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Il Ministro dell'Ambiente, i giovani e la Costituzione

di Giovanni Calabresi - 1 maggio 2004

Un iter lungo e frequenti cambiamenti del testo, ma la riforma dell'art.9 della Costituzione ormai si farà in tempi brevi. Si tratta di inserire in modo particolareggiato la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema nella Carta Fondamentale del nostro Paese.

Attualmente l'articolo in questione recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Solo un breve cenno alla tutela del paesaggio; niente di più. I bambini ed i giovani, però, chiedono più attenzione per l'ambiente. Il 4 giugno dell'anno scorso, in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente 2003, 75 ragazzi di tre diverse scuole italiane (una elementare, una scuola media ed un istituto di formazione secondaria superiore) invitati a cimentarsi nella ristesura dell'art. 9 della Costituzione, hanno avuto l'occasione di parlare e di confrontarsi direttamente con alcuni parlamentari, nonchè con il Ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli . Tale cerimonia nasceva dalla proposta di modifica della Costituzione alla quale avevano aderito ben 175 parlamentari dei diversi schieramenti politici, tesa proprio all'inserimento in essa della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. «Una modifica - secondo Matteoli - che, per essere valida, deve partire da un'educazione ambientale che renda consapevoli e responsabili i cittadini del loro mondo e questa educazione deve partire sin dalla scuola elementare, quando è più facile incidere sulla formazione culturale».

I ragazzi presenti in Aula, quel giorno, avevano dimostrato, con il tentativo di riscrittura dell'articolo, grande preoccupazione per la sorte dell'ambiente, del loro Paese e del pianeta ed il Ministro Matteoli tenne a precisare un aspetto importante relativo alla redazione della Costituzione da parte dei nostri padri costituenti. «Non hanno colpa i costituzionalisti - furono le parole di Matteoli - se nella nostra Costituzione non fu inserita la tutela dell'ambiente: nel 1946 c'erano altre priorità. Oggi - aggiunse il Ministro - dopo che una parte del mondo si è notevolmente arricchita ma ha creato problemi all'ambiente, spesso scaricandoli sulla parte meno ricca, aver inserito questa tutela in una proposta di legge di modifica costituzionale è un fatto importante». Talmente importante - è bene sottolinearlo - che la proposta è passata al Senato, sebbene ogni volta che è entrata in commissione ed in aula abbia subito delle modifiche e, al momento, è in Commissione Ambiente della Camera.

L'art. 9, al secondo comma - quello per così dire, "incriminato" - recita così : «(la Costituzione) Tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse della future generazioni. Protegge le biodiversità e promuove il rispetto degli animali». Del resto, anche qualora vi fossero nuove riformulazioni, frutto di approfondite riflessioni, la volontà di rendere il tema dell'ambiente protagonista di una nuova stagione costituzionale è chiara ed è importante sottolineare la volontà bipartisan di prendersi a cuore il futuro "ecosostenibile" dell'Italia in un contesto europeo che anch'esso punta, nel progetto di Costituzione europea, ad una formulazione che unisca i due valori di tutela dell'ambiente e centralità dell'uomo.

Del resto, come sostiene lo stesso Altero Matteoli, «anche nei Trattati di Maastricht e di Amsterdam e nel più recente Trattato di Nizza, permane una visione unitaria di ambiente sempre più integrata con le nuove conoscenze della scienza ecologica».

Ed è proprio quest'ultima affermazione che richiede una particolare sottolineatura. Si parla di scienza ecologica e non di vulgata ambientalista. Il fatto che ci si impegni per una ristesura della nostra Costituzione con l'intenzione di dare spazio all'ambiente; che si faccia riferimento ai trattati fondamentali che hanno dato vita all'Europa; infine che si progetti di inserire la visione ecologico-antropocentrica nella nuova Costituzione europea richiama tutti quanti ad un nuovo senso di responsabilità mettendoci nelle obbligate condizioni di bandire la demagogia ambientalista, per abbracciare definitivamente la scienza ecologica.

Solamente così potremo dare soddisfazione ai quei giovani rappresentati in Parlamento, da quelle tre scolaresche, il 4 giugno dello scorso anno e che, legittimamente, si prendono a cuore i destini del loro pianeta esattamente come i giovani delle altre parti del mondo. Le campagne ambientaliste, frutto e strumento di lotta politica, non vanno certamente nella direzione finalmente imboccata con il progetto di riforma costituzionale. Speriamo che tutti se ne rendano conto.

Giovanni Calabresi

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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