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6 marzo 2008
 
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Crisi idriche: che cosa sono, da dove hanno origine, come si affrontano

di Giorgio Bianco - 24 aprile 2004

Tra gli interrogativi sul destino dell'intera umanità, il problema dell'acqua è uno di quelli che destano le maggiori preoccupazioni. Da sempre, la ricerca e le conservazione dell'acqua richiedono all'uomo sforzi considerevoli, ma negli ultimi anni i problemi idrici sembrano essersi drammaticamente aggravati. Gli Stati, spesso, si oppongono l'uno all'altro nel tentativo di estendere il proprio territorio per raggiungere un grande fiume e deviarlo a proprio vantaggio e, da più parti, si parla ormai di vere e proprie "guerre dell'acqua". Soprattutto, un'ormai abbondante produzione libraria ci ammonisce sul fatto che molti Paesi si trovano o si troveranno ad affrontare una grave penuria d'acqua. In genere, questi testi tendono a additare la proprietà privata delle risorse idriche e il mercato come due tra i principali responsabili del problema dell'acqua nel mondo. Mentre si accusano le "privatizzazioni" di essere all'origine delle crisi idriche, anche nei Paesi sviluppati, si vanno diffondendo sempre di più teorie secondo cui l'acqua dovrebbe essere considerata "patrimonio comune dell'umanità". Di fronte a questo attacco ai diritti di proprietà e al libero mercato, è allora necessario avere ben chiaro, innanzitutto, che cos'è una crisi idrica, come si manifesta, quali sono i fattori che la determina e quali soluzioni possono essere intraprese per superarla.

In termini economici, una crisi idrica non si manifesta in modo diverso da una crisi energetica o di qualunque altro bene rispetto al quale esistano una domanda e un'offerta: una crisi si verifica quando la richiesta è maggiore della quantità disponibile e vi è poco tempo per equilibrarle. La crisi energetica degli anni Settanta ha dimostrato che, quando i provvedimenti dei governi tengono artificialmente al di sotto del livello di mercato i prezzi delle fonti energetiche, queste inevitabilmente diventano scarse. Non diversamente avviene nei casi di scarsità d'acqua: quando il prezzo delle risorse idriche viene mantenuto artificialmente basso, questa finisce inevitabilmente per scarseggiare.

I governi cercano allora, da un lato, di ridurre la domanda, addirittura di razionare l'acqua, dall'altro di accrescere la quantità disponibile. Tuttavia, l'esperienza ha dimostrato che i tentativi di razionare l'acqua sono stati efficaci, in queste circostanze, soltanto in rari casi, grazie allo spirito cooperativo di comunità di privati cittadini, mentre il tentativo di accrescere la disponibilità d'acqua ha assunto la forma di grandi progetti, dighe innanzitutto, che hanno avuto ricadute negative sull'ambiente e si sono rivelati eccessivamente costosi.

Ma perché mantenere i prezzi artificiosamente bassi sortisce l'effetto, inevitabile, come si è detto, di provocare crisi? La ragione, a ben vedere, è la stessa per cui a prezzi più elevati lo spettro delle crisi tende ad allontanarsi: le persone, in questo caso, tendono a consumare quantità minori della risorsa in questione ed eventualmente a ricercare soluzioni alternative per raggiungere i propri scopi. L'acqua non fa certo eccezione, anzi diversi studi, condotti soprattutto negli Stati Uniti, sull'utilizzo delle risorse idriche sia nel settore industriale sia in quello agricolo, dimostrano che la domanda di acqua è sensibile al prezzo e confermano l'assunto di base secondo cui se il prezzo dell'acqua è mantenuto forzatamente basso, la domanda inevitabilmente si accresce. Come ha scritto l'economista Terry L. Anderson, «quello che viene visto come uno spreco o un utilizzo dannoso dell'acqua nelle aree rurali e urbane è semplicemente la risposta razionale dei consumatori ai prezzi bassi. [...] I consumatori possono permettersi di essere "spreconi" solo quando l'acqua costa poco. In agricoltura, se l'acqua avesse un prezzo più alto, è probabile che ne utilizzerebbe di meno per ciascun campo, che si farebbe ricorso a differenti tecnologie di irrigazione o applicazioni delle risorse idriche, e che potrebbero apparire nuovi sistemi di coltivazione».

È difficile sottovalutare l'importanza del fatto che, quando la scarsità di una risorsa determina un innalzamento dei prezzi, i consumatori sono indotti a cercare nuove riserve della risorsa stessa, nuove tecnologie o a sostituirla con risorse alternative: gli studi di economisti come Ronald Bailey e Julian Simon hanno dimostrato come, spesso, questa reattività ha consentito all'umanità di superare limitazioni che avrebbero ostacolato la crescita della popolazione e lo sviluppo economico.

L'enfasi sull'importanza del meccanismo dei prezzi rinvia ad altri due aspetti della questione, strettamente connessi e ai quali l'ambientalismo di mercato (free-market environmentalism) presta la massima attenzione: il ruolo dell'imprenditore ed i diritti di proprietà. L'imprenditore, motivato dal profitto, cerca opportunità per trasferire risorse da utilizzi poco redditizi ad altri di maggior valore. Quando questo avviene, la riallocazione della risorsa ha luogo non tanto o non solo perché l'imprenditore ha a cuore l'efficienza in quanto tale, quanto perché dal perseguire l'efficienza ricava un profitto.

Affinché il sistema dei prezzi possa esercitare la sua positiva influenza sul meccanismo della domanda e dell'offerta, poi, è necessario un quadro istituzionale adeguato, che consenta una chiara definizione dei diritti di proprietà, i quali, per essere davvero tali, devono essere accuratamente delineati, protetti e trasferibili. Innanzitutto, solo in un contesto di diritti di proprietà ben definiti gli individui possono avere una chiara idea delle risorse che posseggono e, dunque, di quali azioni possono intraprendere riguardo ad esse. Per esempio, ben definiti diritti di proprietà sull'acqua consentono di determinare con chiarezza la quantità che può essere deviata da un fiume. Se questi diritti non sono delineati con chiarezza, l'allocazione della risorsa idrica diventa difficile, perché la deviazione effettuata da un individuo può ledere i diritti altrui: i conflitti diventano molto probabili, se non inevitabili, e gli scambi di mercato divengono impossibili.

I diritti sull'acqua, poi, devono essere trasferibili, perché solo così il proprietario può essere pienamente cosciente dei costi della sua azione. Un proprietario di risorse idriche a cui non sia consentito di trasferire l'acqua a differenti utilizzi non potrà essere pienamente cosciente dei costi alternativi (opportunity costs) di quegli utilizzi. Anche nel caso in cui un utilizzo alternativo sia più redditizio, il proprietario non potrà neppure venire a conoscenza di questo valore aggiuntivo, se il trasferimento di proprietà è vietato.

La prima e fondamentale lezione che si deve trarre dall'esperienza non solo delle crisi idriche, ma anche, come si è visto, di quelle energetiche, è che il presupposto fondamentale per prevenire la scarsità è lasciare i prezzi liberi di influenzare la domanda e l'offerta. In breve, è di importanza vitale, nell'autentico senso del termine, aprire le porte al mercato: tutto il contrario di quanto una sempre più massiccia propaganda, in tutto e per tutto erede dei più ricorrenti pregiudizi della mentalità anticapitalistica, va da tempo predicando.

! Giorgio Bianco
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