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6 marzo 2008
 
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La chiesa di San Michele di Pagana

di Sara Franchino - 3 aprile 2004

Francesco Orerio in adorazione del Crocifisso con i santi Francesco e BernardoNella mostra dedicata a Van Dyck, allestita al Palazzo Reale di Milano, inevitabilmente si impatta d'innanzi ad una delle opere in assoluto più cariche di patos dipinte dal pittore fiammingo. Si tratta di "Francesco Orerio in adorazione del Crocifisso con i santi Francesco e Bernardo". Una grande tela di oltre tre metri d'altezza e due di larghezza in cui l'artista si svela in tutta la sua religiosità. Una religiosità profonda che gli consente di esprimere a pieno la drammaticità della Crocifissione in un'opera in cui la sofferenza è ulteriormente sottolineata dalle espressioni e dai gesti di dolore dei due santi in contemplazione stravolti e straziati. Il tutto in un dipinto sentito e di grande "spontaneità" giocato con una composizione semplice, ma di grandissimo impatto ed un cromatismo equilibratissimo che alterna ai toni plumbei del cielo e dello sfondo una luce chiarissima, abbacinante che origina dal corpo di Cristo.

E' andando alla ricerca del luogo che ospita questa imponente tela che si giunge alla minuta e, al contempo, ricchissima chiesa di San Michele Arcangelo nella frazione di San Michele di Pagana (Rapallo). Un piccolo tempio cristiano dalla storia antica, che sorge sulla sommità d'una collina a dominare le baie di Trelo e Prelo. Un edifico caratterizzato da una facciata particolare in contenute forme neoclassiche culminante in un timpano sotto al quale una lunetta (quasi un mezzo di rosone) si apre in linea con l'unico portale, stretto fra due colonne architravate su cui poggia la statua di San Michele.

Se la posizione fa dell'esterno un luogo sublime, di certo non di minor intensità sarà la sorpresa una volta all'interno, ove, percorrendo la sola navata, si scorgono esempi importanti della pittura seicentesca. Si tratta di opere la cui attribuzione è ancora per lo più incerta, alcune delle quali di evidente scuola emiliana; due presunti Ribera e (non poteva esser altrimenti) capolavori genovesi. Proprio tra questi ultimi spicca per la complessità compositiva ed iconografica un dipinto, restaurato qualche anno fa a cura della Fondazione Schiffini, di Gregorio de Ferrari (1647-1726) che campeggia alla destra dell'altare maggiore. Soggetto della pala è la "Glorificazione della Madonna", che viene raffigurata col bambino in una posa elegante su d'un trono di nuvole sostenuto da un paio di "piccoli angeli" nascosto, per lo più, dai sapienti panneggi della veste, mentre dal basso la contemplano i santi Francesco Xavier e Filippo Neri. Alla sua destra l'affianca un'altra figura femminile, la cui identità riserva ancora alcuni dubbi: nella denominazione del dipinto è, infatti, data per Anna, anche se don Mimmo Borzini, il parroco di san Michele (grazie alla cui iniziativa la piccola chiesa, a seguito di interventi di recupero e restauro, ha riacquistato tutto il suo fascino), è più propenso a pensare che si tratti della mistica Caterina da Genova. Un'opinione che si radica su due considerazioni: che Anna, nella storia dell'arte, non viene praticamente mai rappresentata accanto alla Madonna e che Caterina Fieschi, santa locale, era soggetto di un forte culto devozionale in zona.

San Michele di PaganaDietro l'altare maggiore un San Michele Arcangelo, probabilmente opera del pittore genovese Bernardo Castello (1557-1629), possente e solenne con indosso l'armatura, sovrasta il Demonio, schiacciandolo con un piede. Sulla parete sinistra, invece, sempre in prossimità dell'altare, "Il martirio di Sant'Orsola". Proseguendo, poi, lungo il medesimo lato si incontrano le due grandi tele che potrebbero essere opera di Francesco Ribera, il grande pittore spagnolo che, giovanissimo, giunse in Italia dove rimase fortemente colpito ed impressionato dal luminismo e dal naturalismo caravaggeschi. Si tratta di un "Cristo alla colonna" e di un "San Pietro penitente". Il primo è contraddistinto dai grandi contrasti di luce che vedono la figura di Cristo emergere da un fondo scuro in tutta la sua lucentezza. Nel secondo San Pietro sta seduto su di un muretto con espressione visibilmente afflitta e crucciata. Alle sue spalle, sul lato opposto, il gallo inequivocabilmente richiama al: «In verità, in verità ti dico prima che il gallo abbia cantato tre volte tu mi rinnegherai». Ed infine una natività, prima ritenuta di Luca Giordano, più recentemente del Grechetto (1610 circa, 1665). Al momento, infatti, non mancano ancora dubbi ed incertezze attributive che molto probabilmente verranno, però, risolti dagli studi attualmente in corso, di cui a breve si avrà una raccolta pubblicata in un catalogo proprio della chiesa di San Michele di Pagana.

San Michele di PaganaSulla parete opposta si trovano un "Sogno di san Giuseppe" (forse del grande pittore barocco Valerio Castello), una "Visitazione" (si pensa o della cerchia del Reni o di quella dello Strozzi), in cui una Vergine in forme classiche contrasta con le altre figure d'impronta più naturalista, ed un "Sogno di San Giuseppe" ritenuto forse del Guercino. Non mancano sulla medesima parete due dipinti fiamminghi di modeste dimensioni risalenti al XV secolo: una "Natività" e una "Fuga in Egitto" caratterizzati da quella dovizia di particolari, quell'attenzione ai più piccoli dettagli che sono sempre state peculiarità tipica dei maestri delle Fiandre.

Non sono, però, solo le singole opere di grande pregio nella loro individualità a rendere la chiesa una meta irrinunciabile, bensì la complessa armonia e vivacità d'insieme adesso perfettamente apprezzabile anche grazie al nuovo impianto d'illuminazione finanziato dalla Fondazione Carige. L'impianto consente finalmente di ammirare gli affreschi realizzati dal pittore genovese Giovanni Quinzio (1832 -1918) che ricoprono la superficie dell'intera chiesa nel loro acceso cromatismo e in tutta la loro forza. Così, chiaramente, si può osservare anche la combattuta scena in cui l'Arcangelo Michele, con vigore quasi michelangiolesco e brandita la spada, sconfigge il Maligno.

! Sara Franchino
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