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I sacerdoti della Veritàdi Giovanni Vagnone - 17 aprile 2004 Che l'Università, in Italia, avesse dei problemi, lo sapevamo. E sapevamo anche che quei "baroni" dei professori, spesso, ci mettevano lo zampino a peggiorare la situazione. Per di più, spesso, avevamo sentito discutere della politicizzazione dei maestri del sapere, avevamo avuto il dubbio che per passare certi esami fosse necessario avere certe idee... e, leggendo alcuni saggi, avevamo preso visione di ideologie ben determinate e spesso inquietanti. Ma se è vero che al peggio non c'è mai fine, possiamo oggi avvalerci di una nuova prova a favore dei nostri sospetti e delle nostre preoccupazioni. Un'altra volta è Torino la culla (qual misero vanto!) di affermazioni che possono lasciare di sasso. Affermazioni che si riferiscono all'intervento in Iraq e non possono non richiamare alla memoria il volantino ciclostilato dai collettivi (sempre all'Università di Torino) che qualche mese fa aveva scatenato tante polemiche: allora dei giovani occupanti di aule, anti-americani e dichiaratamente anarco-comunisti (sembrerebbe una contraddizione, ma nei centri sociali non lo è) avevano esultato per la morte dei nostri Carabinieri a Nassirya; oggi, con l'alta saccenza del loro ruolo, fanno altrettanto, anche se in modo ovviamente più accorto, alcuni insegnanti. Questo può spiegare come mai, al di là delle prime parole di circostanza, all'Università di Torino non si sia fatto nulla contro chi si rallegrava delle drammatiche perdite di nostri connazionali sul fronte del terrorismo. Ma è anche una prova ben grave di come non solo in ambienti estremisti e giovanili certe idee siano diffuse, strumentalizzate e barbaramente usate col cinismo più criminale per i propri comodi. Non dilunghiamoci in discorsi teorici, entriamo subito nel crudo particolare e consideriamo le affermazioni che ci hanno tanto stupito, affinché l'evidenza stessa della loro gravità le condanni agli occhi delle persone di buon senso, delle persone che, almeno un po', abbiano ancora la capacità di discernere tra due soggetti chi sia l'aggressore e chi l'aggredito. Entriamo prima di tutto in un sito internet all'apparenza normale, il sito della Società italiana per lo studio della storia contemporanea. Dirigiamoci al forum, in cui danno la loro opinione "importanti" studiosi, ricercatori, Professori con la "p" maiuscola. E dopo esserci addentrati, leggiamo: «Non è nostro compito», troviamo scritto dal noto studioso Angelo D'Orsi, che insegna Storia delle dottrine politiche alla facoltà di Scienze politiche di Torino, «essere "sacerdoti della verità?"». Ecco che i presunti sacerdoti si danno una sveglia e si attivano per indottrinare, via etere oltre che nelle loro gremite classi (gremite di poveri studenti ignari degli orientamenti estremi di coloro che terranno i loro esami oltre alle loro lezioni) la loro Verità assoluta, quella indiscutibile e divina (o sarebbe forse meglio dire laicista?) di cui sono portatori; e il forum si riempie di richiami e risposte che facciamo fatica a seguire e rincorrere. La dose del D'Orsi si rincara ulteriormente, nel coro ex cathedra di professori che si dichiarano "amici di Saddam" in sostegno della «legittima resistenza irachena contro la forza militare di occupazione straniera» e contro a questo «disgraziato mondo sotto il tallone di Bush». Ci affasciniamo a sentire definizioni e sentenze assiomatiche, che vedono il nostro Governo, democraticamente eletto, come«davvero degno dell'età di basso impero che stiamo vivendo», insieme a liste di nomi di amici e di nemici del Giusto. A gennaio, l'attivissimo D'Orsi aveva già trovato il modo di cassare i vari storici Ernesto Galli della Loggia, Sergio Romano, Giampaolo Pansa, Paolo Mieli, Ferdinando Adornato e Antonio Socci, affetti, a suo dire, da "sindrome berlusconide", con la semplice affermazione: «Basta con la manipolazione dei fatti storici» e con la «sindrome berlusconide». Qui continua sostenendo che «quella in atto in Iraq è una legittima resistenza a una forza militare di occupazione straniera»; e mentre il nostro Presidente del Consiglio va sul campo ad esprimere riconoscenza a persone che mettono a rischio la loro vita per difendere i valori della Democrazia e la vita quieta che noi tutti siamo abituati a vivere, altri illuminati accademici pontificano: «Siamo a un punto di