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Le due passioni di Cristo

di Matteo Loi - 24 aprile 2004

Un solo elemento accomuna il recente The Passion di Mel Gibson, con il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. È il luogo dove i due film sono stati girati, la città di Matera. Per il resto le due pellicole non potrebbero essere più diverse. Anche i due autori non potrebbero essere più diversi. Pier Paolo Pasolini intellettuale e poeta di chiara formazione marxista, Mel Gibson attore internazionale di fama e appartenente alla destra cattolica americana.

Nel Vangelo secondo Matteo (1964) si mette in luce l'umanità più che la divinità di un Cristo severo pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. In senso teologico, è un vangelo senza speranza, interpretato da un Gesù rivoluzionario, cheguevarista, sottoproletario. È, inoltre, un film terzomondista, con le comparse del posto che più che poveri della Galilea sembrano i diseredati del centro Africa. Poi, è un film anti-hollywooodiano; sostenuto da un budget ridicolo, con molte scene mal girate con una cinepresa a spalla, così che molte sequenze risultano innaturalmente mosse. Insomma è un film povero, girato con pochi mezzi e, com'era consuetudine di Pasolini, interpretato da attori non professionisti pescati nel popolino basso.

Tutt'altro discorso per The Passion (2003) di Gibson. Intanto il film non sarebbe mai partito se lo stesso Gibson non avesse sborsato di tasca propria 25 milioni di dollari per incominciare. Anche la vita dell'attore americano pare come completamente antitetica rispetto a quella dello scrittore italiano. Cattolico praticante, padre di sette figli, con il Vangelo sempre presente sul suo tavolo di lavoro. Non solo i costi, ma anche il cast della Passione risulta particolarmente ricco. Con Jim Caviezel (Gesù), Monica Bellucci (Maria Maddalena), Rosalinda Celentano (Satana), Claudia Gerini (la moglie di Pilato) e Sergio Rubini (il ladro buono che condivide con il Cristo il supplizio della crocifissione).

Il Cristo di Mel Gibson appare come il più fedele ai Vangeli, il più filologico nel senso stretto del termine. Diversamente dall'opera di Pasolini il film narra soltanto la passione (le ultime dodici ore) e non la predicazione. Gesù-Caviziel appare nell'orto-uliveto dei Getzemani, prima del suo arresto, ma è già coperto di sangue. Poi arriveranno le flagellazioni, le ferite, la Via Crucis (più di sette volte cadrà, nella polvere intrisa nel suo stesso sangue, sotto il peso della sua croce), il supplizio finale e la morte.

Più volte, durante la vicenda, il Cristo verrà tentato dal Demonio, una figura imberbe (Rosalinda Celentano) con il capo coperto, che Gli propone la "sua" salvezza. Satana appare sullo schermo anche in compagnia di un serpente, ad indicare la sua natura malvagia. Gesù lo respinge.

Alla morte del Cristo, un terremoto sconvolge la città di Matera, spaccando in due il Tempio. Nel finale, la resurrezione è delicata... il sudario bianco si svuota improvvisamente, come un velo leggero, ormai senza corpo, dopo tutto quel sangue.

L'opera di Gibson è un film dagli incassi stratosferici che si appresta ad entrare nei dieci maggiori successi della storia del cinema. Un'opera accompagnata da una violenta polemica di antisemitismo (in Israele è stato vietato) che, alla visione del film, risulta essere del tutto infondata. Una pellicola realizzata con una meticolosità estrema, rilevabile sia dal punto di vista del montaggio e dell'aspetto scenografico sia per l'ottima scelta della recitazione in aramaico e latino sottotitolati, che conferisce maggior peso ad ogni singola parola pronunciata.

Nella lunga filmografia riguardante il Vangelo troviamo opere molto valide (il Cristo di Zeffirelli, Ben Hur di William Wyler), mediocri (Il Vangelo secondo Matteo), demenziali (Joan Lui, di e con Adriano Celentano e Jesus Christ Superstar) ed eccellenti come The Passion di Mel Gibson.

! Matteo Loi
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