Nouveau. Gli sforzi di europeizzazione operati dalla società romena si sono espressi vigorosamente nell'arte di costruire, in cui sono apparsi, per la prima volta, molto distintamente i segni di un nuovo stile. Si può parlare praticamente dell'apparizione di una proto art nouveau prima dell'apparizione a Bruxelles delle prime opere di Horta e Hankar.

Con una eccezionale intuizione, l'architetto Ion Mincu ha colto i prodromi della rivoluzionaria Art Nouveau che avrebbe "tagliato il cordone ombelicale" che legava organicamente con lo storicismo ridondante, realizzando così il passaggio da sovrastruttura a struttura. L'uso dei citati, non delle imitazioni, con carattere folcloristico romeno, è una delle principali novità dello stile che avrà la sua ovvia evoluzione, spengleriana, partendo da Mincu, toccando la maturità e concludendosi con le vittorie e le sconfitte inerenti nate sul suo cammino sempre minacciato dal pericolo delle esagerazioni presenti nella matrice stilistica stessa del neoromeno. Nonostante tutti i difetti inerenti a qualunque stile che si è voluto novatore, il neoromeno ha portato un'aria fresca, originale e vigorosa ed ha compreso la base ideologico-architettonica per i momenti che dovevano susseguirsi nel divenire dell'architettura romena.

Architettura modernaCosi, il neoromeno razionalizzato ha generato una specie di proto-razionalismo che abbinato agli esperimenti modernistici del settore visuale ha generato una Art Déco raffinata e pregiata, stile che è sopravvissuto sino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale in parallelo alle ricerche razionaliste o classicheggianti. L'Art Déco fu considerata in tutto il paese, per un certo periodo di tempo, l'Architettura moderna, espressione dei desiderata delle nuove generazioni intellettuali e borghesi. Dopo aver percorso, dalla metà del XIX secolo sino alla Prima Guerra Mondiale, tappe simili a quelle occidentali, cioè dall'architettura degli ingegneri nella variante speciale di Art Nouveau denominata architettura neoromena, nel periodo interbellico, l'architettura romena ha percorso tutti gli "ismi", raggiungendo il culmine nello stile moderno internazionale che si voleva razionalista e che ha generato opere ricche di originalità nel più fiorente periodo della storia moderna della Romania in cui alcune personalità hanno acquisito dimensioni europee: Constantin Brancusi, Tristan Tzara, George Enescu, Dinu Lipatti, Mircea Eliade.

In Romania, il momento del modernismo che ha coinciso con l'apice economico-finanziaria del paese che aveva un reddito nazionale, negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale, maggiore rispetto a quello del Belgio, ha generato un notevole adeguamento alla modernità dell'intera società e cultura nazionale; questa operazione non fu però fatta senza rimpianti e fu accettata come un male necessario, spesso in contraddizione con lo spirito romeno e a volte generando echi xenofobi o addirittura antisemiti.

Nel periodo interbellico, in vari settori della cultura romena si sono manifestate forme conflittuali su piano teorico tra tradizionalismo e modernismo. Questi "conflitti" erano simili a quelli europei, ma si avvicinavano di più a quelli dell'Italia, essendo tuttavia anche il frutto di "tensioni internazionali". Gli eccessi generati dai mancati adempimenti dovuti al rigido dogmatismo del razionalista stile moderno internazionale condurranno alla ricerca di una nuova forma del moderno attraverso l'uso di una sintassi e di un vocabolario a volte arcaicizzanti, a volte neoclassici. Non si è trattato soltanto di un semplice rifiuto dello stile moderno, ma forse della ricerca di una nuova variante del moderno, non nello spirito del neoclassico ma in quello della classicità. A questa esperienza degli anni '30 e '40 si aggiungeranno le drammatiche conseguenze dell'ultima Guerra Mondiale, vera catastrofe su tutti i piani ed in tutte le direzioni.

Sorin Vasilescu

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.50 del 26/3/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata