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numero 280
6 marzo 2008
 
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Biodiversità: la Svezia un paragone per l'Europa?

di Waldemar Ingdahl - 24 aprile 2004

Il concetto di "biodiversità" è presente in molte considerazioni della politica per proteggere l'ambiente. Come molti altri di questi concetti ecologici il termine ha il suo inizio in Svezia. La Svezia viene spesso ritenuta come un esempio per il resto dell'Europa. Ma in che cosa consiste il concetto? Come viene applicato in Svezia? Ed è davvero un buon esempio per la futura politica europea in questo settore?

Molti ambientalisti vogliono conservare la flora e la fauna esistenti in un determinato ambiente e proteggerle dai costanti cambiamenti che, in effetti, fanno parte di una condizione naturale. Preferiscono ciò che è ritenuto "bello" a ciò che è selvatico e rendono la natura come un museo. Ma perché dobbiamo legarci ad un'immagine? La cosa migliore sarebbe se potessimo permettere una vasta variazione di soluzioni biologiche invece di limitarci alla formula magica della biodiversità.

La natura, viene detto, deve essere tenuta "pura", in altre parole di "razza pura". Su questo sembra che la maggior parte degli intenditori siano d'accordo. Al momento attuale in Svezia viene dato il permesso alla caccia ai lupi ibridi. Indesiderati geni di cane hanno contaminato la razza dei lupi svedesi, e gli individui impuri devono di conseguenza essere eliminati - o almeno così è la logica della biodiversità.

Non è la prima volta che il concetto della biodiversità colpisce in questo modo in Svezia. L'eliminazione di elementi indesiderati è una vera e propria routine. Nel febbraio dell'anno 2000 un orsetto lavatore commise l'errore di addormentarsi in un albero nella zona della città di Skutskär. Venne dato l'allarme alla polizia. Venne contattata l'autorità competente. Il verdetto venne emesso prontamente e senza incertezza. L'orsetto lavatore è un estraneo alla fauna svedese, bisognava eliminarlo.

Ma certo, per molti, gli orsetti lavoratori sono piuttosto graziosi, e questa azione è sembrata un sopruso senza cuore. Ma completamente nella logica della biodiversità. I sostentenitori della biodiversità hanno chiaramente un punto in favore. Se, per esempio, si deve proteggere il lupo, mantenendolo nell'ambiente, deve essere proprio lupo e non metà cane. Di cani ce ne sono già abbastanza.

Ma le basi di tutto questo ragionamento dovrebbero veramente essere messe in discussione! «L'immisione di piante ed animali estranei constituisce una minaccia alla biodiversità nel nostro paese come in tutti gli altri» è scritto nel sito web dell'ente svedese per la protezione della natura. Ebbene, sarebbe più giusto dire che specie estranee possono costituire una minaccia nei confronti delle specie gia stabilite. In effetti, una nuova variazione può crearsi come conseguenza del fatto che siano state introdotte nuove specie di animali e di piante. Questo può però risultare problematico.

Il visone è una specie nordamericana che cominciò ad essere introdotta in Svezia verso la fine degli anni venti per l'allevamento a scopo di produrre pelliccia. Molti animali sono fuggiti o sono stati messi in libertà, particolarmente durante la seconda guerra mondiale, quando gli allevatori non avevano più la capacità economica di dare da mangiare ai loro visoni. Durante gli ultimi tempi, inoltre, gli attivisti verdi hanno danneggiato parecchi allevamenti da pelliccia e "liberato" un grande numero di capi.

Di nuovo per citare l'ente per la protezione della natura: «il visone, che attualmente è diffuso in tutti i paesi scandinavi, è un vero animale predatore che mangia pesce, uccelli, piccoli mammiferi, rettili e gamberi. In Svezia ha causato grandi danni lungo le coste sopratutto attaccando uccelli marittimi che fanno il nido su isole dell' arcipelago di Stoccolma».

La questione di base è questa, quando si discute la biodiversità: dobbiamo considerare la natura come un museo o come qualcosa che vive? Entrambe le cose. I musei sono buone istituzioni e saremmo senz'altro spiritualmente più poveri senza di essi. Prendiamo come esempio la famosa isola di Stora Karlsö (visitata da molti turisti ornitologi) dove una ditta privata protegge un aspetto della cultura ambientale in modo molto apprezzabile ma rendendo il posto più un museo statico che un ambiente naturale in piena libertà. Il selvatico ha dovuto sottomettersi a ciò che è considerato bello.

Se si decide di rendere parti della natura come musei, interpretando il termine "biodiversità" come "bioconservazionismo", sorge la questione: su che tipo di esposizione si vuole puntare? Si vuole uno stile moderno, oppure un po' più classico? Come si deve considerare il fagiano, introdotto dall'Asia nel 1700? Si è abbastanza "svedesizzato"? La carpa, stabilitasi nel paese già durante il Medioevo, dovrebbe essere vista praticamente come animale nativo? Cosa dire della lepre grigia che risale al tardo 1800? Oppure del castoro, riintrodotto espicitamente nel 1922, dopo averne causato l'estinzione?

Su tutto ciò si può disputare a lungo. Sarebbe certamente più pratico risolvere la questione se accettassimo una vera variazione biologica, una biodiversità liberale. Diamo la libertà di scelta: quelli che vogliono la purezza abbiano la possibilità di creare i propri "riservati", non impedendo però, ai più dinamici e agli amanti degli orsetti lavatori, di creare le proprie zone. Se gli orsetti dovessero poi saltare dentro alle zone museo, allora si potrà liberamente sparare. Ma non altrimenti.

Waldemar Ingdahl

Waldemar Ingdahl è direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia)

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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