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The Eminem Show

di Riccardo Meynardi - 17 aprile 2004

Eminem«Il senso della vita non è altro che accettare ognuno la propria circostanza e, nell'accettarla, trasformarla in una creazione nostra». Il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset, vissuto a cavallo fra i Secoli XIX e XX, sarebbe stato, senza dubbio, un suo grande ammiratore. L'individualismo, per lui, è la ricchezza più preziosa dell'uomo, è la libertà.

Marshall Bruce Mathers III è nato il 17 ottobre del '72 a Kansas City, Usa. Certamente non da una famiglia benestante, lo si capiva dallo stato della roulotte in cui abitava con la madre, ma senza il padre, che l'ha abbandonato quando aveva solo sei mesi. Si muovevano spesso, da una città all'altra, cercando di sopravvivere in qualche modo, questo rendeva irraggiungibile per Marshall un sufficiente rendimento scolastico ed un qualsiasi rapporto d'amicizia. Veniva spesso picchiato. Dopo 12 anni d'incertezze, lui e la madre giungevano a Detroit, stabilendovisi in modo definitivo. Nella nuova città arrivano, finalmente, le prime amicizie, lega in particolare con Ronald Dean Polkinghorn il giovanissimo zio. Con la madre, invece, i rapporti iniziano a peggiorare e sarà una continua discesa. A 15 anni abbandona la scuola, inizia a lavorare e si sposa con Kim da cui avrà una figlia, Hallie Jade, e da cui divorzierà violentemente qualche anno dopo. Si dedica alla musica ed al freestyle, ma i successi non arrivano fino alla vittoria del Wake up show di Los Angeles ed il secondo posto alle Rap Olympics. E' diventato Eminem.

Marshall Mathers si è guardato intorno, ha valutato la sua circostanza, è rimasto attaccato a ciò che per lui era più importante ed ha cambiato tutto il resto. Dai suoi tatuaggi si può capire cosa conta veramente per lui: D12 è la sua crew, il gruppo rap con cui canta sotto il nome di Slim Shady (altro tatuaggio); un disegno complicatissimo sulla spalla sinistra accompagna il nome di Ronnie Rip, il giovane zio morto suicida a 18 anni; un ritratto ed il nome di Hallie Jade gli permettono di portare sempre con se sua figlia. Il gruppo, l'amico, la figlia e se stesso sono le motivazioni più forti per lui, quelle che gli permettono di mettere tutto il resto su un piano inferiore e di continuare a credere nelle sue parole e nelle sue rime cattive.

Ortega y Gasset diceva che, partendo dalla propria circostanza, ognuno deve vivere al meglio la propria vita, deve arrivare più lontano che può. Eminem non si è ancora fermato, per questo sarebbe piaciuto al filosofo spagnolo, perché è riuscito ad esaltare la propria individualità, nonostante la vita non gli avesse offerto granché. E non si tratta di egoismo, nel modo più assoluto, no. L'individualismo orteghiano, che trova facilmente riscontro nella vita di Marshall, è quanto di più distante ci sia dall'egoismo, è piuttosto grande intelligenza e grande capacità di discernimento, decisione e relazione con chi è davvero importane. L'individualità di Eminem è grande volontà di uscire, con rabbia e passione, dalla situazione in cui arrancava la sua vita, di creare la propria circostanza, di trasformare il mondo che gli stava attorno.

Passione e rabbia traspaiono con evidenza nei testi delle sue canzoni, in cui parla di violenza domestica, di stupri e di abuso di droghe. Un pezzo di Eminem è un'eruzione di parole che gli permette di puntare il dito contro chi gli ha sempre giocato contro, contro chi l'ha sempre fatto soffrire. E' duro, Marshall, nel tirare fuori gli scheletri dal suo armadio: «I'm sorry mama / I never meant to hurt you / I never meant make you cry / but tonight / I'm cleaning out my closet». Scusami mamma, non volevo farti soffrire, non volevo farti piangere, ma stanotte sto pulendo il mio armadio. Questo è il ritornello, il resto parla di suo padre che l'ha abbandonato, dell'odio per la moglie Kim con la quale fingeva di andare d'accordo per il bene della figlia Hallie, di sua madre che prendeva decine di pillole, che lo accusava di rubare dal suo portafoglio e gli faceva credere di essere una nullità o di avere qualche malattia.

Tutti i testi di Eminem sono talmente crudi e diretti da spaventare, quasi, chi li ascolta non sapendo da dove arrivino le sue parole e non capendo la loro violenta ironia. I suoi brani sono duri, certo, per un ragazzino che non li può comprendere e che cerca solo qualche idolo da imitare, ma Marshall Bruce Mathers III si deve sfogare, deve far capire a tutti da dove è arrivato e cosa ha dovuto superare per diventare Eminem. Dev'essere un esempio, non perché ammazza nelle sue canzoni, ma piuttosto perché le sue canzoni, ora, le ascoltano migliaia di persone in tutto il mondo. E' riuscito a voltare la sua circostanza nella giusta direzione, questo dev'essere l'esempio. Certo non tutti possono diventare Eminem, ma ci sono comunque tante vocazioni quanti uomini sulla terra. «E' stato l'individualismo che ha arricchito il mondo e tutti gli uomini del mondo» (Ortega)...
Ladies and Gentlemen, welcome to the Eminem show.

! Riccardo Meynardi

Per maggiori riferimenti a riguardo di Josè Ortega y Gasset, visita la sezione I PERCORSI DELLA LIBERTA', a cura di Fabrizio Gualco.

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 9/9/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
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