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La battaglia di Nassiriya

di Francesco Tomasinelli - 24 aprile 2004

Con gli scontri violenti di questi giorni e la triste vicenda degli ostaggi, gli episodi dell'inizio del mese sono passati un po' in secondo piano. Ma la battaglia di Nassirya del 6 aprile è stata la scontro a fuoco più feroce cui abbia partecipato l'Esercito Italiano nel dopoguerra. I tempi per arrivare ad una ricostruzione precisa non saranno brevi; d'altronde è difficile disporre subito una ricostruzione obiettiva e privata dell'emozione del momento. E' comunque possibile tentare una sintesi di quanto è accaduto, basata su articoli e interviste apparsi su un certo numero di quotidiani e pagine web.

Come è noto, gli avversari degli italiani sono stati i guerriglieri al comando di Moqtada al-Sadr, religioso sciita radicale, che la sera del 3 aprile a Nassiryah occupano un passaggio strategico importante, il primo dei tre ponti sull'Eufrate che collegano il centro della città con la periferia. Successivamente anche gli altri due verranno bloccati. Poco dopo, durante attività di pattugliamento vengono feriti tre Carabinieri. E' l'inizio di uno scontro che vedrà un bilancio ben più grave. Da Bassora, sede della Divisione sud a guida britannica, arriva l'ordine di riconquistare i ponti, probabilmente su "suggerimento" del comando USA. Così all'alba del 6 aprile circa 500 uomini, in massima parte Bersaglieri, si mettono in marcia con l'appoggio di veicoli blindati trasporto truppe e alcune blindo Centauro.

Di certo gli italiani sono attesi, forse i radicali sciiti sperano di causare altre perdite consistenti dopo quelle di novembre. Infatti, appena arrivati sul posto i nostri soldati vengono accolti con le armi. I guerriglieri a difesa dei ponti sarebbero qualche centinaia (forse 600?), armati con armi automatiche, gli onnipresenti lanciarazzi portatili RPG-7 e mortai. Si nascondono tra le case, tra manifestanti iracheni disarmati, anch'essi presenti, ed evitano lo scontro aperto. Gli italiani provano a sloggiarli senza fare troppo danno, ma gli iracheni non cedono terreno o, perlomeno, soltanto in parte.

Secondo le ricostruzioni fornite dagli ufficiali italiani i seguaci di Al Sadr tentano di mettere in mezzo la popolazione civile. Purtroppo non è la prima volta; la stessa strategia si era vista in Somalia da parte dei miliziani di Aidid, e dieci anni dopo, in Iraq.

Molti gruppi senza scrupoli sono ben contenti di indurre perdite tra donne e bambini, sapendo quale effetto hanno certe notizie hanno sull'opinione pubblica occidentale. Vista l'ostinazione degli avversari, gli italiani ricorrono anche alla maniere forti impiegando i lanciarazzi portatili Panzerfaust e, pare, anche i cannoni delle blindo Centauro e i lanciamissili Milan. L'artiglieria è bandita, siamo in centro urbano e i danni sarebbero troppo elevati. La stessa regola non vale però per gli iracheni che, invece, impiegano mortai leggeri, seppure in modo maldestro. Le armi pesanti italiane vengono rivolte verso alcune stanze o edifici in mano ai guerriglieri. Sono sistemi ben più selettivi e precisi di quanto si creda, ma anche qualche innocente viene coinvolto, senz'altro anche per mano dei guerriglieri che sparano nello scontro decine di razzi.

Dopo 4 ore di battaglia, non sempre intensa, gli iracheni si ritirano. Gli italiani feriti sono solo 11, nessuno in modo grave e fortunatamente non ci sono morti: un piccolo miracolo consentito dalle moderne protezioni individuali e dal buon addestramento. Certo la marmaglia di giovanissimi che compone l'esercito di Al Sadr ha limitate capacità e la maggior parte dei componenti non ha una vera preparazione militare anche se certo non mancano di coraggio. Il bilancio finale parla di quindici morti tra gli iracheni, ma è ragionevole supporre che siano molti di più, contando sia militari che civili. Probabilmente quasi tutti i corpi dei guerriglieri sono stai portati via dai loro compagni, lasciando solo quelli degli innocenti.

Lo scontro sembra confermare la buona preparazione dei militari italiani, tutti professionisti con buon addestramento ed equipaggiamento più che degno, soprattutto se si considerano piccole unità di fanteria. Il procuratore militare Intelisano, che ha indagato sulla vicenda nei giorni immediatamente successivi, sembra convinto che non esistano errori di valutazione, mancanze o leggerezze nell'azione italiana. Senz'altro il tempo e successive interviste e indagini forniranno un quadro più preciso sulla dinamica di quanto è accaduto.

! Francesco Tomasinelli
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