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L'arte intramontabile della menzognadi Remo Viazzi - 17 aprile 2004 A leggere il bel libro di Michael B. Oren sulla guerra dei Sei Giorni si rimane sorpresi (ma forse nemmeno troppo, alla luce della "crisi eterna" che attanaglia il Medioriente), di fronte alla scarsa lucidità e alla miopia con cui erano accolte e valutate le notizie circa gli sviluppi dei difficili rapporti tra Israele e i paesi confinanti tanto negli Stati Uniti, quanto in Unione Sovietica e all'interno dell'ONU. Della pochezza della figura di Sithu U Thant, Segretario generale dell'ONU, abbiamo già detto, anche se il mancato intervento dell'ONU non rappresentava allora (e meno che mai oggi) uno scandalo: fatto che - almeno in parte - solleva il Segretario da responsabilità personali oggettive. Certo è che nel corso dei cinquant'anni della guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica i cinque giorni del giugno 1967 segnarono uno dei momenti di maggiore tensione, che ebbe il suo culmine nel momento in cui Israele, durante il quarto giorno di combattimenti, per errore, affondò la Liberty, una nave americana, che non aveva compiti militari. Con gli Stati Uniti già severamente impegnati in Vietnam e l'Unione Sovietica poco propensa ad affrontare apertamente la potenza americana anche su un altro scacchiere, ci pensò Gamal Abdel Nasser a movimentare pericolosamente la diplomazia internazionale e d'altra parte la sconfitta patita dalle forze armate egiziane doveva in qualche modo essere spiegata e fatta digerire al popolo, per ora solo esterrefatto e impaurito, ma che presto avrebbe manifestato la sua delusione e la sua sfiducia nei confronti del dittatore. All'alba del quinto giorno Nasser ebbe un crollo: «Ero completamente sopraffatto dalla sconfitta che avevamo subito. Era come se mi fosse entrata nell'intimo, rivivevo quei momenti angosciosi giorno e notte... tentando, con tutti i mezzi a mia disposizione, di contrastare la campagna di denigrazione lanciata contro le forze armate dagli amici, oltre che dai nemici». Sembrava non esserci alcuna via d'uscita... Tranne una: conosciuta, spesso sapientemente utilizzata e che aveva il vantaggio di godere di un terreno estremamente fertile sul quale germogliare: la menzogna antiamericana! Per salvare l'onore dell'esercito, certo, ma forse anche per capovolgere, con l'aiuto russo, l'esito di una guerra che sembrava irrimediabilmente conclusa già dopo poche ore dal suo inizio... Con quali tragiche ripercussioni sul resto del mondo non è dato sapere e poco interessava allo stesso Nasser. Riporto dunque dalle pagine dell'Oren: «Infine, e fu la decisone che generò più conseguenze, Nasser e 'Amer concordarono nel perseverare nella menzogna del diretto coinvolgimento angloamericano nel conflitto, sia per salvare l'onore dell'Egitto sia per indurre i sovietici ad intervenire... Alle 18.05 gli ascoltatori della Voce degli arabi, una radio del Cairo, furono informati che "il nemico sono gli Stati Uniti. Sono gli Stati Uniti la forza ostile che sta dietro Israele. O arabi, gli Stati Uniti sono il nemico di tutti i popoli, gli assassini della vita, i responsabili dello spargimento di sangue, e vi impediscono di liquidare Israele"»: pensieri sparsi di Gamal Abdel Nasser, dittatore egiziano, giugno 1967, che vanta ancora oggi numerosi epigoni e imitatori! E giustamente, parrebbe, dal momento che il 9 giugno, il quinto della guerra, dichiarò profeticamente: «Le forze dell'imperialismo immaginano che il nemico sia Abdel Nasser. Voglio spiegare loro che è l'intera nazione araba, non Gamal Abdel Nasser... perché la speranza dell'unità araba è nata prima di Gamal Abdel Nasser e rimarrà dopo Gamal Abdel Nasser. È la nazione che sopravvive. Qualunque sia stato il contributo di Nasser alla causa della sua patria, egli non è che l'espressione di una volontà popolare, non il creatore di questa volontà».
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Ragionpolitica, periodico on line n.53 del 17/4/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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