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Agenti di Mosca alla Casa Bianca:non era "caccia alle streghe"di Francesco Galietti - 3 aprile 2004 Orbene, va detto innanzi tutto che Ann Coulter, autrice dei famosi Slander e Treason, è scrittrice caratterizzata da una fortissima vis polemica, che le è già costata la collaborazione con il settimanale americano The National Review. All'indomani dell'11 Settembre, in un articolo infuocato, scrisse che occorreva "invadere i Paesi dei terroristi, uccidere i loro leader e convertirli al Cristianesimo". Insomma, un tipetto deciso, che ha peraltro saputo ritagliarsi una nicchia di fedelissimi lettori, i quali hanno trovato in questo suo modo di scrivere tagliente, a tratti feroce, il giusto companatico ai loro sentimenti piuttosto esacerbati. Va anche detto che il numero di lettori della Coulter è tale che ben difficilmente ci troviamo di fronte a un'ondata di falchi hardliner, ma anche di normalissimi repubblicani che, al di là dei toni caustici certo non assenti nei testi della biondissima Ann, ne condividono i contenuti. L'ultimo libro della Coulter, Treason, è stato un tale successo in America che ne è in vendita anche in Italia una traduzione, edita da Mondadori. Gli argomenti che il libro tocca sono certamente tanti, ma ce ne sono alcuni che meritano particolare attenzione. Il più importante è il fatto che questa giovane autrice si confronti con quello che è sempre stato uno dei totem del giornalismo liberal americano, nonchè del pensiero progressista europeo: la "caccia alle streghe" imputata al Senatore USA Joseph McCarthy. Da tantissimo tempo ormai si è creata una vulgata secondo cui le indagini all'interno dei funzionari del governo americano assunsero il carattere di una inquisizione su larga scala. A chi fa notare a un comunista gli orrori dello stalinismo, osserva la Coulter, viene regolarmente opposta, di rimando, la commissione McCarthy. D'altronde ormai moltissimi repubblicani, nei discorsi pubblici, non osano pronunciarsi su argomenti inerenti l'infiltrazione di spie sovietiche nel governo USA senza far precedere i loro pensieri da una lunga condanna dell'operato di McCarthy. E dire che in realtà le indagini di McCarthy non fecero che tornare su argomenti che ormai erano alla luce del sole: il governo USA, ancor prima della fine della seconda guerra mondiale, era infiltrato di spie sovietiche. Agenti di Stalin, rampolli di ricche famiglie americane con titoli di altolocate università, Harvard in primis. Come il primo celeberrimo caso che ebbe la ribalta dei giornali: il caso Chambers-Hiss. Siamo nel lontano 1938, quando un membro del Partito Comunista Americano, Whittaker Chambers, rompe con il partito. Anni dopo, Chambers ammise di stupirsi che il Partito non lo avesse fatto uccidere, come aveva fatto con molti altri apostati, ma di essere certo che il Partito si fosse a lungo pentito di non averlo eliminato. Chambers infatti era al corrente di come il Partito fosse in realtà una cinghia di trasmissione tra Mosca e le sue spie, e sapeva i nomi di alcune di esse. In particolare, riuscì a denunciare una di loro, Alger Hiss, che all'epoca era influente membro del Dipartimento di Stato. Non solo però Roosvelt s'infischiò dell'avvertimento, ma nominò Hiss suo consigliere personale, colui che lo avrebbe accompagnato alle trattative a Yalta. Solo nel 1948 Chambers venne di nuovo ascoltato dallo HUAC, il Comitato che si occupava delle attività di spionaggio. Nonostante la stampa fosse quasi interamente schierata a favore di Hiss, Chambers dimostrò con prove incontrovertibili la sua colpevolezza. Il che finì per far perdere il posto di redattore del Time a Chambers, considerato ormai troppo ingombrante. Hiss, invece, fu tirato fuori dal carcere ben presto, e venne pure reintegrato nell'ordine degli avvocati. Solo nel 1995, con la fine della guerra fredda, si scoprì che era tutto vero: Hiss era una spia. Così come lo furono i Rosenberg, che contribuirono a spifferare i segreti dell'atomica ai russi, e che ricevettero un encomio speciale nelle memorie di Krushev. Il fatto gravissimo è che la giustizia USA si rivelò alquanto lenta nel prendere provvedimenti contro soggetti sui quali gravavano prove inconfutabili. Tanto potè, evidentemente, la potenza di fuoco di una stampa, quella liberal, che si erge a arbitro supremo di tutte le cose, e che marchiò a fuoco McCarthy come il più terribile cacciatore di streghe di tutti i tempi. Pazienza se aveva ragione. La Coulter non si ferma certo qui, e carica a testa bassa una tendenza liberal che si è rinnovata negli anni. Che dire, per esempio, del fuoco di sbarramento incontrato da Ken Starr quando mise sotto processo Bill Clinton per aver mentito sotto giuramento? Treason, tradimento, ecco cosa grida la Coulter dalle sue pagine. Tradimento, perchè i liberal americani hanno sempre avuto una naturale propensione a proteggere i propri darlings: un tempo si chiamavano Alger Hiss o Ethel Rosenberg, ma anche oggi i liberal sono restii a affrontare il nemico Al Quaeda, che è fiorito proprio durante gli anni delle presidenze Clinton.
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Ragionpolitica, periodico on line n.51 del 2/4/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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