svolta», post sul forum firmato da Brunello Mantelli, ricercatore presso la facoltà di Lettere di Torino, «ieri per la prima volta dal 1945, truppe che operavano sotto il tricolore repubblicano hanno aperto il fuoco in un Paese invaso e occupato da armate straniere». Ecco la descrizione dell'assalto del leader sciita Moqtada al-Sadr ai soldati italiani, il 6 aprile scorso a Nassirya. «Una missione di guerra al seguito di un esercito occupante», per Maria Grazia Meriggi, professore associato di Storia contemporanea presso la facoltà di Lingue a Bergamo. Nessuna pietà e neanche un attimo di rammarico per gli undici bersaglieri italiani feriti, ma spunti di riflessione lucidamente marxista per tutti, laddove bisogna «imparare sempre dalle cose che gli avversari non possono far a meno di rivelarci». Anzi, per le vittime che ci sono state e che sarebbero potute esserci, per gli ostaggi catturati e che potranno essere catturati, militari o civili, la linea di condotta da tenere la insegna Andrea Rossi, storico militare: «il punto è che siamo truppe occupanti in un Paese invaso, in cui la popolazione, salvo alcuni sparuti gruppi di "collabos", ci odia a morte» (tradotto: se i nostri soldati vengono uccisi, è solo perché se lo meritano, per colpa di chi li ha mandati là e non di chi preme il grilletto). «Sarebbe bene che questo governo chiarisse alla pubblica opinione i rischi a cui si va incontro», avverte sempre Rossi, che con leggerezza e tono canzonatorio aggiunge: «La saetta, gira gira, torna in testa a chi la tira». E non consola, in quest'accozzaglia di concetti, riscontrare errori grammaticali, confusioni sintattiche, per provare a sorridere per un istante di questi professori. Resta un'amara paura di ciò che potrebbero fare se un giorno riuscissero a indottrinare il pensiero diffuso, sull'onda della missione di cui si sono auto-investiti, così come provano a fare da molti decenni. Resta l'atroce interrogativo di come possano loro sentirsi portatori di Valori assoluti, tanto da denigrare chi mette a repentaglio tutto perché si è reso conto che già tutto è a rischio, tanto da denigrare e disprezzare chi difende la nostra società e quanto quei professori stessi danno per scontato e svalutano. Il risultato finale è chiaro, manicheista e per questo molto pregevole agli occhi di un ordinato conoscitore di teorie politiche e filosofiche. Però, semplicemente, invertito come il negativo di una fotografia. Da una parte c'è il Male assoluto, il Satana incarnato nelle stelle e strisce della bandiera Statunitense e appoggiato dai suoi umili servitori (non demoni in questo caso ma miseranda classe politica di governanti italiani); dall'altra il Bene, l'esercito dei pionieri della Libertà che, per assurdo, sono quella resistenza Irachena che in guerriglia si batte per negare ai propri concittadini ogni forma di diritto umano e possibilità di scelta, ma che viene da noi oppressa e perseguitata. Dov'è finito lo scopo dell'associazione degli accademici che ha partorito quel sito (www.sissco.it)? Non doveva essere un'associazione culturale senza fini di lucro con lo scopo di «promuovere il progresso degli studi di storia contemporanea in Italia»? Bello il progresso, quando il suo unico fine è quello di strumentalizzare drammi storici a vantaggio di una sola classe politica. Bello il pensiero che ci siano nostri compatrioti che fanno il tifo per chi vuole distruggere tutto ciò che siamo, in nome di un relativismo culturale assoluto che lascia lo spazio ai terroristi, ai pazzi, ai tiranni e a chiunque voglia fare dell'Occidente un cagnolino al guinzaglio (possibilmente bastonandolo per divertirsi). Bello anche il mondo accademico, quando diviene strumento nelle mani di pochi storici engagés, Sacerdoti della Verità, che saranno in grado di formare migliaia di studenti per le future elezioni e per la società del domani. E che soprattutto stuprano e denigrano il significato della parola "insegnare" e continueranno a farlo, allegri delle disgrazie altrui, soddisfatti di poter abbaiare contro la mefistofelica incarnazione di ogni male e contro ogni sua mossa, a prescindere dalla sua ratio: l'imperativo è distruggere Berlusconi e la sua maggioranza, non importa se demolendo anche tutto il resto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.53 del 17/4/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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