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Il pacifismo degenera: la sinistra è chiamata in causadi Pietro De Leo - 9 aprile 2004 Da diverso tempo si sospettava un'alleanza tra terrorismo nostrano e il terrorismo islamico. La jihad e la lotta brigatista o anarco-insurrezionalista hanno molti punti di contatto, sia nelle finalità sia nella matrice culturale. Entrambe le categorie hanno una fede terzomondista e con una base fortemente leninista, predicano la distruzione degli Stati Uniti e del mondo occidentale. Hanno stampata in testa la fantomatica tesi del complotto "demoplutogiudaico", un'oscura alleanza occidentale di matrice ebraica che tenta di dominare il mondo. Un miscuglio di congetture e pregiudizi che pongono la base per giustificare le azioni criminose contro l'Occidente. Molti commentatori hanno definito il terrorismo politico di casa nostra come un fenomeno marginale, portato avanti da pochi facinorosi che fanno la voce grossa e colpiscono solo obiettivi isolati e deboli (vedasi Biagi e D'Antona, uccisi nel momento in cui non avevano una scorta a proteggerli). E' certo che le frange terroristiche di oggi non hanno né l'organizzazione né la ramificazione dei precursori di trent'anni fa. Ma questo non vuol dire che non dobbiamo temerli, anzi. In questo modo possono divenire uno strumento logistico (se non di azione) per le cellule islamiche. In questa direzione vanno le ultime indagini, e, soprattutto, gli arresti a Perugia di una settimana fa. Tra i destinatari del provvedimento cautelare spicca il nome di Moreno Pasquinelli, il leader di Campo Antimperialista. Ai tempi della strage di Nassirya ebbi modo di esprimere, proprio da queste pagine, tutto lo sdegno per un'iniziativa del suddetto Campo: raccogliere il danaro per la resistenza in Iraq. Cioè per finanziare quei guerriglieri che, ogni giorno, si scagliano contro le truppe di peace keeping, colpiscono soldati e volontari in attentati ed imboscate e rallentano il processo di autodeterminazione dell'Iraq, un processo che non può di certo svolgersi se il Paese è messo a ferro e fuoco da bande di terroristi. Internet è un mezzo molto importante per trasmettere il proprio pensiero e, semmai, conquistare nuovi adepti. Menti facilmente condizionabili come studenti, giovani in cerca di un modo per scaricare la propria energia e convogliare la propria veemenza. Ecco, allora, che messaggi forti, brevi ed efficaci possono fare maggiormente presa. Sul sito internet del Campo Antimperialista, all'inizio dell'anno, si leggevano queste parole: «Noi guevaristi, che sentiamo sulle nostre guance ogni schiaffo subito dagli oppressi, ovunque essi si trovino, non abbiamo festeggiato né a Natale né a capodanno. [...] Non bottiglie di champagne, ma molotov si sarebbero dovute stappare, se si fosse voluto davvero brindare alla speranza di un anno nuovo». Buon Anno, dunque, all'insegna delle molotov e della violenza. Solo i "guevaristi" sanno aiutare gli altri e lo vogliono fare auspicando nella lotta alla democrazia e nella guerriglia urbana. Noi crediamo nella magistratura e non ci permetteremo di commentare nulla sul caso Pasquinelli finchè l'iter processuale non avrà conosciuto il legittimo cammino. Però certi messaggi carichi di odio ci rendono chiara una cosa: è tornata una corrente di pensiero pronta a legittimare il crimine politico, che vede nell'azione sovversiva l'unico modo di difesa sociale. Per loro pace significa sfilare inveendo contro le forze occidentali che lottano contro il terrorismo e gli uomini che ne sono a capo. Per contrastarli occorre un'unione delle forze democratiche del Paese. Occorre superare le esigenze partitiche ed elettorali. Solo così il senso democratico può trionfare sul nichilismo. Per il centrodestra tutto questo è un punto fermo. Dall'altra parte dell'Aula, stiamo ancora aspettando segnali seri.
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Ragionpolitica, periodico on line n.52 del 9/4/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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